I dati macro Europei spingono l’euro a riprendere un trend di crescita

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I dati macro Europei spingono l’euro a riprendere un trend di crescita

Se ci concentriamo su altri lidi abbiamo avuto una pausa sul fronte del dollaro australiano (dopo la pubblicazione dell’inflazione inferiore rispetto alle attese), che non è andato a seguire il kiwi nella sua lieve salita, mentre sul fronte sterlina la pubblicazione delle minute della Bank of England, che hanno mostrato ancora una volta l’unanimità nella decisione di non ritoccare il costo del denaro ed il quantitative easing, non ha portato a reazioni eccessive del mercato con il pound che ha continuato la strada correttiva intrapresa sul dollaro americano già dalle prime ore del mattino.

I dati PMI europei (manifatturiero e dei servizi, rispettivamente rilasciati a 53.3 e 53.1 contro attese di 53.0 e 52.5) hanno portato l’euro a salire lievemente nei confronti del biglietto verde, senza tuttavia riuscire a superare quelle che avevamo indicato come resistenze, per poi tornare a scendere e mantenersi all’interno del range principale che stiamo seguendo in questi giorni, spiega Matteo Paganini di DailiFx tra 1.3775 e 1.3850. A parte l’IFO tedesco in pubblicazione in mattinata e gli ordini dei beni durevoli americani oggi non avremo pubblicazioni importanti, potremo dunque concentrarci sui singoli strumenti senza cercare correlazioni particolari. Passiamo ora all’analisi dei livelli tecnici per la giornata.

EurUsd: euro ancora combattuto e all’interno del range principale rappresentato da 1.3775 e 1.3850. Fino a quando non supereremo uno di questi due livelli il mercato potrebbe mantenersi all’interno della congestione, fornendo spunti operativi poco chiari. Anche un grafico a 4 ore non aiuta nell’interpretazione della price action, preferiamo dunque seguire le evoluzioni dei prezzi sul nostro forum di analisi per cercare di interpretare al meglio la price action intraday, con uno sguardo particolare all’area compresa tra 1.3790 e 1.3805 come potenziale zona su cui valutare degli ingressi long in limit, tenendo conto che superamenti a ribasso degli importanti supporti passanti per 1.3775 potrebbero lasciare spazio a discese verso 40.

La crisi Ucraina Russia, spaventa i mercati finanziari

A Wall Street i principali indici hanno chiuso l’ultima seduta della settimana in ribasso a causa delle tensioni fra Ucraina e Russia. Il Dow Jones ha perso lo 0,85%, l’S&P500 lo 0,81% e il Nasdaq Composite l’1,75%. Gli esperti dell’Universita’ del Michigan e di Reuters hanno rivisto al rialzo la stima preliminare dell’indice sulla fiducia dei consumatori statunitensi del mese di aprile a 84,1 punti dagli 82,6 della prima lettura e in crescita dagli 80 punti di marzo spiega Fta On line. Le aspettative degli analisti erano fissate su un indice pari a 83 punti. Sul fronte societario Amazon.com -9,88%. Il colosso dell’e-commerce ha chiuso il primo trimestre con un utile di 108 milioni di dollari (0,23 dollari per azione), in crescita rispetto a 82 milioni di un anno prima.

I ricavi sono aumentati a 19,74 miliardi da 16,0 7 miliardi. Gli analisti avevano previsto un Eps di 0,21 dollari su ricavi per 19,42 miliardi. Per il trimestre in corso la società stima un giro d’affari compreso tra 18,1 e 19,8 miliardi. Quest’ultimo dato ha deluso le attese. Microsoft +0,13%. Il colosso dei software ha chiuso il terzo trimestre fiscale con un utile di 5,66 miliardi di dollari (0,68 dollari per azione), in calo rispetto ai 6,06 miliardi dello stesso periodo di un anno prima. I ricavi sono diminuiti dello 0,4% a 20,4 miliardi di dollari.

Gli analisti avevano previsto un Eps di 0,63 dollari su ricavi per 20,4 miliardi. Ford Motor -3,31%. Il costruttore di auto ha chiuso il primo trimestre con un utile di 989 milioni di dollari (0,24 dollari per azione), in calo del 39% rispetto ad un anno prima. I ricavi sono invece aumentati a 35,9 miliardi di dollari da 35,6 miliardi. Gli analisti avevano previsto un Eps di 0,31 dollari su ricavi per 34,54 miliardi.

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Nicola Suprani. Trading Room Online.

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venerdì 3 ottobre 2020

Il gioco in difesa della BCE delude i mercati. A quando il QE?

