I brokers non sono sostituti di imposta – Opzioni Binarie

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I brokers non sono sostituti di imposta

I Brokers non sono sostituti di imposta! Mettetevelo bene in mente e ripetetelo almeno 100 volte al giorno perché nel caso in cui vi dimentichiate di questo concetto e non dichiarate i vostri profitti derivanti dalle opzioni binarie è molto probabile che un giorno vi ritroviate nella vostra cassetta della posta una lettera dalla Agenzia delle Entrate. Ci avevate mai pensato che le tasse sulle opzioni binarie vanno pagate? E’ probabile che per il vostro entusiasmo nel fare trading avete ignorato questo concetto o forse chi vi ha convinto a provare a buttarvi nel mondo delle opzioni binarie abbia tralasciato di spiegarvi la questione fiscale, ed allora cercherò di spiegarvela io in modo semplice.

I broker di opzioni binarie non hanno nulla a che vedere con i Casinò Online i quali sono sostituti di imposta, questo vuol dire che ci pensano i Casinò a versare le tasse per voi, infatti le vostre vincite che prelevate sono già al netto delle tasse e quindi tutto quello che vincete potete mettervelo in saccoccia senza doverli elencare nella dichiarazione dei redditi e giocando ai Casinò online le tasse potete anche tranquillamente dimenticarvele. Il discorso è diverso invece per i Brokers delle opzioni binarie perché essi non sono sostituti di imposta e questo significa che se non dichiarate i vostri profitti voi non ci sarà nessuno che li dichiara al posto vostro ma dovete pensarci voi ad indicare i vostri profitti nell’apposita voce della dichiarazione dei redditi. E’ chiaro stu fatto?

Adesso che vi ho chiarito meglio questo concetto sulle tasse vi dico il metodo giusto per poter dichiarare i vostri profitti senza incorrere ad errori. Gennaio ormai è quasi alle porte e quindi sta per finire l’anno solare per dichiarare i propri redditi (vi ricordo che il periodo di riferimento per calcolare le tasse sui profitti parte dal 1 gennaio e chiude il 31 di dicembre) quindi mi auguro che nel corso di quest’anno voi vi siete segnati tutti i vostri guadagni generati dalle opzioni binarie per poi dichiararli, se non lo avete fatto allora vi consiglierei di fare qualche scongiuro toccandovi gli zebedei e magari mettervi al lavoro cercando di recuperare tutti i dati dei vostri profitti generati durante quest’anno solare. Ma ormai quello che è fatto è fatto.

Piuttosto vediamo quello che dovete fare per l’anno solare successivo in modo da calcolare le tasse nel modo giusto. Prima di tutto vi dico subito che le tasse sulle opzioni binarie sono considerate al pari dei contratti derivati e quindi tassati al 26%, dunque ai vostri profitti dovrete togliere il 26%. Da ora in avanti a cominciare dal mese di gennaio dovete tenere una specie di registro dove vi segnerete segnatevi tutti i vostri profitti generati da tutte le vostre operazioni con le vostre opzioni binarie, ma non solo perché dovete segnarvi anche le vostre perdite. I guadagni li inserirete con il segno + e le perdite con il segno -. Se alla fine dell’anno sommando i vostri profitti con le perdite sarete in positivo allora dovrete pagare le tasse sul guadagno netto, altrimenti se sarete in negativo e quindi non avete guadagnato nulla non dovrete dare nulla allo stato. E’ vero che entrando nel vostro conto del Broker sono già segnate tutte le vostre operazioni, però se ve li segnerete anche voi di certo non guasta e potrete averle subito sotto mano anche nel caso in cui magari per qualche problema tecnico non potete accedere ad internet. Magari createvi un foglio in excel per registrare tutte le vostre operazioni.

Facciamo un esempio che nel corso dell’anno solare sommando tutti i vostri guadagni raggiungete la cifra fi 1.000€, mentre sommando le vostre perdite (ovvero tutte le opzioni binarie che vi sono andate male) la cifra è di 500€. Questo significa che nel corso dell’anno solare avete raggiunto un profitto di 500€ e su queste 500€ dovrete pagare il 26% di tasse che equivalgono a 130€ che dovrete dare allo Stato, mentre voi vi metterete in saccoccia 370€.

