Glossario e Faq tra le sezioni dei broker per una prima formazione sulle opzioni

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Glossario e Faq tra le sezioni dei broker per una prima formazione sulle opzioni

Il glossario e le faq, sono due delle risorse più indicate per poter iniziare con le opzioni binarie e trovare risposte immediate a primi dubbi operativi. Sono risorse, inoltre, presenti nella maggior parte dei broker di opzioni binarie e facilmente consultabili per integrare il tutto ad una formazione di base per principianti del settore.

Glossario, vantaggi e offerte dei broker di opzioni binarie

Il glossario, è una prima risorsa per iniziare a fare trading con le opzioni binarie senza preoccuparsi di dover subito approfondire ogni termine e poter contare su una sezione da poter consultare in ogni momento. La presenza di una sezione di glossario all’interno di un broker di opzioni binarie, è importantissima per un trader principiante soprattutto vista la presenza di tanti termini di inglese e dell’impossibilità di poter subito ricordare ogni significato.

Un esempio? Il termine Bid utilizzato per indicare il prezzo a cui dover vendere un asset oppure in the money, utilizzato per lo più per indicare una operazione di investimento con le opzioni binarie conclusa positivamente e che ha generato per il trader l’accesso al rendimento (guadagno). A titolo indicativo, ecco alcune indicazioni sui principali broker che adottano tale risorsa sui propri portali web e come accedervi velocemente:

  • Bdswiss, dalla home del broker e con la sezione su di noi e glossario. In essa sono contenuti i termini più rilevanti del trading con le opzioni binarie e semplici informazioni da poter facilmente memorizzare.
  • TopOption, dalla home del broker e nella sezione dell’accademia di formazione e alla voce termini comuni. E’ una risorsa, inoltre, più interattiva che permette di utilizzare anche un filtro per una ricerca più immediata delle parole più utilizzate per il trading con le opzioni.
  • 24Option, dal menù guida in home e per consultare i principali termini per il trading con le opzioni binarie in un glossario alfabetico.

Faq, vantaggi e offerte dei broker di opzioni binarie

Le Faq, invece, sono una seconda risorsa per iniziare a fare trading e per verificare se esiste già una risposta a propri quesiti prima di accedere ad una eventuale assistenza del broker. In genere, infatti, sono inserite informazioni relative a prime operazioni sul broker, come il deposito minimo da eseguire e il trade minimo per ogni transazione, sulla fase di avvio della registrazione e terminologie e funzioni tipiche della piattaforma di trading offerta nel conto base. Anche in questo caso, ecco a titolo indicativo alcune indicazioni sui principali broker e sul come accedervi velocemente:

  • Bdswiss, dalla home del broker e con la sezione su di noi e faq. In essa sono contenuti informazioni sul come utilizzare la piattaforma e come procedere alla fase di registrazione e deposito per il trading con le opzioni binarie.
  • TopOption, dalla home del broker e in una sezione dal nome domande frequenti dalla Accademia TopOption. Anche in questo caso, parliamo di informazioni soprattutto sul come usare la piattaforma, aprire un conto e sul come eseguire le transazioni.
  • 24Option, con impostazioni più specifiche per operare con le opzioni binarie attraverso un manuale di trading nella sezione guida in cui partire dalle prime basi su cosa sono le opzioni e come operare sulla piattaforma di trading, per poi passare alla consultazione in una sezione dal nome mio conto, di come poter eseguire i depositi e i prelievi su 24Option e faq sui servizi bancari.

Le opzioni: definizione e funzionamento

Tutto quello che c’è da sapere sulle opzioni: definizione, tipologia, profilo di rischio di compratori e venditori, valore intrinseco e altri fattori quantificabili del prezzo.

FTA Online News, Milano, 27 Nov 2020 – 09:05

Definizione di opzioni

Le opzioni sono strumenti finanziari il cui valore non è autonomo ma deriva dal prezzo di una attività sottostante di varia natura (reale come nel caso di materie prime quali grano, oro, petrolio, ecc. , oppure finanziaria come nel caso di azioni, obbligazioni, tassi di cambio, indici, ecc.). Il termine “derivato” indica questa dipendenza.

