America il rapporto tra Fed e QE

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America: il rapporto tra Fed e QE

La Federal Reserve e il programma di Quantitative Easing sono i capisaldi della stagione monetaria estiva nel senso che le evoluzioni della politica economica americana e le decisioni prese dall’organismo che se ne occupa, condizioneranno non poco l’estate.

L’estate, ormai si sa, scorrerà facendo attenzione, molta attenzione, alle decisioni della Federal Reserve. Lo stesso Ben Bernanke, in fondo, ha detto chiaramente che ci sarà il prima possibile un cambio nella strategia della Fed. In pratica la banca centrale americana potrebbe interrompere o fare delle modifiche al piano d’acquisti che sono finora di stimolo all’economia USA.

Meno stimoli all’economia con un’interruzione del programma di acquisto titoli, è senz’altro una battuta d’arresto per gli States che, sulla base delle ultime ricerche statistiche, si contendono con la Cina il ruolo da protagonista nell’economia mondiale. Una dichiarazione del genere, oltre a avere effetto quest’estate, ha innescato anche una buona dose di volatilità sui mercati.

Gli investitori, infatti, temono parecchio l’interruzione del QE. La svolta è attesa molto prima di agosto. Si parla di qualche modifica da introdurre già dopo il meeting di giugno, ma sono in programma diversi incontri che, in qualche modo, vanno ad intaccare l’andamento dei mercati.

Un nodo da sciogliere, non di secondo piano, è nella scelta dell’erede di Ben Bernanke.

Il Quantitative easing di Draghi e la lezione che arriva dall’America

In questo articolo
Storia dell’articolo

Questo articolo и stato pubblicato il 19 gennaio 2020 alle ore 07:30.
L’ultima modifica и del 19 gennaio 2020 alle ore 15:35.

Giovedм la Bce dovrebbe annunciare un ampio programma di acquisto di titoli (Quantitative easing, Qe) con l’obiettivo di riportare il livello dell’inflazione dell’area euro verso il 2 per cento. Acquistando titoli pubblici, molto presenti nei portafogli delle banche, la Bce si augura di incentivare il sistema bancario a usare la liquiditа per aumentare il credito all’economia. Secondo i sostenitori, l’operazione della Bce rappresenta una svolta per la crisi: le banche aumenteranno i prestiti e l’economia crescerа, inoltre il mercato dei titoli sovrani si stabilizzerа togliendo agli investitori il maggiore fattore di incertezza sul futuro dell’area euro, infine l’aumento dei prezzi ridurrа il valore reale dei debiti e sarа accompagnato da un deprezzamento dell’euro.

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Tuttavia, piщ si avvicina l’annuncio della Bce e piщ aumentano le voci di chi ritiene che nell’area euro il Qe non avrа grandi effetti. Gli scettici sostengono che l’impatto del Qe negli Usa non sia stato ampio nй permanente; che i tassi europei siano giа molto bassi; che le banche europee continueranno a preferire di non concedere prestiti.
L’esperienza americana ha parecchio da insegnare. Secondo ricerche recenti (tra le altre quelle di Kohn e di Gagnon), le operazioni della Fed hanno ridotto il livello reale dei tassi d’interesse a lungo termine e il tasso di cambio del dollaro. La crescita Usa и oggi vigorosa, nonostante la politica di bilancio sia dal 2020 neutrale o restrittiva. Il fatto che i tassi di interesse a lungo termine siano stati sempre inferiori al tasso di crescita ha consentito di ridurre i debiti di imprese e famiglie senza frenare investimenti e consumi.

Se si guarda in Europa lo stesso rapporto tra tassi a lunga e crescita, si vede che esso spiega l’avvitarsi della crisi nei Paesi in cui il tasso di crescita giа in partenza era inferiore al livello dei tassi a lungo termine. Se il Qe europeo riuscisse come quello americano a ridurre i tassi a lunga, le prospettive di crescita dell’area euro potrebbero dunque migliorare.
Chi osserva il Qe con scetticismo ritiene perт che un sistema bancocentrico come quello europeo sia meno efficace nell’influenzare il prezzo delle attivitа a lungo termine. Le banche europee continuerebbero a non concedere credito e a ridepositare la liquiditа presso la Bce, a costo di subire una perdita visti i tassi negativi (-0,25%) offerti dalla Banca centrale. Con un’inflazione sotto zero, infatti, anche un tasso negativo puт essere accettabile a fronte di impieghi che restano rischiosi e che sono penalizzati dal nuovo sistema di vigilanza bancaria molto stringente.