Se ci pensate bene un certo tipo di riflessione è lampante ovvero che oltre a calcolare le eventuali commissioni del broker dovrete calcolare anche il 26% di tasse quindi appena piazzate la vostra opzione binaria ricordatevi che siete già in perdita almeno del 26%+le commissioni e questo significa che dovrete cercare di trarne il maggior profitto possibile su quella opzione binaria appena tassata per riuscire a guadagnare qualcosa.

Adesso però voglio dirvi un’altra cosa per aggirare un pochettino il discorso delle tasse e fare in modo di non dover dichiarare nulla e quindi di potervi mettere in saccoccia tutto quello che guadagnate con le opzioni binarie (commissioni a parte). Non vi parlo di un metodo illegale, anzi è legalissimo. Infatti tutti quanti sanno che esiste una soglia massima che non è necessario dichiarare al fisco ovvero i 4.800€ all’anno. Anche coloro che lavorano ma non superano questa soglia per lo Stato vengono comunque considerati disoccupati. Riflettendoci quindi se guadagnerete 4.800€ all’anno con le vostre opzioni binarie e vi fermerete qui non dovrete pagare nulla di tasse e probabilmente nemmeno il redditometro scansionando il vostro conto corrente troverà nulla di anomalo. Ovviamente il discorso cambia se nel corso dell’anno solare guadagnerete cifre enormi, allora in questo caso non ci sarà santo che vi salvi se non dichiarate i vostri profitti. Io vi sfido però a riuscire a guadagnare almeno 4.800€ all’anno con le opzioni binarie (400€ al mese) siccome è quasi un’impresa e se ci riuscite significa che siete quasi dei guru della finanza.

In conclusione per riassumervi il tutto le opzioni binarie sono considerate come dei contratti derivati e vanno applicate le tasse al 26%. I Brokers però non sono sostituti di imposta quindi dovete pensarci voi a dichiarare i vostri profitti per pagarci le tasse. Se però non raggiungete i 4.800€ nell’anno solare allora non sarà necessario dichiarare nulla e non sarete in debito con il fisco.

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Avete capito tutto? Mi auguro di sì. Ad ogni modo un mio consiglio spassionato (soprattutto per chi riesce a guadagnare molto) è sempre quello di chiedere un parere ad un commercialista se avete qualche dubbio.

Auguri con le vostre opzioni binarie.

Broker Sostituto d’Imposta: Come funziona?

Broker Sostituto d’Imposta: Come funziona? – Il Forex permette di trarre profitti molto elevati spesso anche in tempi piuttosto ristretti. Su ogni profitto è necessario, però, versare le imposte nella misura del 20% su guadagni netti. Per poter calcolare le tasse da pagare è necessario sommare ogni profitto raggiunto, e sottrarre le perdite delle operazione che non sono andate a buon fine.

Sul totale, poi, bisogna versare il 20%. I broker che fungono da sostituti d’imposta sono la soluzione migliore per non ha modo di gestire il proprio bilancio e come versare le imposte originate dai profitti ottenuti nel mercato del Forex. In questa guida vogliamo spiegarvi di cosa si tratta e come funziona.

Con il termine broker sostituto d’imposta ci riferiamo a un qualsiasi tipo di broker che dà la possibilità di investire nel mercato del Forex. Il borker è riconosciuto nel nostro Paese ed è controllato dalla Banca d’Italia.

Operando come sostituto d’imposta, durante il guadagno dall’operazione finanziaria da parte del trader, il broker assegna al guadagno netto dell’investitore le imposte e lascia allo stesso la liquidità restante e la ricevuta di avvenuto versamento all’Agenzia delle Entrate.

Attualmente non sono presenti numerosi broker sostituti d’imposta, in quanto con il cambio delle normative, la Banca d’Italia ha riscontrato delle anomalie da parte di quei broker che lavoravano in questo modo.

Conseguentemente, i broker sostituti d’imposta nel nostro Paese si sono ridotti in maniera piuttosto drastica e sono controllati con estrema sicurezza. Il lavoro del broker sostituto d’imposta consiste nell’eseguire automaticamente i conti, così da fornire all’investitore solo il profitto netto su tutte le singole operazioni (leggi anche Tassazione Guadagni Forex: Vanno Dichiarati?).

Con il recente codice normativo il trader che lavora nel mercato del Forex dovrebbe versare le imposte tenendo in considerazione: il guadagno mensile tramite le operazioni finanziari e la somma che ha speso come investimento.