Possiamo quindi definire le opzioni come dei contratti finanziari che danno il diritto, ma non l’obbligo, all’acquirente dietro il pagamento di un prezzo (premio), di esercitare o meno la facoltà di acquistare (Call) o vendere (Put) una data quantità di una determinata attività finanziaria, detta sottostante, a una determinata data di scadenza o entro tale data e a un determinato prezzo di esercizio (strike price).

Tipologia di opzioni: Call e Put

Un’opzione call è uno strumento derivato che garantisce all’acquirente il diritto, ma non l’obbligo, di acquistare un titolo (detto sottostante) a scadenza (o entro la scadenza) a un dato prezzo (strike).

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Nel caso di esercizio di opzioni su indici non è possibile ricevere il sottostante bensì solo il corrispettivo in denaro.

Ovviamente l’esercizio avrà senso (escludendo il costo pagato per acquistare l’opzione, il cosiddetto “premio”) solo se il prezzo del sottostante sarà superiore allo strike ed il profitto realizzato sarà pari alla differenza tra il prezzo di mercato e lo strike.

Un’opzione put è uno strumento derivato che garantisce al possessore il diritto di vendere a scadenza il sottostante ad un prezzo prefissato. In questo caso l’esercizio avrà senso (sempre escludendo il costo pagato per acquistare l’opzione, il cosiddetto “premio”) solo se il prezzo del sottostante sarà inferiore allo strike; il profitto realizzato ammonterà alla differenza tra lo strike e il prezzo di mercato.

Profilo di rischio (profitti e perdite) per il compratore delle opzioni

Il seguente grafico sintetizza il profilo di rischio (profitti e perdite) relativo all’acquisto di una opzione call:

L’asse orizzontale del grafico indica il prezzo del sottostante: verso destra vi è un aumento di prezzo, verso sinistra, cioè verso l’origine degli assi, i prezzi calano.

L’asse verticale indica invece i profitti (o le perdite) dell’acquirente dell’opzione. Come già detto l’esercizio dell’opzione acquisirà senso solo se il prezzo di mercato del sottostante sarà maggiore del prezzo di esercizio. Dal momento che l’acquisto della call ha un costo (è il premio che si deve concedere a chi ci concede l’opzione, a chi cioè accetta di garantire all’acquirente il diritto di acquistare il sottostante al prezzo prefissato) il grafico del payoff della call ha partenza in territorio negativo. In caso di ribasso dei prezzi, il valore della call tenderà a zero e la massima perdita che l’investitore sosterrà sarà il premio pagato.

La put è uno strumento che permette di guadagnare se il mercato scende. Il compratore di opzioni put vuole scommettere sul ribasso del mercato senza i costi connessi con lo “short selling” (vendita allo scoperto, cioè di titoli che non si possiedono), e senza esporsi a possibili perdite se il mercato andasse va in direzione opposta a quella sperata.

In generale, le posizioni “lunghe” sulle opzioni consentono di prendere posizione scommettendo sul rialzo o sul ribasso del mercato, con una possibile perdita massima limitata al premio pagato per acquistare l’opzione.

Profilo di rischio (profitti e perdite) per il venditore delle opzioni

L’acquirente di opzioni ha la facoltà di non esercitare il proprio diritto a scadenza (o entro la scadenza per le opzioni americane), e da qui deriva il limite alle perdite che si possono subire. Al contrario, il venditore ha sempre l’obbligo di onorare l’impegno previsto dall’opzione che ha concesso all’acquirente.

Nel caso del venditore di una call, il payoff sarà il seguente:

Il profitto fisso iniziale (il premio incassato) si riduce all’aumentare del prezzo del sottostante al di sopra dello strike dell’opzione: il venditore dell’opzione spera dunque che il mercato resti fermo o cali. A fronte di un profitto immediato limitato, la perdita è potenzialmente illimitata.

