Forex il crollo della rupia

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Il grande crollo della Rupia indiana

Osservare il forex in questa fase storica è davvero molto interessante, un modo per capire a fondo quelli che sono i destini prossimi dell’economia mondiale. Tutto dipende dalla FED che ha fatto il mercato negli ultimi 6 anni, determinando con le sue scelte di politica economica espansiva un abbassamento dei rendimenti medi e un indebolimento del dollaro.
E’ una scelta criticabile, certo, da molti punti di vista. Tuttavia non possiamo nasconderci che senza queste scelte la crisi del debito sovrano in Europa sarebbe stata ancora più dura. Persino noi italiani ci abbiamo guadagnato qualcosa, quindi, dalle politiche della FED e da quelle simili implementate dalla Banca del Giappone e dalla Banca d’Inghilterra. E in effetti se la FED non si fosse mossa in questo modo difficilemente le banche, pur importanti, di Giappone e Inghilterra avrebbero potuto fare un passo simile. E’ stata una sorta di segnale di liberi tutti, un segnale che ha affascinato i politici di tutto il mondo, affascinati dalla possibilità di continuare con il solito panem et circenses senza dover nemmeno pagare il conto (quello lo lascinao alle generazioni future, ma questa è un’altra storia).

Quantitative easing e paesi emergenti
Senza scendere nei dettagli nefasti a lungo termine di questa politica monetaria (e dopo tutto ce ne siamo occupati in numerosi articoli pubblicati su ForexItalia24) vediamo adesso qual è stato l’effetto di questa politica sui paesi emergenti.
Il QE ha fatto scendere, in maniera drammatica, i rendimenti delle obbligazioni USA, sia pubbliche che private. Questo ha determinato una grande fuga di capitali che sono andati proprio a caccia di rendimenti nei paesi emergenti. Tra l’altro il combinato disposto delle politiche monetarie espansive e della fuga dei capitali dagli USA ha portato ad un indebolimento complessivo del dollaro e questo indebolimento ha reso ancora più conveniente la fuga.
Inizialmente i paesi emergenti hanno protestato vivamente per le politiche espansive, temendo la concorrenza dei prodotti americani rispetto alle loro esportazioni. Dopo tutto questi paesi si sono arrogati il diritto eslusivo di fare dumping monetario e fiscale e non tollerano che i paesi sviluppati possano comportarsi esattamente come fanno loro da sempre. Ma questo è un altro discorso.
Malgrado gli schiamzzi iniziali, però, i paesi emergenti hanno ottenuto immensi vantaggi dal QE: i capitali a basso costo che sono arrivati hanno rafforzato la moneta, spinto le borse, aiutato i governi a finanziare la spesa pubblica. Insomma, hanno fatto crescere l’economia dei paesi emergenti.
Ma adesso la festa sta per finire, i capitali stanno tornando a casa verso gli USA e i vantaggi ottenuti in questi anni stanno per essere persi.
Addirittura molti paesi emergenti hanno iniziato a mandare petizioni alla FED perché non attui il suo annunciato proposito di rallentare le sue politiche espansive. La FED ha giustamente fatto sapere che deve difendere la stabilità monetaria degli USA e che non è un ente di beneficienza.
Il problema di fondo è che questi paesi non hanno sfruttato l’occasione storica rappresentata da questo immenso flusso di capitali a buon mercato. Invece di sfruttarli per creare sviluppo armonico e sostenibile nel tempo, li hanno spesso bruciati in iniziative populistiche o comunque senza effetti duraturi.
E adesso, appunto, la festa è finita.

Il caso India
Uno dei casi emblematici di questo cambio di rotta è l’India. La sua rupia si è deprezzata, sul mercato forex, in maniera impressionante. Dall’inizio dell’anno la rupia ha perso il 12% rispetto al dollaro, uno dei peggiori risultati di sempre. E il crollo non è affatto finito, anzi. Probabilmente il meglio deve ancora venire. Accanto ai crolli sul forex ci sono anche crolli fortissimi e quasi giornalieri in Borsa. I capitali fuggono ormai anche perché la rupia vale sempre meno e non vogliono farsi intrappolare nel Paese.
Insomma, un circolo vizioso che sta per distruggere completamente l’India e che potrebbe portarla persino al default. Il problema di fondo, però, non è nella fuga di capitali. Il problema è l’atteggiamento del governo guidato dal Partito del Congresso, famoso per corruzione e populismo, che sta alimentando una spirale di spesa pubblica senza fine. L’ultima trovata è un piano per la distribuzione di aiuti alimentari ai due terzi della popolazione, un piano colossale che dovrebbe costare 16 miliardi di euro proprio nel momento il Paese ha bisogno di un maggior rigore.
Gli indiani hanno capito però che l’attuale leadership li sta portando alla rovina e probabilmente voteranno per il BJP, il partito che ha sempre sostenuto gli interessi reali dell’India più profonda. Le elezioni si avvicinano ma nessuno sa che cosa potrà succedere, se il BJP potrà davvero prendere le redini del paese e salvarlo oppure se per la nazione asiatica si avvicina il default.
Intanto il forex ha emesso la sua sentenza e di solito queste sentenze sono senza appello.