I mercati azionari europei quest’oggi hanno dato vita ad un rimbalzo nel tentativo di lasciarsi alle spalle la brutta seduta di ieri, quando le vendite hanno avuto la meglio sulla scia delle delusioni arrivate dalla Banca Centrale europea. Quest’ultima ha deciso di lasciare invariati i tassi di interesse allo 0,05% e in effetti il mercato si era preparato ad nulla di fatto su questo fronte. Al contempo però aveva sperato, se non nell’annuncio già ieri di un piano di quantitative easing, quantomeno in alcune indicazioni che segnalassero una certa intenzione dell’Eurotower a muoversi in questa direzione. Draghi delude i mercati Così però non è stato visto il presidente Draghi, nel corso della consueta conferenza stampa, ha annunciato i dettagli dell’acquisto di Abs e covered bond. il numero uno dell’Eurotower ha spiegato che il programma ha un potenziale di 1.000 miliardi di euro e avrà una durata di due anni, coinvolgendo anche i bond di Paesi con un rating inferiore a “BBB-” come Grecia e Cipro. Nel corso del suo intervento Draghi ha spiegato che la BCE non potrà ridurre ulteriormente i tassi di interesse, aggiungendo che in ogni caso è pronta ad usare misure non convenzionali di politica monetaria, se necessario, con l’obiettivo di riportare l’inflazione sui livelli programmati. Indicazioni che però non sono bastate a tranquillizzare i mercati, visto che secondo gli operatori le dichiarazioni di Draghi di fatto allontanano la possibilità che la BCE possa procedere con un piano di acquisto di titoli di Stato sul modello di quello che la Fed si appresta a concludere. Le previsioni degli esperti sul lancio del QE Concordano con ciò gli analisti di Morgan Stanley, i quali riconoscono che da una parte la BCE mantiene il suo impegno nell’intraprendere ulteriori misure non convenzionali nell’ambito del suo mandato, ma dall’altra non hanno l’impresso che l’Eurotower si stia avvicinando ad un piano di quantitative easing su larga base, compresi gli acquisti di titoli di Stato. Morgan Stanley crede che in questo contesto la BCE preferirà probabilmente concentrarsi sull’attuazione delle misure che sono state già annunciate.

Non diversa la posizione dei colleghi di Intesa Sanpaolo che attribuiscono una probabilità inferiore al 50% all’annuncio di un piano QE da parte della BCE. Quest’ultima, a detta degli esperti, potrebbe intervenire solo a fronte di ulteriori sorprese sul ciclo economico e sull’inflazione rispetto alle ultime stime elaborate dallo staff. L’idea è che la BCE voglia attendere almeno fino a marzo del prossimo anno per valutare l’effetto delle misure già messe in campo fino ad ora. Scettici anche gli analisti di Nomura che per quest’anno attribuiscono una probabilità del 40% in relazione ad un QE su larga scala, e si sale al 45% entro marzo prossimo, con rischi al rialzo. Anche gli esperti di BlackRock sono poco confidenti nell’avvio di un piano di quantitative easing da parte della BCE, visto che ormai sembra chiaro che per le decisioni su questo tema si dovranno aspettare ancora un paio di meeting e quindi eventuali novità non dovrebbero arrivare prima del prossimo anno. Infine, secondo Azad Zangana, european economist di Schroders, il problema per la Bce è che il mercato di asset al quale punta per gli acquisti è troppo ridotto per far sì che il suo intervento abbia un grande impatto sull’economia. Infatti, lo stock disponibile di Abs è attorno a 250 miliardi di euro, mentre quello di covered bonds è di circa 650 miliardi di euro. Queste cifre includono poi emissioni sotto-standard, che la Bce ha escluso di comprare. Gli analisti ritengono che l’Eurotower sia consapevole di questa problematica, il che spiega come mai non ha fissato un target per gli acquisti. Nel complesso, il meeting di ieri conferma che la BCE è ora in una posizione attendista: gli acquisti di asset privati inizieranno a breve, ma i policy maker vogliono maggior tempo per valutare l’impatto delle misure annunciate negli scorsi mesi.

Pubblicato da Markets Trading Segnali Operativi a 18:21:00

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Cosa ci dobbiamo aspettare?

Articolo a cura di Carlo Mariani – Horo Capital
Fonte: http://www.portafogliinvestimenti.it

Pubblicato da Markets Trading Segnali Operativi a 18:20:00

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Giungla di dati: strategie per una visione d’insieme

Chi ha denaro vuole investire. E per investire occorrono informazioni. Ma come non perdere la visione di insieme in una giungla di dati sempre più fitta? “La crescente densità di informazioni, il sempre maggiore grado di dettaglio dei dati e la velocità di produzione e diffusione nell’era di Internet saltano all’occhio,” constata Anja Hochberg, Chief Investment Officer del Credit Suisse per l’Europa e la Svizzera. “Nell’era di Internet la principale sfida degli investitori è quindi ancora più complessa, ossia distinguere le informazioni importanti da quelle irrilevanti.” Alla luce dei repentini progressi della tecnica le notizie talvolta diventano merci da scambiare in fretta, il che rende difficile assicurarsi un vantaggio. “Per avere successo è necessario raggruppare le informazioni in modo sistematico, rigoroso e autonomo, in un certo senso trovare la notizia dietro la notizia”, sottolinea la specialista in investimenti, secondo la quale creare criteri di selezione propri, monitorare attentamente un contesto vario e tenere a bada l’emotività sono le colonne portanti di una strategia duratura.

Senza paraocchi “Chiunque acquisisca informazioni è costretto a operare una selezione, in termini di tempo e di contenuto. Per poter essere produttivi si dovrebbero stabilire regole chiare di raccolta ed elaborazione dei dati”, afferma anche il Prof. Dr. Christian Hoffmann dell’Institute for Media and Communications Management dell’Università di San Gallo. In caso contrario si rischia di divagare continuamente, con conseguente calo della produttività. Alla selezione in termini di tempo si aggiunge quella sul piano dei contenuti: “Bisogna decidere quali fonti sono rilevanti, attendibili e quindi degne di attenzione, che è una risorsa limitata. In effetti, sui social network il contesto in cui ci si muove svolge un ruolo centrale. Conoscenti e colleghi filtrano e segnalano le informazioni. Ciò può essere di aiuto, ma si rischia di mettersi i paraocchi, se l’ambiente che opera la selezione è estremamente omogeneo.