Nel caso della put:

In questo caso, invece, l’erosione del premio iniziale incassato si ha se il prezzo del sottostante diminuisce al di sotto dello strike: il massimo profitto si avrà se il prezzo resterà costante o salirà. Anche per il venditore della put il profitto sarà limitato, mentre la perdita “quasi” illimitata (il sottostante non può infatti assumere valore negativo, la massima perdita si avrà quando questo avrà valore pari a zero).

L’assunzione di una posizione corta in opzioni ha un profilo di rischio certamente superiore alla medesima operazione ma in posizione lunga. E’ per questo motivo che molto spesso la vendita di questi strumenti viene associata alla compravendita di altre attività finanziarie (ad esempio azioni, ETF, future e opzioni su indici e su azioni) per realizzare strategie di investimento più articolate e che possono perseguire finalità differenti, come ad esempio la copertura della posizione in azioni o in derivati, l’incremento della performance del portafoglio o la pura speculazione.

Valore intrinseco: misurare la “danarosità” delle Opzioni

Il profitto o perdita per il compratore di un’opzione dipende dal superamento al rialzo (per la call) o al ribasso (per la put) del prezzo di esercizio da parte delle quotazioni del sottostante (al netto dell’effetto del premio pagato per acquistare l’opzione).

Se a scadenza il prezzo del sottostante sarà inferiore allo strike, il possessore di un’opzione call avrà più convenienza ad acquistare il sottostante sul mercato e l’opzione non verrà esercitata.

Per opzione “at the money” (ATM) si intende quella per cui il prezzo di esercizio è uguale al prezzo corrente dell’attività sottostante.

Per opzione “in the money” (IN o ITM) si intende quella per cui il prezzo di esercizio è inferiore (call) / superiore (put) al prezzo corrente dell’attività sottostante.

Per opzione “out of the money” (OTM) si intende quella per cui il prezzo di esercizio è superiore (call) / inferiore (put) al prezzo dell’attività sottostante.

Per esemplificare con un esempio grafico, consideriamo il caso di un’opzione put con strike a 14 euro:

Valori del sottostante inferiori al prezzo di esercizio (put ITM) comporteranno un profitto e quindi l’esercizio del diritto del possessore dell’opzione a vendere ad un prezzo superiore a quello di mercato; se il sottostante avrà un prezzo di mercato superiore allo strike (put OTM) l’opzione non sarà invece esercitata. Nel caso della call avviene l’esatto contrario: se il prezzo del sottostante è maggiore dello strike, il compratore avrà un profitto e eserciterà il diritto ad acquistare (call ITM), viceversa per valori del sottostante inferiori la call (call OTM) non sarà esercitata.

Un’opzione ITM alla scadenza è dunque quella che darebbe un profitto se esercitata: il valore di questo profitto è il cosiddetto valore intrinseco dell’opzione, che rappresenta la componente più importante del prezzo di un’opzione in the money prossima alla scadenza.

Fattori quantificabili del prezzo di un’opzione

Il prezzo delle opzioni (premio) viene calcolato adottando modelli matematici (il più comune è quello di Black & Scholes), che tengono conto dei seguenti fattori quantificabili:

  • valore intrinseco (che dipende dal prezzo del sottostante e dal prezzo di esercizio, e di cui abbiamo parlato nel paragrafo precedente);
  • volatilità implicita;
  • valore temporale;
  • tassi di interesse;
  • dividendi;
  • altri fattori economici e di mercato

