Gli scenari internazionali, creano tensione nelle Borse

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Gli scenari internazionali, creano tensione nelle Borse

I focolai di tensione e di guerra sono diversi e di grande rilevanza geo-politica e questo non può che impattare sul pricing degli strumenti finanziari; in ultimo ieri, Obama ha annunciato la possibilità di un intervento militare in Iraq dove l’esercito del califfato ha intrapreso azioni di forza nel nord del paese a buon insediamento cristiano.

E’ pleonastico ricordare il contesto russo-ucraino, così come gli scenari a tinte fosche sulla striscia di Gaza, in Siria, in Libia ed in Egitto. Appare dunque fin troppo scontato parlare di risk –off che però ci viene confermato ancora una volta dai forti cali dell’azionario, dal rialzo dell’obbligazionario (Bund ai massimi ad esempio) e dal seppur lieve apprezzamento dell’oro. I motivi affinchè questa ondata di avversione al rischio possano permanere sussistono a ragion veduta ed ancora una volta il sorvegliato speciale è il mercato azionario che è sempre più vicino, vedi Dax e S&P500, su supporti cruciali perfino nel medio periodo spiega DailyFx. Ancora una volta l’idea deve essere quella di non comprare la debolezza di mercato, che va invece venduta, e di monitorare i livelli grafici di maggiore attenzione per entrare in scia a delle vendite che probabilmente oggi andranno ammorbidendosi, ma che in scenario multiday è verosimile invece che vadano acuendosi.

La Bank of Japan ha confermato il tasso di interesse di riferimento, ribadito l’impegno all’acquisto di acquisto di titoli per 60-70 trilioni di yen su base annuale per l’incremento della base monetaria e sostanzialmente dichiarato inalterato l’obiettivo di inflazione nel medio termine al 2%. Lo yen è andato, contrariamente a quanto ci si potesse aspettare, ad indebolirsi in maniera importante anche se tutto ciò è avvenuto prima delle comunicazioni dell’istituto centrale. E questo ci porta all’altro grande tema di mercato: gli scenari internazionali.

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Per quello che concerne l’euro, naturalmente non si può prescindere dall’analisi e dalla valutazione dei dati che provengono dal suo paese core e cioè dalla Germania.
Ieri l’economic sentiment elaborato dall’istituto tedesco ZEW, che determina per l’appunto il sentiment degli investitori istituzionali tedeschi ha mostrato un 8,6 rispetto ad un dato atteso di 18,2 e soprattutto al dato precedente di 27,1, mentre l’Indice ZEW è stato comunicato in flessione al 44,3 rispetto al 61,8 precedente. Non buone notizie dunque sul fronte tedesco, che peraltro seguono quelle piuttosto negative della settimana passata su Produzione Industriale ed Ordinativi delle Fabbriche che nell’immediato avevano provocato considerevoli ed immediati effetti sul mercato, spiega DailyFx. Non ultima la nota dell’agenzia di rating Moody’s la quale, pur non mettendo in discussione la tripla A vista l’economia altamente competitiva e improntata alla stabilità, ha espresso perplessità circa la sostenibilità del welfare del paese dal momento che vi è un oggettivo calo della forza lavoro che si unisce ad una popolazione che invecchia sempre più.

Dunque notizie che, come visto nei giorni scorsi, hanno avuto un impatto soprattutto sulla moneta unica che dopo la chiusura – e ci riferiamo in primis al cambio Eurodollaro – positiva di settimana su base giornaliera, ha ripreso il percorso ribassista ieri acuitosi proprio successivamente alle comunicazioni provenienti dalla Germania. Ed in mattinata seguirà il rilascio dell’Indice dei Prezzi al Consumo che su base mensile è atteso ad un +0,3%, mentre è 0,8% su base annuale. In un contesto europeo nel quale lo spettro della deflazione si aggira pericolosamente, con i periferici già di fatto in questa situazione, ed un Eurozona che ha fatto registrato un +0,4% nell’ultima pubblicazione, un dato anche solo leggermente le attese per quanto concerne la locomotiva d’Europa sarebbe, oltre che preoccupante per le implicazioni economiche più ampie, ma evidentemente per il valore dell’euro che dunque potrebbe tornare a deprezzarsi in maniera significativa e portare a rotture tecniche al ribasso del cambio Eurodollaro anche al di sotto della soglia di 1,33. Le aspettative circa un nuovo ed immediato interventismo da parte della BCE, vagheggiato da Mario Draghi non più tardi di una settimana fa, si farebbero dunque nitide e verrebbero verosimilmente prezzate.

L’analisi di mercato: la Grecia riporta i mercati al 2008

La tensione scaturita dopo il referendum della penisola ellenica ha risvegliato gli analisti dal torpore degli ultimi mesi, proiettandoli con velocità verso scenari negativi che riportano alla mente la “lontana” crisi del 2008. La vittoria del “No” e le dimissioni del ministro dell’Economia ellenico Yanis Varoufakis fanno già parte del passato. Adesso gli occhi sono tutti puntati sulle prossime decisioni della Banca Centrale Europea e, in particolare, sui possibili interventi di Mario Draghi. Nuova data da tenere sotto controllo sarà quella del 20 luglio, giorno in cui scade un pagamento da 3.6 miliardi di euro che il governo greco deve a Francoforte.

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La trattative tra la Grecia e la Commissione europea proseguono mentre le ipotesi d’uscita dall’euro creano scenari incerti e destano forte preoccupazione. Il neo ministro greco dell’Economia Giogos Stathakis ha precisato che le banche potranno permettere prelievi con il limite di 60 euro al giorno fino a venerdì prossimo, se la BCE deciderà di congelare il programma ELA (Emergency Liquidity Assistance).

Una conferma del peggioramento del clima economico-finanziario si può riscontare nell’impostazione ribassista dell’indice EuroStoxx50 passato da oltre 3800 punti in area 3300, ma soprattutto le forti perdite registrate nei giorni scorsi su tutti i listini del vecchio continente. Situazione un po’ più stabile, invece, negli USA che per ora risentono meno delle tensioni europee, con lo S&P 500 stabile sopra i 2050 punti.

Le forte correzione del mercato cinese, che qualcuno ha definito come scoppio di una bolla, sta agitando ulteriormente i mercati. Negli ultimi giorni è stato varato un fondo da 19.3 miliardi di dollari nel tentativo di arginare la caduta delle borse di Shanghai e Shenzhen reduci da un crollo che nelle ultime tre settimane ha fatto perdere circa il 30% del loro valore.

Anche in ambito valutario, la situazione critica pesa sul cambio Euro/Dollaro. Dopo aver raggiunto l’area resistenziale a 1.14, le vendite hanno preso il sopravvento e attualmente il cambio si attesta intorno i 1.10. Un ulteriore allungo sarà possibile alla rottura di 1.08, con target a 1.05, minimo degli ultimi 12 anni.

L’oro nero non è stato risparmiato dalla generale caduta dei mercati: le quotazioni hanno subito correzioni pesanti, chiudendo sui minimi degli ultimi tre mesi e facendo registrare un crollo di quasi l’8% per il WTI e superiore al 6% per il Brent. A suscitare allarme è soprattutto il citato problema asiatico. Pechino ha, infatti, un peso importantissimo sui mercati petroliferi, e per anni la forza della domanda cinese è stata trainante per il settore. Sul greggio aleggia anche la prospettiva del rilascio sul mercato di milioni di barili da parte dell’Iran che punta a raddoppiare le esportazioni in caso di revoca delle sanzioni internazionali. L’impostazione ribassista che ne è emersa ha come obiettivo i 50$.

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Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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