Secondo Anja Hochberg, i prezzi – da sempre il criterio per eccellenza – sono tuttora un indicatore molto importante, poiché nel suo caso le aspettative nei confronti del mercato finanziario trovano un riscontro diretto. Ciò non significa però che i prezzi siano sempre giusti: “Proprio le anomalie di prezzo offrono interessanti opportunità di investimento, in particolare quando i mercati raggiungono livelli estremi – panico o euforia – e non è più possibile ottenere informazioni esaurienti.” L’attenzione, una risorsa limitata Secondo Christian Hoffmann i cambiamenti innescati dall’era digitale sono un’arma a doppio taglio. “Da un lato, Internet rende possibile l’accesso a una quantità di fonti molto maggiore, dall’altro incoraggia la produzione e la diffusione di altri dati e di nuove informazioni. Se da una parte siamo bombardati di informazioni, dall’altra la nostra attenzione diminuisce,” suggerisce. A suo avviso, la costante reperibilità nell’arco della giornata lavorativa è causa di interruzioni e distrazioni. Lavorare indisturbati e rimanere concentrati diventa più difficile, di conseguenza, cerchiamo di economizzare l’attenzione, il che non gioca a nostro vantaggio: “Con una risorsa limitata come l’attenzione dobbiamo far fronte a un’offerta di informazioni sempre maggiore.” Interessante è anche l’analisi delle fonti d’informazione che, secondo il professore dell’Università di San Gallo, dimostra una notevole perdita di influenza da parte della classica stampa quotidiana e specializzata. “Più o meno un terzo della popolazione legge le notizie soprattutto su Internet e circa la metà le sente perlopiù alla televisione e alla radio.” Tuttavia la carta stampata ha la sua importanza per gli approfondimenti, ma Internet la fa da padrone anche in questo segmento: “A consultare soprattutto il web per gli approfondimenti è circa il 60 per cento della popolazione e quasi il 100 per cento dei giovani.

Anche tra gli operatori del mercato dei capitali alcuni mezzi di comunicazione completamente sconosciuti fino a dieci anni fa hanno acquistato notevole importanza. “Il 25-30 per cento utilizza i social media per acquisire informazioni su cui fondare le proprie decisioni d’investimento, una percentuale che, stando allo studio, è destinata ad aumentare.” In base a quali criteri si stabilisce se un’informazione è più o meno attendibile? “Soprattutto in base alla fonte. È questa la forza di istituzioni serie e rinomate come agenzie e redazioni,” spiega Hoffmann. “Il nome e la fama sono garanzia di qualità dei contenuti divulgati. La reputazione di attendibilità si costruisce nel tempo. È sempre più spesso il caso delle fonti online. Tuttavia spesso ciò che si legge in rete sono solo riflessioni, i giudizi personali soggettivi possono essere pubblicati con grande rapidità. Talvolta vengono divulgate volutamente anche notizie infondate.” Anja Hochberg sostiene che anche per effettuare validi investimenti si possono prendere le proverbiali decisioni di pancia: “Ma più che essere prese sull’onda dell’emozione, queste decisioni si basano sui fatti. Ci si chiede: “Che cos’è che non va?” Infatti le informazioni assumono un signifcato solo se inserite all’interno di un contesto, come le tessere di un mosaico.” “I trend significativi non emergono da un giorno all’altro” Le decisioni d’investimento vengono prese in pochissimo tempo, talvota addirittura in una frazione di secondo. Ad esempio, nell’High Frequency Trading, le informazioni sono elaborate in un batter d’occhio. “I processi sono perlopiù automatizzati, l’intervento umano non farebbe altro che rallentarli,” afferma Christian Hoffmann. “I nuovi media rendono possibile l’elaborazione tempestiva di dati su scala internazionale. In Borsa la rapidità è sempre stata molto apprezzata, ma la tecnologia poneva alcuni limiti. Oggi, invece, in genere il flusso di informazioni non conosce confini di tempo e spazio. Anja Hochberg ritiene che l’importanza del fattore tempo possa essere molto diversa a seconda dei casi. “Dopo aver messo insieme le informazioni, forse ce n’è una che dà la conferma. Allora non c’è tempo da perdere,” spiega. “Ma i trend significativi e duraturi non emergono dall’oggi al domani.” Lo sviluppo di sistemi per la raccolta di importanti informazioni con criteri affidabili ha un grosso peso, convengono Anja Hochberg e Christian Hoffmann. “Tuttavia tali sistemi devono essere facili da capire e da interpretare,” sottolinea la specialista in investimenti. “Si avvalgono di algoritmi. La massa di dati disponibili viene studiata e catalogata con il ricorso a processi sempre più automatizzati. L’algoritmo decide quale informazione filtrare e inviare a chi acquisisce i dati,” afferma Hoffmann per spiegare il principio di fondo. “Google e Facebook vivono essenzialmente filtrando le informazioni attraverso i loro algoritmi. Anche in questo caso vale la regola: il filtro automatico può essere di aiuto, ma talvolta rischia di trarre in inganno e indurre in errore.” Naturalmente anche il singolo utente potrebbe tentare di filtrare e gestire informazioni e dati, utilizzando una serie di strumenti efficaci come software e app. Tuttavia, stando al professore dell’Università di San Gallo, la gestione di dati è piuttosto onerosa. “Esiste un grande potenziale per chi fornisce assistenza e servizi.” Autore: Credit Suisse Fonte: News Trend Online