Consideriamo ad esempio un’opzione out of the money con una lunghissima scadenza: in questo caso il valore intrinseco sarebbe zero, tuttavia la lunghissima scadenza aumenta la probabilità che entro la data di scadenza il derivato in questione diventi ITM. Il “prezzo” di questa probabilità, che il compratore dell’opzione deve pagare, è detto valore temporale. Logicamente tale valore decresce all’avvicinarsi della scadenza. Il valore temporale aumenta anche con l’aumentare della volatilità del sottostante: se questo storicamente presenta variazioni molto significative, chiaramente aumenta la probabilità che opzioni OTM possano diventare ITM alla loro scadenza. Nei modelli matematici più utilizzati per prezzare le opzioni, il parametro più importante e di più difficile calcolo è proprio la volatilità tanto che su alcuni circuiti anziché essere quotato il prezzo del derivato è semplicemente indicata la volatilità implicita ai vari livelli di prezzo, cioè quella volatilità (differente dalla volatilità storica e statistica) che è sottintesa al prezzo scambiato sul mercato in quel momento.
I trader professionisti cercano di comprare opzioni (call o put a seconda delle loro attese sul trend) se prevedono che la volatilità aumenterà (il prezzo delle opzioni salirà) e di venderle se ipotizzano che la volatilità calerà.

Effetti di dividendo e tasso di interesse sul valore teorico delle opzioni

Valore intrinseco e valore temporale descrivono la dinamica dei prezzi delle opzioni in un mondo “perfetto” senza tenere conto, per motivi di semplicità, di altri elementi molto importanti quali l’effetto dei dividendi e dei tassi di interesse.

Le opzioni in un certo senso sono alternative al detenere posizioni lunghe o corte sul relativo sottostante. Si consideri ad esempio un portafoglio costituito da una posizione lunga su call e da una posizione corta su put, con identico prezzo di esercizio e durata, sullo stesso sottostante. Tale posizione garantirà lo stesso payout che si può avere con ad una posizione lunga sul titolo sottostante. Ciò nonostante, seppure il profilo di profitti e perdite sia assolutamente analogo, la posizione in opzioni non comporta l’effettiva proprietà del sottostante prima dell’eventuale esercizio: non si ha quindi diritto ai dividendi che il titolo paga, né si è avuto l’esborso monetario che l’acquisto dello strumento sottostante avrebbe comportato. Il prezzo delle opzioni deve quindi considerare questi due fattori.

Consideriamo il caso dei dividendi. Possiamo semplicemente affermare che questi inducono una diminuzione del prezzo delle azioni il giorno dello stacco, e quindi hanno un effetto negativo sul valore del sottostante di un’opzione e, di conseguenza, un effetto negativo sul valore di una opzione call, e positivo su quello di una put.

Il concetto che il possesso delle opzioni è molto simile, ma non equivalente alla detenzione del sottostante ci aiuta a capire anche l’impatto sul prezzo delle opzioni del tasso di interesse. Il detentore di una call beneficia dei rialzi del sottostante (come se lo possedesse), ma ha rimandato nel tempo l’esborso necessario per l’acquisto del titolo. Il “prezzo” della possibilità di differire nel tempo l’esborso è il tasso di interesse monetario. Più alti saranno i tassi d’interesse, maggiore sarà la convenienza a rimandare le uscite (o a lasciare il denaro investito sul mercato monetario) e quindi più elevato dovrà essere il premio della call, cioè del diritto a rimandare l’uscita.

Nel caso della put avviene l’inverso: all’aumento dei tassi corrisponde il calo del valore della put. Il possessore del diritto a vendere – se non è uno speculatore puro – ha acquistato una sorta di “assicurazione” contro i ribassi del titolo che è già presente nel suo portafoglio. Più i tassi sono alti, maggiore è la convenienza a liquidare tutta la posizione per garantirsi una rendita priva di rischio sul mercato monetario, minore quindi sarà il premio che si è disposti a pagare per la put.

Differenza tra opzioni europee ed americane

Nel caso di opzioni “europee” è possibile esercitare il proprio diritto solo alla scadenza, mentre le opzioni “americane” danno al possessore la possibilità di esercizio in qualunque momento entro la data di scadenza.

Questa possibilità più ampia per le opzioni americane fa sì che il loro prezzo teorico sia superiore a quello delle analoghe opzioni europee (per opzioni con la stessa durata, lo stesso sottostante e lo stesso strike), e comunque mai inferiore.