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Rupia indiana in caduta verticale: siamo sui minimi storici contro il dollaro

Un mix di fattori negativi, a cominciare alla diffusione del coronavirus su scala globale, sta appesantendo la rupia indiana. La valuta indiana è così precipitata sui minimi storici contro il dollaro americano settimana scorsa, e anche se questa giornata è cominciata discretamente, la pressione continua ad essere alta.

Il crollo della Borse e della Rupia indiana

Anzitutto questa mattina il mercato azionario domestico ha fatto registrare un nuovo capitombolo. Il Sensex è sceso infatti di 3.576,75 punti, cioè dell’11,96% a quota 26339,21 mentre il Nifty è sceso di 1.023,30 punti o l’11,70% a 7722,15. La rapida diffusione del virus nello Stato (quasi 350 casi e 7 morti) ha indotto al blocco di importanti zone, tra cui la capitale del paese. Molte aziende hanno chiuso e la normale frenesia quotidiana del paese praticamente non esiste più.

Per quanto riguarda la Rupia, venerdì è scivolata su un nuovo minimo storico di 75,20 contro il dollaro USA (USD-INR), in quanto gli investitori stanno cercando liquidità, incrementando così la domanda per la valuta di riserva mondiale.

Suggerimento: cercate sempre di scoprire nuove tecniche di investimento, ad esempio lo swing trading cos’è, oppure la strategia Ichimoku, ecc

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Petrolio e Rupia

Come detto, ci sono diversi fattori che stanno incidendo. Gli effetti del coronavirus sull’economia globale stanno appesantendo il mercato petrolifero, perché i Governi stanno chiudendo le frontiere per frenare la diffusione dell’epidemia, e quindi i trasporti si sono ridotti. Questo incide sul petrolio e anche sull’andamento della rupia indiana. Pesa inoltre il fatto che la pandemia sta causando l’arresto dell’intera economia, e ciò penalizza le valute dei mercati emergenti, più vulnerabili a causa della loro dipendenza dal debito del dollaro.

L’intervento della RBI

Per fermare questa svalutazione costante del cambio, la RBI (banca centrale indiana) potrebbe ancora vendere dollari in modo aggressivo, ma ciò potrebbe non fermare l’emorragia della Rupia. Nelle prossime due settimane, vi è il rischio crescente che il cambio USD-INR si avvicini ai livelli di 78,00, e così dicono i migliori indicatori forex affidabili. Tecnicamente, l’USD-INR deve rispettare i livelli di 74.50, sempre precedenti alto, per mantenere viva la propensione rialzista.

Forex: il crollo della rupia

Il mercato valutario è quello più semplice per chi per la prima volta si avvicina al mondo delle opzioni binarie. In fondo si tratta solo di capire se una valuta aumenterà il suo valore in un certo lasso di tempo o se al contrario va incontro da un periodo di svalutazione. Il mercato del Forex, è tanto semplice quanto remunerativo, a patto d’individuare in anticipo il trend del mercato o di una certa moneta. Per esempio, il perdurare della situazione di recessione economica nel Vecchio Continente, unita alla decisione della BCE di tenere bassi i tassi, ha rafforzato l’euro anche durante la crisi.

Diverso è il caso della rupia, la moneta indiana, che è arrivata ai valori minimi rispetto al dollaro, proprio nel periodo in cui la borsa di Mumbai ha subito un crollo verticale degli scambi. Analizzare quello che succede in India serve ad avere un quadro più chiaro di come vanno le cose nei paesi BRICS.

La borsa di Mumbai ha perso il 3 per cento del suo valore in queste ultime settimane e la rupia indiana è arrivata ai minimi storici rispetto al dollaro. A determinare questi movimenti ci sarebbero state le decisioni della FED che con l’annuncio di riduzione anticipata degli stimoli monetari ha ottenuto ripercussioni negative sul mercato locale indiano.

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