Pubblicato da Markets Trading Segnali Operativi a 18:18:00

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Piazza Affari è da sei mesi la peggiore borsa al mondo

Interrotta la tregua fra rialzisti e ribassisti a Piazza Affari: una seduta drammatica conduce all’abbattimento dell’argine su cui l’indice ha galleggiato per quasi due settimane, concretizzando la prospettiva di andare a ritestare il minimo di agosto. Sul piano strettamente tecnico, il teste e spalle ribassista delineatosi nell’ultimo mese e mezzo ha prodotto i suoi effetti nefasti; non prima di aver fornito agli investitori una opportunità di disimpegno con il pullback della neckline di martedì.

Hanno visto giusto gli investitori istituzionali, che nella seconda metà di settembre hanno di gran lunga preferito l’acquisto di opzioni put sull’indice, rispetto alle call; con evidenti finalità di copertura. Persino l’altro ieri, con il mercato che testava lo short stop giornaliero, il rapporto fra put e call scambiate sul MIB sfiorava le 2 volte.
Il crollo di ieri non è eccezionale: già altre due volte l’indice MIB quest’anno ha ceduto più del 3% a fine seduta, sebbene per ritrovare una performance peggiore di quella di ieri, occorra risalire a febbraio 2020. Ma conferma ancora una volta, qualora ce ne fosse il bisogno, la condizione di debolezza strutturale denunciata in primavera, e che sta caratterizzando negativamente il nostro listino. Basti pensare che nelle ultime 26 settimane (sei mesi) l’indice MIB perde più del 10%, risultando il peggiore fra i primi 25 al mondo per capitalizzazione; persino dell’RTS russo.

Peraltro, il tonfo di ieri va nella direzione del riallineamento di Piazza Affari al percorso suggerito brillantemente ad inizio anno dal modello ciclico-stagionale, come si può apprezzare dalla figura che riproniamo nel Rapporto Giornaliero di oggi.
Nota. Il presente commento è un estratto sintetico del Rapporto Giornaliero, pubblicato tutti i giorni entro le 8.20 da AGE Italia; pertanto eventuali riferimenti a studi tecnici vanno intesi riferiti ai grafici ivi riportati.
Autore: Gaetano Evangelista Fonte: News Trend Online

Pubblicato da Markets Trading Segnali Operativi a 16:01:00

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Il rovesciamento della piramide

“La politica è quell’arte che va alla ricerca di problemi, li trova ovunque, li analizza in modo sbagliato ed applica i rimedi errati.” — Groucho Marx

Negli ultimi giorni mi sono ritrovato a riflettere su un’immagine che trasmette una certa emotività in colui che la osserva attentamente. E’ facile lasciarsi spaventare di primo acchito, ma più la si guarda più si comprende come l’attuale situazione economica non sia altro che il folle risultato di una serie di decisioni che hanno colpevolmente tralasciato l’importanza del lungo termine. Qualcuno pagherà per questo errore, alcuni nomi sono noti altri verranno chiariti col tempo. Al momento le entità che pagheranno un caro prezzo per i loro errori sono lo stato ed il cartello delle banche centrali. L’origine della manipolazione dei mercati è tutta qui. Ma andiamo con ordine, prima l’immagine.

Sin dalla crisi della Lehman, le banche centrali del mondo si sono date da fare per salvaguardare gli interessi privilegiati di coloro che facevano parte del loro cartello. In particolare, il settore bancario commerciale. Purtroppo per la Lehman c’era Henry Paulson al Ministero del Tesoro e non Dick Fuld, quindi tale banca non è rientrata nella dicitura TBTF (a differenza di JP Morgan, Goldman Sachs, Citigroup, ecc.) che finora ha rappresentato un club esclusivo di istituti finanziari inspiegabilmente necessari alla tenuta dell’attuale sistema economico.

Dopo anni di ZIRP, nulla è cambiato ed ora la BCE si è spinta oltre implementando la NIRP. Di recente il tasso di deposito presso la Banca Centrale Europea è stato abbassato ulteriormente, dal -0.10% al – 0.20%. In questo modo si spera che le banche commerciali, nonostante i loro bilanci disastrati, riprendano a concedere prestiti ad imprese e privati cittadini e far ripartire l’economia stimolando la domanda. Le banche commerciali, già da qualche anno, hanno drenato la maggior parte della liquidità depositata lì mediante il ripagamento dei prestiti LTRO avvenuti tra il 2020 ed il 2020. Grazie all’aiuto della FED ed allo sfruttamento della sua unità di immagazzinamento, le banche commerciali estere che operano sul suolo americano sono state in grado di finanziarsi a buon mercato attraverso la generosità dello zio Ben. Non dimentichiamoci nemmeno il ricorso agli swap di valute .

Negli Stati Uniti, invece, le riserve in eccesso sono pagate ancora ad un tasso dello 0.25%.

