I mercati l’ultimo giorno dell’anno

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I mercati l’ultimo giorno dell’anno

Chiusura di anno relativamente tranquilla sui mercati valutari, con prevalenza di rialzo sulle principali majors eccetto EUR/USD che dopi i massimi della scorsa settimana si appresta a ritracciare verso il livello 1.3700 che resta il livello principale di supporto.

Alle 16 verra` rilasciato il dato sulla fiducia dei consumatori USA

Chiusura in lieve ribasso ieri su Wall Street che si prepara alla prima seduta del nuovo anno, storicamente positiva per l`azionario. Gli investitori potrebbero ancora decidere di puntare sugli acquisti per la prima seduta del nuovo anno sulla scia in parte dell`euforia che ha visto Wall Street registrare le migliori performances dal 1997. Anche Piazza Affari chiude l`anno in positivo con un +16% dall`inizio dell`anno, mentre, la migliore in Europa resta la Borsa di Francoforte con +25%. Occhi puntati verso il nuova anno pertanto, che potrebbe vedere anche la tanto attesa ripresa del mercato dell`oro oltre che nuovi livelli record per la grande novità del 2020, il BITCOIN che veniva quotato 13.5$ ai primi di Gennaio 2020 e chiude l’anno in corso con quotazioni stabili intorno agli 800$.

Fisco, oggi è l’ultimo giorno che lavoriamo per pagare le tasse

(Teleborsa) – “Oggi è l’ultimo giorno dell’anno che lavoriamo per il fisco; da domani, infatti, scatta il tanto sospirato giorno di liberazione fiscale” anche conosciuto come Tax Freedom Day. A dare la buona notizia ai contribuenti italiani è Paolo Zabeo, coordinatore dell’Ufficio studi della CGIA, associazione che rappresenta artigiani e PMI del Veneto.

Secondo i calcoli, per l’anno in corso la data in cui iniziamo a lavorare per noi stessi è appunto il 3 giugno, stessa data del 2020. “Incluse le festività – prosegue Zabeo – nel 2020 sono stati necessari 153 giorni per scrollarci di dosso la morsa del fisco; ben 38 giorni in più rispetto al dato registrato nel 1980”.

Come si è giunti alla data del 3 giugno? L’Ufficio studi della CGIA ha preso in esame il dato di previsione del PIL del 2020 e lo ha suddiviso per i 365 giorni dell’anno, ottenendo così un dato medio giornaliero. Dopodichè, ha considerato il gettito di imposte, tasse e contributi che gli italiani verseranno quest’anno e lo ha “frazionato” per il PIL giornaliero. Il risultato di questa operazione determina la data media, cioè il 3 giugno, a partire dalla quale nel 2020 gli italiani “salutano” il fisco e iniziano a lavorare per

“Lavorare 5 mesi su 12 per lo Stato – rimarca Zabeo – ci dà l’idea di quanto eccessivo sia il nostro fisco. Al netto del peso dell’economia sommersa, sui contribuenti fedeli al fisco grava una pressione fiscale reale che sfiora il 50 per cento, un carico che non ha eguali in Europa””.

Previsioni Petrolio, cosa succederà entro la fine dell’anno

La buona notizia per i titoli petroliferi ed energetici è che rispetto a precedenti fasi di rallentamento della domanda non si segnalano particolari esposizioni debitorie né impegni in grandi progetti dagli incerti ritorni. Sarà quindi possibile approfittare nei mesi a venire di qualche calo delle quotazioni dei mercati per inserire anche questi titoli in portafoglio.

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Prima di cominciare, ricordiamo che è possibile fare profitti grazie agli ETF Petrolio che sono disponibili a tutti grazie a piattaforme come Trade.com.

Nel momento in cui il presidente Usa, che in campagna elettorale aveva più volte detto di voler sostenere il settore petrolifero a stelle e strisce, ha lanciato il suo annuncio, infatti, la notizia dell’ulteriore aumento del numero di trivelle aperte ha fatto scivolare ulteriormente il prezzo del greggio, col future sul Wti texano ormai sotto i 47,5 dollari al barile e quello sul Brent del Mare del Nord scivolato sotto la soglia psicologica dei 50 dollari al barile. Era il maggio scorso e sul fronte opposto Tesla (che produce auto elettriche) aveva guadagnato terreno (+1,8% nella seduta del 31 maggio in cui è arrivato l’annuncio), influenzata beneficamente dalla ripresa del mercato dell’auto americano.