Conclusioni

La seguente tabella ci aiuta a riassumere graficamente quanto spiegato.

Il glossario del Coronavirus: le nuove parole e le sigle dell’emergenza

Obbligatorio essere informati durante la crisi sanitaria, emergenza in Italia e nel mondo dettata dal Coronavirus. Come emerso nelle ricerche degli utenti negli ultimi 30 giorni, sono numerosi i termini presenti nelle top 20 quotidiane stilate da Google. Ecco in ordine alfabetico le parole digitate più volte con la relativa definizione

Le news di Sky Sport su Facebook Messenger

ASINTOMATICO. Indica la possibilità di essere positivi al Covid-19 avendo quindi contratto il virus, ma senza manifestare particolari sintomi. I segnali consistono in febbre e mal di testa, tosse e mal di gola, naso che cola, malessere generale e bronchite fino alle difficoltà di respirazione. L’unico modo per scoprire la positività al Coronavirus è sottoporsi al tampone. Pur senza ammalarsi, l’asintomatico può contagiare gli altri: pertanto è fondamentale rispettare le norme di sicurezza dalla permanenza in casa al lavaggio frequente delle mani e mantenendo le distanze (anche all’interno del nucleo familiare)

AVIGAN. Noto come Favipiravir (o anche T-705), è un farmaco antivirale che possiede un’attività diretta contro molti virus a RNA. Autorizzato in Giappone dal marzo 2020 ma successivamente tolto dal mercato, è un medicinale per il trattamento di forme di influenza causate da virus nuovi o riemergenti. Limitato ai casi in cui gli altri antivirali sono inefficaci, l’Avigan è in fase di sperimentazione anche in Italia “per valutare il suo impatto nelle fasi iniziali della malattia”, come annunciato dal Ministro della Salute Roberto Speranza. Non c’è ancora nessuna certezza sul suo utilizzo, ha spiegato il governatore lombardo Attilio Fontana: “Non si sa se funzioni o non funzioni, è diventato virale sulla rete ma adesso potrà essere testato”

CORONABOND. Proposti recentemente da Giuseppe Conte, presidente del Consiglio italiano, e da Emmanuel Macron, presidente francese, rappresentano l’introduzione di una forma di obbligazione collettiva a tutti i Paesi dell’Unione Europea. L’obiettivo è fornire risorse a un fondo comune di risposta alla crisi economica e finanziaria dettata dal Coronavirus. Può essere intesa come l’idea di forme di assicurazioni comune anti-crisi e di mutualizzazione del debito così prodotto tra gli Stati di tutto il continente: consentirebbe di finanziare le spese straordinarie in termini di sanità, per l’acquisto di dispositivi medici e mascherine oltre a sostenere le famiglie e fronteggiare la crisi delle imprese

COVID-19. O malattia da coronavirus 2020, è una malattia infettiva respiratoria causata dal virus denominato SARS-CoV-2 appartenente alla famiglia dei coronavirus. I primi casi sono stati riscontrati durante la pandemia di Covid-19, iniziata probabilmente alla fine di dicembre 2020 nella città di Wuhan, nella provincia cinese dell’Hubei. Come ormai noto, purtroppo, il virus si è diffuso su scala mondiale ed è il nemico contro il quale stiamo combattendo tutti da tempo

DISPNEA. Si indica il termine medico che corrisponde alla consapevolezza di una persona nel faticare a respirare: alla base c’è un’oggettiva difficoltà nello scambio di materia gassosa tra il sangue presente nei polmoni e l’aria che si trova negli alveoli. La dispnea può colpire varie zone del corpo ma soprattutto l’apparato respiratorio, il cuore, i vasi o il sangue. Come noto, può essere un sintomo del Coronavirus