Ora, sebbene le riserve non siano scese a zero, in Europa queste riserve ancora ci sono e rappresentano un onere per le banche commerciali. In un mondo in cui i rendimenti della maggior parte dei titoli sono calati, rendendo appetibile anche il pattume, le banche commerciali in cerca di profitti non possono permettersi il lusso di chiudere in negativo un anno commerciale. Quindi, come apprendiamo da Zerohedge , le banche commerciali potrebbero scaricare il peso dei tassi di interesse negativi sulle spalle dei loro depositanti e correntisti. Ecco la regola: ogni qual volta lo stato annuncia nuove normative o tasse sulle imprese, queste verranno trasferite inevitabilmente ai consumatori. Il nostro caso non diverge affatto da questa regola generale.

Questo significa che i correntisti si troveranno davanti ad un bivio: trattenere i loro soldi in banca ed essere tassati, spostarli in un’altra banca, ritirarli dal circuito bancario. Mentre la seconda opzione è deleteria per le finanze di una o una manciata di banche in particolare, la terza è deleteria per il sistema bancario nel suo complesso. Al giorno d’oggi noi abbiamo a che fare con banche commerciali dedite a concedere prestiti attraverso la riserva frazionaria, ovvero, a fronte di un dato numero di depositi vengono concessi prestiti ben oltre l’ammontare di denaro depositato.

Data la quantità di asset non performanti, crediti incagliati e prestiti in sofferenza, anche la seconda opzione è pericolosa perché scatenerebbe margin call a raffica dove ogni banca cercherebbe di restare a galla sfruttando le debolezze delle altre in condizioni palesemente peggiori e cercandone di acquisire gli asset (un po’ quello che è successo con Bear Sterns). Dato il crescente panorama avverso alle tasse, credo che la seconda e la terza opzione saranno l’innesco alla prossima crisi finanziaria ( ufficiale , perché l’attuale ciclo dura da circa 20 anni ). La politica che in teoria dovrebbe aiutare l’economia europea finirebbe per ritorcersi contro coloro che l’hanno implementata. Questa è la lezione da imparare: “La strada per l’inferno è lastricata di tassi di interesse negativi”.

E’ per questo che la BCE si è offerta di reflazionare la base monetaria europea acquistando titoli cartolarizzati dalle banche commerciali: cerca di compensare eventuali perdite di depositi con nuovo denaro stampato ed inglobando nel suo bilancio asset di dubbia qualità. Anche stavolta, a quanto pare, si è semplicemente parlato senza pensare alle conseguenze — strategia perseguita sin da quando è iniziata questa crisi europea, dove, nonostante tutti gli annunci, niente è stato risolto . Quale sarà il risultato di questa nuova ondata di inflazionismo monetario? Stavolta “più della stessa cosa” funzionerà? Credo proprio di no. In tutto il mondo i difetti di questo piano d’azione stanno emergendo prorompenti. Rimbambire per anni una persona affetta da gravi problemi psichici con anti-depressivi ed ogni sorta di farmaco allucinatorio e poi ammettere che il problema è risolto, non credo possa definirsi una soluzione. Non appena le dosi diminuiscono, la pazzia riemerge.

L’illusione della pseudo-stabilità di oggi è garantita da un bacino della ricchezza reale ancora capace di assorbire i colpi inferti dalla pianificazione centrale. Il continuo interventismo e l’incremento della sua portata non è positivo, perché esso porta con sé un carico maggiore di errori economici ed allocazioni errate delle risorse scarse, che intaccheranno ulteriormente la salute del bacino della ricchezza reale. Non appena la stagnazione colpirà tale bacino, o peggio una contrazione, la pianificazione centrale potrà dire addio a tutti i suoi piani. Non accadrà dall’oggi al domani, sarà un processo che si accumulerà nel tempo, silenzioso. Così come gli economisti mainstream non hanno visto arrivare la recessione del 2008, non vedranno arrivare neanche la prossima di maggiore portata. Le banche centrali pensano di poter aggiustare gli errori che hanno portato alla Grande Recessione, cercando di calciare il barattolo lungo la strada e sperare che i problemi si aggiustino da soli, prima di perdere totalmente il controllo sull’economia. Manipolando l’offerta di moneta e distorcendo i segnali di mercato (es. i prezzi), cercano di incanalare le scelte degli individui verso obiettivi predefiniti in modo da poter guadagnare un altro po’ di tempo. Nonostante i loro sforzi, il libero mercato avrà sempre l’ultima parola .

Non c’è niente di assolutamente virtuoso nello stimolo monetario. L’inflazione dell’offerta di moneta consente ai primi ricevitori di tale denaro di effettuare scommesse sempre più rischiose, tentando di risanare i propri sbagli con sbagli più gravi. Essendo il settore bancario centrale un cartello, sta fornendo l’opportunità al proprio settore protetto (stato e banche commerciali) di riparare ai propri errori; ma questa è la stessa strategia che ha generato suddetti errori , poiché l’azzardo morale che deriva da questo comportamento è assolutamente scontato . Basta guardarsi intorno, e si noterà che tutto il denaro creato fino ad ora è servito semplicemente a reflazionare un ambiente economico che invece necessitava di una pulizia. Guardate tutte le bolle spuntate nei vari mercati : immobiliare, azionario, obbligazionario. I rendimenti di tutti questi “investimenti” pagano interessi ridicoli, e l’azzardo morale va alla ricerca di situazioni sempre più rischiose e potenzialmente remunerative per dare una parvenza di positività ai bilanci delle attività improduttive. L’inflazione dell’offerta monetaria, al momento, si è tradotta maggiormente in inflazione dei prezzi degli asset, influenzando solo marginalmente l’economia più ampia. Ma le conseguenze non intenzionali sono sempre dietro l’angolo. Paradossalmente, ma forse non tanto, la miccia per un’altra recessione potrebbe arrivare da uno dei mercati più sfruttati in quanto a leva e rischio di controparte alto: il mercato reverse repo .