Dopo aver sommato queste due voci, bisogna sottrarre dal guadagno le spese e calcolare il 20% su quello che si ha ottenuto.

La percentuale ricavata deve essere poi versata all’Agenzia delle Entrate. In questo modo il commercialista calcolerà il guadagno ottenuto dal trader, in modo da versare e restare in regola con la legge attuale.

A seconda dei guadagni, il trader può decidere il regime fiscale da applicare (leggi anche Come funziona il regime forfettario IVA?).

È consigliabile rivolgersi a un esperto di tali pratiche, poiché, per avere l’accesso ai regimi fiscali agevolati, bisogna che il trader guadagni una somma inferiore. È possibile, inoltre, preferire un regime più caro in termini di imposte, se si ha la certezza di avere un guadagno lavorando nel mercato del Forex.

Opzioni binarie: regime di tassazione delle plusvalenze

Le plusvalenze derivanti da investimenti in opzioni binarie sono soggette a tassazione ai fini delle imposte dirette attraverso l’applicazione di una imposta sostitutiva del 26%, da indicare in dichiarazione dei redditi. La tassazione del Trading in opzioni binarie. Guida alla tassazione del trading sulle opzioni binarie.

Uno dei metodi più famosi per fare investimenti sui mercati finanziari è sicuramente quello delle “opzioni binarie“. Si tratta di metodo assai semplice da applicare, quindi alla portata di tutti. Per questo motivo negli ultimi anni ha riscontrato molto successo, anche in persone che non conoscono bene il mondo degli investimenti finanziari.

Non è nostra intenzione entrare nel merito se questo tipo di investimenti sia remunerativo o meno. Ci sono tantissimi siti web che si occupano di questo. Diamo per scontato che ognuno di voi conosca bene i vantaggi e i rischi che l’investimento in prodotti “derivati” comporta.

L’aspetto importante su cui vogliamo soffermarci riguarda il fatto che chiunque effettui questo tipo di attività (investimento finanziario) lo faccia attraverso l’ausilio di intermediari che rispettino le normative imposte dalle autorità competenti in materia.

In un precedente contributo abbiamo affrontato le modalità di tassazione dei guadagni derivanti dal mercato del “ Forex “. In questo articolo, invece, andremo ad occuparci della tassazione dei profitti ottenuti tramite l’utilizzo del Trading in opzioni binarie.

Indice degli Argomenti

Cosa sono le “opzioni binarie“?

Le “opzioni binarie” sono strumenti finanziari complessi, equiparabili ai contratti derivati. Il loro funzionamento è legato all’andamento di variabili di diversa natura, come:

  • Le quotazioni azionare;
  • I tassi di interesse;
  • L’andamento dei tassi di cambio;
  • Il valore delle c.d. “commodities” (petrolio, oro, merci, materie prime, ecc).

Le “opzioni binarie“, sono state introdotte nei mercati finanziari nel 2008, nel Chicago board options exchange (CBOE). Sino da allora hanno avuto molto successo come strumento speculativo di facile utilizzo ed idoneo a conseguire laute plusvalenze, in periodi molto brevi.

In pratica, il Trading con le “opzioni binarie” rappresenta una sorta di scommessa nella quale se l’evento sul quale si scommette si avvera, il capitale investito aumenta con percentuali vicine al 90%, viceversa lo si perde del tutto.

La Commissione Europea, con parere del 17 settembre 2020, ha stabilito che le società che offrono servizi di trading legato alle “opzioni binarie” devono essere dotate di autorizzazione all’esercizio come società di investimento rientranti sotto la direttiva Mifid.

Regime fiscale del Trading in opzioni binarie

Da un punto di vista fiscale, i contratti di trading legati alle “opzioni binarie” sono riconducibili alle attività finanziarie disciplinate dall’articolo 67, comma 1, lettera c)-quater del DPR n. 917/86, se percepiti da persona fisica non esercente attività d’impresa.

Pertanto, le eventuali plusvalenze generate da questo tipo di investimento devono essere assoggettate a tassazione tramite imposta sostitutiva. Così come previsto dall’articolo 5 del D.Lgs. n. 461/97 .