DISTANZIAMENTO SOCIALE. Può essere inteso come l’insieme di azioni di natura non farmacologica per il controllo delle infezioni, con l’obiettivo di rallentare o fermare la diffusione di una malattia contagiosa quale è il Covid-19. Rispettando il distanziamento sociale, diminuiscono le probabilità di contatto di persone portatrici di un’infezione con individui non infetti: si riduce così al minimo la trasmissione della malattia e quindi la mortalità. Ne derivano la quarantena e l’isolamento dei pazienti, la chiusura delle scuole e dei luoghi di lavoro senza dimenticare i provvedimenti che vietano l’assembramento di persone “per evitare una grande ondata epidemica” (si legge sul sito dell’Istituto Superiore di Sanità)

DPCM. È il decreto ministeriale emanato dal Presidente del Consiglio dei Ministri, attualmente Giuseppe Conte. Si tratta di un atto amministrativo che, in questo periodo, è legato all’emergenza Coronavirus in Italia: sono infatti presenti misure riguardanti il contrasto e il contenimento sull’intero territorio nazionale della diffusione del Covid-19. Come appena approvato dal Consiglio dei Ministri, il nuovo decreto adotta sanzioni ancora più dure per chi non rispetta la legge: si va dalle multe per chi non rispetta le restrizioni imposte dal Governo al carcere per coloro che intenzionalmente escono di casa sebbene positivi al Coronavirus

DPI. Si fa riferimento ai dispositivi di protezione individuale, ovvero i prodotti che hanno la funzione di salvaguardare la persona che li indossa dai rischi per la salute. In tempi di Coronavirus parliamo quindi delle mascherine che, come raccomanda l’Organizzazione Mondiale della Sanità, vanno indossate soprattutto se si presentano sintomi da Coronavirus (tosse o starnuti) o se si sospetta di aver contratto il virus. L’uso della mascherina aiuta a limitare la diffusione del Covid-19 ma deve essere adottata in aggiunta ad altre misure di igiene respiratoria e delle mani (guanti) oltre agli occhi

FFP2. S’intende la classe di protezione respiratoria da parte della maschera filtrante. Il sistema di classificazione si suddivide in tre classi FFP, dove la sigla indica “filtering face piece” ovvero maschera filtrante. Le maschere respiratorie della classe di protezione FFP2 sono adatte per ambienti di lavoro nei quali l’aria respirabile contiene sostanze dannose per la salute e in grado di causare alterazioni genetiche

FFP3. Come in precedenza, ma con la massima protezione possibile e destinate al personale sanitario. Se le FFP2 filtrano oltre il 92% delle particelle sospese nell’aria, le FFP3 arrivano a valori pari o superiori al 98%. “Lo strato esterno protegge dallo sporco più grossolano – ha spiegato l’esperto Claudio Galbiati all’Ansa -, lo strato intermedio filtra mentre quello interno dà forma alla maschera e protegge il filtro dall’umidità del respiro”

IMMUNITÀ DI GREGGE. Recentemente indicata dal primo ministro inglese Boris Johnson come strategia anti-Covid-19 per contenerne la diffusione. In questo caso non si cerca di contrastare l’epidemia, ma di far leva sull’immunità che gradualmente le persone acquisiranno. Si tratta di un meccanismo che si instaura all’interno di una comunità: se la grande maggioranza degli individui è vaccinata (o ha superato la malattia con anticorpi propri), limita la circolazione di un agente infettivo andando quindi a proteggere anche coloro che non possono sottoporsi a vaccinazione. Da tenere in considerazione come un vaccino non sia ancora disponibile e che, nel caso del Regno Unito, si esporrebbe il 60% della popolazione al virus. Lo stesso Johnson ha immediatamente fatto dietrofront rispetto alla proposta iniziale

ISS. È l’Istituto Superiore di Sanità ovvero un ente di diritto pubblico che, in qualità di organo tecnico-scientifico del Servizio sanitario nazionale in Italia, svolge diverse funzioni: ricerca, sperimentazione, controllo, consulenza, documentazione e formazione in materia di salute pubblica. L’Istituto è posto sotto la vigilanza del Ministero della salute. Attualmente il commissario straordinario è Silvio Brusaferro

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