La catena in cui ogni anello rappresenta un istituto finanziario diverso, non deve per forza spezzarsi all’apice; come per il 2008, basta il crollo di uno solo di questi anelli affinché tutto il baraccone crolli giù. Facciamo un esempio per capire di cosa stiamo parlando. Mettiamo conto che un certo istituto finanziario abbia tra le mani un bond statale; esso può raccogliere liquidità sottoscrivendo un contratto repo con una controparte (una banca), vendendo l’asset e ricomprandolo in una data futura. i prezzi di vendita e di riacquisto vengono concordati al momento della sottoscrizione di questo contratto. Il mercato per i bond statali è molto liquido al giorno d’oggi, soprattutto grazie alle regole di Basilea III. Ora, l’istituto che cede l’asset può anche assicurarsi contro eventi sfavorevoli in base alle fluttuazioni dei tassi di interesse sottoscrivendo contratti swap sui tassi di interesse. Queste pratiche hanno aumentato a dismisura il mercato dei derivati, anche perché le banche hanno sfruttato gli stessi bond statali per cederli in garanzia e spuntare occasioni favorevoli. In questo modo, il coacervo di contratti stipulati e cartolarizzazioni di asset fa perdere di vista chi è il possessore di cosa, rendendo il panorama finanziario del tutto nebuloso. Basta che solo una parte si rifiuti di elargire denaro o mancare di riconsegnare un certo asset, per scatenare un panico nella fiducia nei mercati finanziati. Sono talmente sottoposti a leva che tale probabilità cresce ogni giorno che passa.

O, come documentato da Zerohedge nel link precedente, ora la scarsità di bond statali utilizzati come collaterale può di nuovo bloccare le banche commerciali da svolgere il ruolo di intermediari paganti. Se il prezzo per ricomprare il bond aumenta, a causa della loro scarsità, riconsegnarlo al venditore originale rappresenta un onere non indifferente. Questo invoglierebbe di nuovo le banche a depositare il denaro ricevuto dai programmi di allentamento monetario presso le banche centrali stesse. Negli USA è ancora possibile, ma cosa succede in Europa che ora adotta tassi di interesse negativi sui depositi?

PER OGNI VINCITORE C’E’ UN PERDENTE

L’economia più ampia ha assaggiato solo marginalmente la generosità monetaria delle banche centrali, ma questo non è coinciso con un miglioramento della situazione generale. Anzi. Se coloro che hanno ricevuto per primi il denaro di nuova creazione hanno beneficiato di un potere d’acquisto ancora avulso dall’influenza di questo denaro, coloro che lo riceveranno per ultimi sentiranno sulla loro pelle tutto il dolore economico che scaturisce da un potere d’acquisto diluito a causa di una svalutazione monetaria. La redistribuzione della ricchezza che ne consegue arricchisce indubbiamente coloro molto vicini alla banca centrale. Ciò significa un drenaggio costante di risorse dell’economia reale, verso quelle attività privilegiate artificialmente. I vincitori sono loro.

O almeno lo sono finché il flusso di denaro facile continua a fluire nelle loro tasche, ovvero, finché restano in campo politiche monetarie allentate e di distorsione dei tassi di interesse. L’unico stimolo che ha avuto successo è stato quello della creazione di più bolle. Una cosa di cui si sta accorgendo anche il FMI .

Seguendo la teoria Austriaca del ciclo economico, durante una recessione c’è una riallocazione delle risorse secondo i desideri reali degli individui, incanalandole verso quei progetti che nella loro opinione sono più urgenti da realizzare. Il dolore economico sopportato durante questi periodi è transitorio, poiché serve tempo per riaggiustare la struttura produttiva in base al capitale esistente e riallineare i segnali di mercato. Nello specifico le imprese tendono a licenziare personale, liquidando quelle posizioni che durante il boom si credeva fossero percorribili e le nuove attività che nascono impiegano prevalentemente computer e macchine poiché più a basso costo rispetto ad una forza lavoro più costosa a causa delle distorsioni artificiali di un boom insostenibile. La disoccupazione transitoria di questi periodi ed il calo dei saggi salariali, vengono compensati da una produzione in rapida crescita e da una contrazione monetaria, aiutando quelle persone senza posto di lavoro attraverso un aumento del potere d’acquisto del loro mezzo di scambio. E’ possibile acquistare più beni con meno denaro.

Al giorno d’oggi, le banche centrali stanno tentando di tenere l’economia in uno stato di quasi-boom, sostenendo artificialmente entità decotte. Lo fanno abbassando al di sotto del livello di mercato il tasso di interesse e, di conseguenza, abbassando il costo dell’accesso ai finanziamenti (per chi se li può permettere, poiché non tutti posso accedere a nuovi prestiti date le garanzie stringenti imposte dalle banche commerciali). Il mercato continua a spingere per una recessione, mentre le banche centrali spingono per una reflazione delle bolle scoppiate. Queste due forze si scontreranno. E’ un incidente annunciato.