Dall’ottobre 2008 la Bce ha lasciato che fosse la domanda delle banche a determinare l’offerta di moneta, ma nonostante l’abbondante liquiditа il risultato и stata la contrazione dei volumi del credito e del bilancio della Banca centrale, in marcata controtendenza con i bilanci delle banche centrali del resto del mondo. In sostanza, senza crescita anche il Qe potrebbe non essere sufficiente. Per questa ragione il presidente Draghi, lo scorso agosto, aveva chiesto che il Qe coincidesse con un ampio programma di investimenti e con politiche fiscali meno restrittive.
Purtroppo il piano per gli investimenti proposto dalla Commissione europea и apparso subito poco convincente, mentre le politiche fiscali sono state allentate dalle recentissime disposizioni della Commissione, ma solo per alcuni Paesi. Il deprezzamento dell’euro e il calo del prezzo del petrolio stanno migliorando le condizioni per la crescita, ma resta un problema di credibilitа che riguarda sia le politiche di crescita sia la tenuta dell’area euro.

L’ultimo problema di credibilitа riguarda proprio il Qe: se, come richiesto dalla Bundesbank, gli acquisti di titoli sovrani facessero capo alle banche centrali nazionali – se cioи non ci fosse mutualizzazione del rischio sovrano – l’intervento non ridurrebbe, anzi aggraverebbe, il rischio latente di rottura dell’euro o quanto meno la frammentazione del sistema finanziario dell’area euro. И molto probabile che la Bce acquisti direttamente anche titoli sovrani. L’obiettivo di stabilizzare l’inflazione mette in secondo piano il controverso carattere fiscale dell’intervento – i rischi vengono mutualizzati – che suscita problemi di legittimitа.
Un mese fa il presidente della Bundesbank ha spiegato la sua contrarietа all’ipotesi che la Bce segua la Fed sulla strada del Qe: «Negli Usa c’и uno Stato centrale che emette titoli sovrani che sono molto sicuri, noi non abbiamo uno Stato centrale».
Al fondo della questione, cioи, resta la credibilitа dell’unione monetaria in assenza di unione politica e in particolare la legittimitа di una corresponsabilitа fiscale priva di controllo democratico. La risposta della Bundesbank и quella di frenare il progetto. И la risposta sbagliata, ma la domanda sul futuro dell’unione politica и quella giusta.

Federal Reserve

Il Federal Reserve System, conosciuto anche come Federal Reserve e, ancora più semplicemente, come la FED, è la banca centrale degli USA, corrisponde quindi alla nostra Banca d’Italia o alla BCE se ci si riferisce all’Unione Europea.

Storia

Si tratta di un’istituzione fondata nel 1913 che divenne però operativa solo nel 1916. Nasce come struttura privata indipendente dal governo americano, e ha obiettivi pubblici perseguibili anche attraverso la presenza di privati.

L’indipedenza della Federal Reserve è certificata dal fatto che le decisioni prese dalla banca centrale non vengono in alcun modo ratificate da organi che rispondano al potere esecutivo o legislativo.

Organizzazione e compiti

La struttura della Fed è organizzata in questo modo: un’agenzia governativa centrale, nota come il Board of Governors of the Federal Reserve System, che ha sede nel distretto di Washington D.C. e presieduta da 7 governatori nominati direttamente Presidente degli Stati Uniti, e 12 Federal Reserve Bank regionali, organizzate come enti di diritto privato, azioni e titoli delle FED regionali possono essere detenuti e gestiti solo da banche americane.

Detenere titoli della FED è condizione necessaria affinché la Federal Reserve sia organo di vigilanza per quell’istituto bancario, non è però condizione obbligatoria, una banca può comunque decidere di essere controllata da altri soggetti abilitati quali, per esempio: l’Office of the Comptroller of the Currency (OCC) e la Federal Deposit Insurance Corporation (FDIC). Possedere le azioni delle banche di riserva federale significa non poterle vendere, negoziarle o darle in pegno, hanno dividendi che, per legge, corrispondo al 6 per cento annuo, il rimanente della quota viene trasferito al Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti.

Fra i compiti principali di Board e 12 Reserve Bank c’è la responsabilità di vigilare sugli intermediari finanziari e relative attività, nonché monitorare l’offerta di servizi bancari a istituti di credito e al Governo stesso.

Uno degli organi più importanti del Federal Reserve System è il FOMC (Federal Open Market Committee), che ha il compito di definire le operazioni da compiere sul mercato aperto, è l’organo attraverso il quale la FED riesce a influenzare i tassi di interesse sui mercati monetari e finanziari.

Notizie e approfondimenti sulle indicazioni che dalla FED arrivano per i mercati finanziari, le direttive sulla politica monetaria, l’andamento dei prezzi e dei tassi di interesse negli USA.

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