Base imponibile e imposta sostitutiva

La base imponibile, su cui applicare l’imposta sostitutiva è costituita, ai sensi dell’articolo 68, comma 8, del DPR n. 917/86, dalla somma algebrica dei differenziali, positivi o negativi, percepiti o sostenuti, in relazione a ciascuno dei rapporti ivi indicati.

Quindi, riassumendo, un soggetto che ha effettuato nel corso del periodo di imposta operazioni relative ad investimenti in “opzioni binarie” è tenuto a versare un’imposta sostitutiva (del 26%). Imposta applicabile sulle plusvalenze eventualmente generate da questo tipo di attività di investimento.

Il versamento dell’imposta sostitutiva deve essere effettuato con modalità diverse a seconda di dove ha sede il broker a cui il soggetto si è avvalso per effettuare questo tipo di investimenti.

Modalità di dichiarazione delle plusvalenze

Per capire come deve essere effettuata la dichiarazione delle plusvalenze derivanti dai contratti in “opzioni binarie” è necessario capire se il broker di opzioni binarie di cui ci si avvale, ha sede stabile in Italia o meno. Di fatto, la Consob non ha ancora autorizzato i brokers esteri ad operare in Italia con sede stabile.

Quindi, l’investitore che ha effettuato investimenti in “opzioni binarie” si trova di fronte due diverse alternative, a seconda che il broker abbia o meno una sede stabile in Italia.

Broker con sede in Italia

Se il broker che funge da intermediario per l’esercizio dell’attività di investimento in “opzioni binarie” ha una sede stabile in Italia (non importa che sia la sede legale, è sufficiente che vi sia una sede stabile nel nostro Paese), sarà tenuto a rilasciare all’investitore un prospetto nel quale sono evidenziate plusvalenze e minusvalenze derivanti dagli investimenti effettuati durante l’anno.

In questo prospetto, per ogni plusvalenza eventualmente generata, sarà indicata l’imposta sostitutiva applicata. Il broker con sede stabile in Italia, quindi, è tenuto ad operare come sostituto di imposta. In pratica deve trattenere e versare all’Erario l’imposta sostitutiva dovuta dall’investitore italiano.

Ebbene, in questo caso l’investitore non è tenuto ad effettuare alcun adempimento fiscale (dichiarazione dei redditi). Questo in quanto l’onere del versamento all’Erario dell’eventuale imposta sostitutiva è già stato assolto dal broker, che ha trattenuto e versato l’imposta, per conto dell’investitore.

Broker con sede estera

Al contrario, se tutta l’attività di trading è effettuata esclusivamente da broker esteri, con disponibilità di conti correnti detenuti presso Paesi esteri, ecco che la situazione per l’investitore cambia radicalmente.

Da un punto di vista fiscale operare con broker esteri significa che le eventuali plusvalenze generate devono essere dichiarate direttamente dall’investitore (e non dal broker), attraverso il regime dichiarativo.

E’, quindi, dovere di ogni trader, quindi, dichiarare le plusvalenze legate alle proprie attività di trading all’Amministrazione finanziaria italiana. Dovrà farlo presentando ogni anno la dichiarazione dei redditi (modello Redditi Persone Fisiche).

Guardando al lato operativo, i redditi da trading ottenuti con le “opzioni binarie” devono essere indicati dal contribuente all’interno del quadro RT del modello Redditi persone fisiche.

Oltre a questo quadro, se l’investitore si avvale di broker esteri, per la sua attività di trading, dovrà compilare anche il quadro RW, come andremo a delineare di seguito.

Quadro RT del modello Redditi PF

Per dichiarare le plusvalenze di natura finanziaria derivanti dal trading in “opzioni binarie“, è necessario compilare il quadro RT del modello Redditi P.F., con riferimento all’anno precedente.

Ogni investitore è chiamato, prima di compilare la propria dichiarazione dei redditi a farsi rilasciare dal proprio broker il prospetto con l’andamento degli investimenti e delle operazioni effettuate nel corso dell’anno oggetto di dichiarazione, in modo da trovare certificate le plusvalenze o minusvalenze maturate.

Gli importi derivanti da questo prospetto saranno fondamentali per la corretta compilazione della dichiarazione dei redditi. Non dimenticate, quindi, di farvi rilasciare questo prospetto dal broker e diffidate dai broker che non consegnano questo tipo di documentazione.

Compilazione del quadro

L’importo delle plusvalenze generate dagli investimenti effettuati deve essere indicato al rigo RT41 della sezione II-B del quadro. Allo stesso modo le minusvalenze devono essere indicate al rigo RT45 del quadro.