Nello scenario distorto di oggi il costo del lavoro continua ad essere mantenuto alto, spronando le aziende a ricorrere alle macchine per svolgere i lavori. Ad esempio: a fronte dei costi coinvolti, nelle stazioni ferroviarie sarà più economico installare una macchina sforna biglietti piuttosto che assumere personale che lo faccia di persona. Gli imprenditori prendono queste decisioni seguendo l’andamento dei segnali di mercato, ed al giorno d’oggi i segnali sono distorti quindi non hanno altra scelta che adeguarsi. I costi burocratici e fiscali contribuiscono ad ingessare ulteriormente il mercato del lavoro, creando una campana di vetro attorno alle aziende privilegiate e lasciando le altre a marcire. Alle attività sostitutive è preclusa la nascita, quelle esistenti devono lottare con le unghie e con i denti contro il fisco ed il crowding out della spesa pubblica, e la disoccupazione rimane alta. Per sopravvivere un numero crescente si rivolge e si rivolgerà alla carità del governo.

Quanto è davvero percorribile e perseguibile questa strada? Finora non ha fatto altro che aumentare i problemi . Le allocazioni errate sono aumentate, la produzione non segue i desideri degli individui, le risorse scarse vengono sprecate, vengono attuate maggiori distorsioni per mascherare gli effetti nefasti della politica monetaria allentata (es. inflazione dei prezzi). La stagflazione odierna non è altro che il risultato di decisioni errate prese dai pianificatori centrali, per le quali Main Street sta pagando il prezzo più elevato (a differenza dei settori privilegiati). Siate consapevoli che la via che stiamo percorrendo è quella che conduce verso la schiavitù , ma la cosa pazzesca è che esistono intellettuali pronti a fornire all’establishment la giustificazione morale per questo scempio.

LA CHIAROVEGGENZA DELLA GILDA ACCADEMICA NON E’ ALTRO CHE CIARLATANERIA

L’esempio più fulgido di questa cosa lo possiamo ritrovare in un articolo di Paul Krugman del febbraio dell’anno scorso. Per commentatori come Krugman l’importanza di modelli matematici con cui studiare la realtà è qualcosa di indissolubilmente necessario. I resoconti econometrici sono semplicemente fumo negli occhi; riempiendo la testa dei lettori con inutili numeri ed equazioni, si confondono le idee lasciando chi legge in preda ad uno smarrimento non indifferente. Qual è la teoria alla base? I numeri? La statistica? I numeri possono essere girati e rigirati .

La fede cieca del keynesismo nei numeri preclude loro la capacità di vedere le bolle, così come dimostra la Yellen quando parla di “valutazioni non allarmanti del mercato azionario”. Quello di cui abbiamo veramente bisogno è che imprenditore e lavoratore possano incontrarsi e stabilire a che prezzo l’uno lavorerà per l’altro. Non c’è bisogno di intermediari, solo la volontà di concludere un affare ad un determinato prezzo. L’attuale panorama economico è infestato dal mantra di una produttività sempre crescente perché l’espansionismo monetario è andato ben oltre ogni qualsiasi immaginazione. Inoltre la produttività è martoriata da una pressione fiscale spropositata che ne indebolisce le prospettive e le potenzialità. A fronte di un’offerta monetaria fissa questi problemi non si porrebbero, e la produttività sarebbe legata alle fluttuazioni dell’inventiva e del capitale investito dagli imprenditori (oltre che dalle capacità dei lavoratori). Non ci si lamenterebbe più di una massimizzazione “a tutti i costi” della produzione dettata dall’urgenza di compensare le pianificazioni monetarie (con tanto di bolle e prodotti scadenti), invece ci si concentrerebbe sull’efficienza reale dei prodotti sfornati e sull’efficacia con cui andrebbero a soddisfare i desideri dei consumatori.

Traslare il modello delle scienze naturali a quello economico che è puramente sociale. Paul Samuelson, uno degli econometristi più apprezzati, è lo stesso che ha mosso la previsione più sballata della storia dell’economia: l’economia Russa avrebbe superato quella USA. Nel 1991 sappiamo tutti come è andata a finire. Prima di lui il primato lo deteneva Irving Fisher, il quale negli anni precedenti alla Grande Depressione affermò che il mercato azionario aveva ormai raggiunto un plateau permanente.

Tutti loro fondavano le loro teorie esclusivamente sui numeri. Tutti loro non avevano idea di cosa significasse causa/effetto in economia. E’ per questo che si sono dimostrati, agli occhi della storia economica, dei ciarlatani.

Implementare il metodo delle scienze naturali quando si parla di economia significa permettere ad un gruppo “illuminato” di persone (in questo caso la gilda accademica) di avere a portata di mano soluzioni per qualsiasi inconveniente nel panorama economico. Questo da loro credito. Questo fornisce loro la giustificazione morale per consigliare “saggiamente” i pianificatori centrali. L’interventismo senza frontiere dei giorni nostri è figlio di questa concezione scriteriata dell’economia. Gli uomini sono essere razionali, non sono pedine su una scacchiera che possono essere mosse secondo i capricci di alcune persone che si presume “sappiano meglio di altre”. Gli esperimenti econometrici sono assurdi in economia, proprio perché abbiamo a che fare con uno degli esseri più volubili che esistono: l’essere umano. Tali modelli non saranno mai in grado di inglobare tutta la conoscenza e le informazioni presenti nel panorama economico, proprio perché è impossibile. Ed è per questo che devono eliminare l’individuo e la sua preferenza temporale, riducendo l’attore economico ad una semplice comparsa.