Una brutta notizia è arrivata di recente dal Dipartimento dell’Energia Statunitense (DOE) che ad inizio ottobre ha riferito che le scorte di petrolio statunitensi sono diminuite più del previsto
, in calo di 6,02 milioni di barili (mb) a 464,96 mb (-1,3 su base settimanale, – 0,9% su base annua), contro stime di consenso pari a una contrazione minore di -0,50 mb. A Cushing, gli stock sono aumentati di 1,53 mb, a 62,46 mb (+ 2,5% su base settimanale, -0,3% su base annua).

Invece, le scorte di benzina negli Stati Uniti sono aumentate più del previsto, crescendo di 1,64 mb / giorno, a 218,9 mb (+ 0,8%su base settimanale, -3,7% su base annua). Le scorte di distillati sono scese di più previsto, in calo di 2,61 mb a 135,4 mb (-1,9% su base settimanale, -15,7% su base annua). Durante le ultime quattro settimane, il prodotto totale fornito era 20,24 mb (+ 1,9% su base annua), la benzina fornita era 9,46 mb / giorno (+ 1,3% su base annua), l’olio combustibile distillato fornito era 4,02 mb (+ 12,0% su base annua). La produzione statunitense è aumentata di 14 anni mille barili a 9.561 mb / giorno (+ 0,1% su base settimanale, + 12,9% su base annua).

Più sul breve termine, si noti come nelle scorse giornate i prezzi del greggio sono aumentati dopo le osservazioni del presidente russo Putin, che ha detto che una possibile estensione dell’offerta tra Opec e non Opec alleati sarà preferibile almeno fino alla fine del 2020. Un messaggio che per gli analisti evidenzia l’impegno costante della Russia a collaborare con altri produttori di petrolio, limitando la produzione globale e riducendo le scorte OCSE. Intervenuto al Russian Energy Week Forum, una conferenza internazionale sull’efficienza energetica che si svolge a Mosca, il Presidente russo ha aperto all’ipotesi di un’estensione fino alla fine del 2020 del piano di tagli produttivi a guida Opec partito a gennaio di quest’anno, dichiarando inoltre che un eventuale prolungamento dell’accordo in vigore, che sottrae al mercato 1,8 milioni di barili al giorno, dovrebbe durare almeno fino al dicembre 2020.

Sebbene sottovalutato rispetto ad altre determinanti più ricorrenti, c’è anche un altro motivo piuttosto importante che sta contribuendo a supportare le quotazioni del petrolio, infondendo discreto ottimismo sul mantenimento dei prezzi del barile sopra quota 50-52 dollari. Il riferimento è alle minacce formulate dal presidente turco Erdogan, che ha dichiarato di poter valutare di bloccare l’export petrolifero dal Kurdistan a causa del referendum per l’indipendenza. Secondo le ultime stime le riserve della regione sono stimate in circa 45 miliardi di barili e che il loro sfruttamento è legato all’oleodotto che trasporta circa 550.000 barili al giorno fino al porto di Ceyhun in Turchia e al valico di Habur, dove transitano una media di 1.700 Tir al giorno. Non è chiaro quanto possano essere assunte in concretezza simile minacce, ma intanto Iraq e altre nazioni hanno ricevuto l’invito esplicito della Turchia a interrompere gli acquisti di greggio estratto dai curdi.

Approfondisci: Azioni Petrolifere.

Intanto il quarto e ultimo trimestre dell’anno è iniziato e arriva dopo tre mesi più che positivi per il mercato del petrolio
. I prezzi del Wti americano sono cresciuti del 12% tra la fine giugno e la fine di settembre, quelli del Brent addirittura del 20%. Resta il fatto che le quotazioni siano oggi inferiori rispetto a quelle di inizio anno, rispettivamente del 7,5% e 1,5%. E da qui a fine anno dove andranno? Partiamo da una premessa: l’ultimo trimestre è solitamente negativo per i prezzi petroliferi. Cnbc ne ha studiato l’andamento negli ultimi 25 anni, scoprendo che mediamente le quotazioni del greggio USA cedono il 7,5% in questo periodo, mentre il dollaro tende ad apprezzarsi di quasi lo 0,9% e l’oro rimane sostanzialmente stabile.

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