Il valore complessivo delle plusvalenze generate costituisce, al netto, delle minusvalenze eventualmente riportabili dagli anni precedenti, costituisce la base imponibile su cui applicare l’imposta sostitutiva del 26%.

Le minusvalenze maturate, sono deducibili nell’esercizio in corso e nei quattro successivi.

Tale imposta sostitutiva sulle plusvalenze deve essere versata con modello F24 dal contribuente entro la data di versamento del saldo delle imposte sui redditi.

Quadro RW del modello Redditi PF

Un aspetto particolare legato ai soggetti che si avvalgono di broker esteri è legato al fatto che operare con questi intermediari comporta necessariamente l’apertura di un conto corrente estero per poter operare. Da un punto di vista fiscale, aprire un conto corrente estero comporta il fatto di dover rispettare la disciplina legata al monitoraggio fiscale delle attività finanziarie detenute all’estero.

In pratica, un investitore italiano che apre un conto corrente all’estero è tenuto a dichiararlo, nel quadro RW del modello redditi P.F., se rispetta i requisiti prescritti da questa particolare normativa.

In questo ambito non vogliamo entrare nel merito di questi requisiti, già ampiamente dettagliati in questo nostro contributo “ Il quadro RW del modello Redditi “. Voglio, tuttavia, ricordarvi che il mancato rispetto di questa disciplina comporta l’applicazione di sanzioni amministrative, per questo vi invito a prestare la massima attenzione, quando aprire un conto corrente estero.

In questo ambito il quadro RW è destinato ad accogliere le attività estere di natura finanziaria da cui derivano redditi di capitale o redditi diversi di natura finanziaria di fonte estera.

In particolare se l’investitore si avvale di un broker con sede all’estero, ed apre un conto corrente in un Paese estero, è tenuto a riportare il valore del conto corrente nel quadro RW. Questo qualora la consistenza media dello stesso superi i €. 5.000 nel corso dell’anno.

Per i conti correnti e libretti di risparmio detenuti in Paesi della Ue o dello See, che garantiscono un adeguato scambio di informazioni, l’Ivafe è stabilita in misura fissa pari all’imposta di bollo, stabilita in €. 34,20.

Versamento dell’imposta sostitutiva

Una volta determinata la plusvalenza derivante dal Trading in opzioni binarie, detenuti da broker esteri (che non fungono da sostituti di imposta), la stessa deve essere versata utilizzando il modello F24 .

Il modello deve essere compilato inserendo lo specifico codice tributo predisposto dall’Agenzia delle Entrate:

Codice tributo 1100 – imposta sostitutiva sulle plusvalenze

Dovrà essere indicato l’anno di imposta nel quale si è percepita la plusvalenza.

Queste plusvalenze devono derivare da cessione a titolo oneroso di partecipazioni non qualificate. Rientrano in questo codice tributo anche le plusvalenze derivanti dal trading online.

Il versamento deve essere effettuato con la stessa scadenza del versamento del saldo delle imposte sui redditi. Ovvero entro il 30 giugno dell’anno successivo a quello in cui le plusvalenze si sono realizzate.

Il versamento può essere comunque posticipato di 30 giorni. Aggiungendo all’importo dovuto la maggiorazione dello 0,40% a titolo di interesse.

I nostri consigli

Se hai letto questo articolo significa che probabilmente hai effettuato nell’anno almeno un investimento nel mondo delle “opzioni binarie“. Molto probabilmente vuoi essere sicuro di come devi comportarti con la dichiarazione dei redditi, relativamente ai proventi che hai ottenuto.

Il consiglio che possiamo darti è quello di verificare sempre l’affidabilità degli intermediari con cui si investe. E’ fondamentale poi avvalersi sempre dell’ausilio di un dottore Commercialista. Questo per capire se e come è necessario andare a compilare la propria dichiarazione dei redditi.

Per questo motivo se hai dubbi o vuoi avere un consulto con noi, puoi avvalerti del nostro servizio di consulenza . Potrai trovare risposta alle tue domanda, ma soprattutto eviterai di commettere errori.

Altrimenti, se vuoi condividere la tua esperienza con le opzioni binarie lasciaci un commento. Potrà essere utile ad altri nostri lettori.

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