Qui non abbiamo a che fare con topi di laboratorio. L’econometria prevede lo studio di fenomeni sociali attraverso un metodo utilizzato nelle scienze naturali. Si pensa erroneamente che sia possibile condurre qualsiasi esperimento, come in un laboratorio, il quale darà sempre gli stessi risultati. Come è possibile conciliare una metodologia rigida con una flessibile? Secondo i sostenitori della scienza econometrica, essa è in grado di prevedere i risultati di determinate politiche in modo da migliorare l’efficienza dello stato e può essere un ottimo strumento per avere indicazioni sul futuro. Ma come scrisse Mises nell’ Azione Umana : “L’esperienza con cui deve fare sempre i conti la scienza dell’azione umana è costituita da fenomeni complessi. Nessun esperimento di laboratorio può essere concluso con successo quando abbiamo a che fare con l’azione umana.”

Presupporre, quindi, che equazioni, numeri e costanti possano essere impiegati per incasellare le azioni degli uomini è quanto di più deleterio possa esistere nello studio della scienza economica. Non solo si cade in errore per spiegare determinate situazioni, ma si commette anche l’errore di sapere cosa può spingere le persone ad agire in certi modi. Se un attore economico ha come obiettivo il miglioramento della propria posizione o ricchezza, esso stilerà una serie di modi con cui raggiungere questo obiettivo. E’ possibile dire a priori quale sarà il modo più efficace per raggiungere suddetto obiettivo? No, perché potrebbe non essere a conoscenza di tutte le informazioni di cui necessita per operare al meglio la sua scelta. In The Use of Knowledge in Society , Hayek rimarcava la differenza tra informazione e conoscenza e la loro importanza nei processi di mercato. Senza proprietà privata non esistono prezzi sani, e senza di essi non esiste informazione; la conoscenza, invece, è un concetto qualitativo (piuttosto che quantitativo come l’informazione, poiché essa può essere parziale). L’imprenditorialità è qualcosa che si impara attraverso la propria esperienza ed il proprio piglio creativo, e non può essere trasmesso o insegnato al primo che passa. La pianificazione centrale crede di poterli manipolare entrambi. Così facendo è come se creasse una macchina senza freni (imprenditori) ed una strada senza segnali (prezzi).

Pensate alla bolla immobiliare pre-2008. Le aziende edili erano floride, facevano piani a lungo termine seguendo un mercato pesantemente manipolato. Per un po’ sono riuscite a rimanere sulla cresta dell’onda, ma una volta che l’illusione monetaria è finita, sono terminati anche i loro sogni di gloria. Pensate al Monte dei Paschi. Comprereste le azioni di questa banca al prezzo a cui sono vendute oggi? Non credo, sapendo cosa si cela dietro il più recente aumento di capitale . Non è possibile affidarsi completamente alla matematica nel campo economico e credere di avere in mano le chiavi di questa scienza, è necessaria come supporto, ma senza la logica non c’è scampo a finire in errore. Senza un nesso solido di causa/effetto, non c’è scampo di finire in errore. Senza una teoria solida, non c’è scampo di finire in errore.

Ciò che vale per la matematica, comunque, vale anche per la statistica e la probabilità. Ciò che osserviamo nell’ambiente economico, giorno dopo giorno, riguarda eventi unici e non ripetibili nello stesso modo in cui si sono verificati la prima volta, proprio perché abbiamo a che fare con comportamenti altamente mutevoli. Non c’è omogeneità nelle azioni umane. Quindi, come scrisse Mises nel libro The Ultimate Foundation of the Economic Science : “In quanto metodo di analisi economica, l’econometria rappresenta un futile gioco con i numeri che non contribuisce affatto alla spiegazione dei problemi della realtà economica.” Tale affermazione potete verificarla pensando, ad esempio, a quante volte ormai sono state disattese tutte le stime sulla presunta crescita e sulle performance del PIL. Questo perché ragionare per aggregati, nenia tediante del pensiero keynesiano, fa perdere di vista il fattore più importante di tutti: l’azione propositiva dei singoli attori economici.

Il gearing dell’attuale sistema finanziario ha raggiunto picchi storici, costituendo uno dei più grandi investimenti improduttivi mai visti. E’ paragonabile ad un treno in corsa senza freni.

Il mercato più ampio, o Main Street, ancora subisce gli effetti nefasti delle politiche monetarie allentate. Non si è ancora ripreso dall’orgia di errori esplosi con prorompenza sei anni fa. Oltre a soffrire del proprio deleveraging , deve sopportare anche quello imposto dai pianificatori centrali per salvaguardare gli interessi privilegiati. Inoltre, c’è una disperata ricerca di reflazionare gli errori che hanno portato al crash del 2008; come se la bolla dei prestiti studenteschi e di quelli automobilistici non fossero già abbastanza! Ma il criterio degli attori economici li forza a spingere ancora per una recessione, affinché abbia finalmente luogo una sana pulizia degli errori del passato. E’ paragonabile ad un oggetto inamovibile.

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