Il dollaro americano segna un ribasso

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Il dollaro americano segna un ribasso

Dopo il non evento rappresentato dalle comunicazioni provenute dalla Federal Reserve con le seguenti dichiarazioni del Governatore Yellen, ieri i mercati si sono mossi mantenendo le medesime logiche di debolezza generalizzata di dollaro americano e forza di Borse. Ciò ha permesso non solo di avere una tematica di fondo che legasse tutti i movimenti intra ed inter market, ma di sfruttare quadri grafici piuttosto tecnici.

Ieri abbiamo ricordato, riferendoci naturalmente a quanto accaduto mercoledì sera, come la combinazione di fattori che avrebbe potuto portare ad un rafforzamento del dollaro americano ed ad un calo di Borse ha di fatto trovato un ostacolo invalicabile nel momento in cui di fatto tutto è andato come da attese spiega Davide Marone di DailyFx. Un elemento in qualche modo destabilizzante per i mercati, per quanto tecnicamente giustificato dal balzo dell’inflazione registrato nella rilevazione di martedì scorso, poteva essere relativo ad un taglio del Quantitative Easing 3 di 15 miliardi invece che di 10.

Quanto meno da un punto di vista simbolico. Altro spunto di riflessione in grado evidentemente di spostare le aspettative e di conseguenza i prezzi poteva essere relativo ad una possibile accelerazione sul fronte forward guidance, che avrebbe potuto contemplare dunque potenziali rialzi dei tassi di interesse anche prima dell’orizzonte temporale utile della seconda metà del 2020. Ma anche su ciò nessun cenno. Ancora, come affermavamo non più tardi di ieri in questa sede, dopo l’impostazione eurocentrica del mercato presente fino allo scorso 5 Giugno, e alle attese dollaro-centriche di mercoledì sera, e ciò si è dimostrato ieri in maniera palese, possiamo dunque tornare ad un’analisi pura e pulita dei quadri tecnici che sui cambi valutari originali evidenzierebbe e sta evidenziando situazioni in cui il greenback può ancora essere valuta di finanziamento, e sulle Borse metterebbero e stanno mettendo in luce ancora uno scenario di nuovi possibili ma sempre più deboli rialzi.

Le parole della Yellen, spingono al ribasso il dollaro Usa

Come avevamo previsto ieri il FOMC ha deciso di lasciare invariate le strategie monetarie in essere (tassi d’interesse su livelli bassi 0-0,25% e tapering di 10 mld di dollari). Dal prossimo mese gli acquisti mensili da parte della banca centrale del paese a stelle e strisce di Treasuries e MBS (Mortgage Backed Securities) passeranno da 45 a 35 miliardi di dollari (20 miliardi in titoli di stato e 15 miliardi in titoli legati ai mutui). Nella conferenza stampa successiva alla decisione sui tassi il governatore del Federal Reserve System, Janet Yellen, ha scelto di utilizzare toni molto “dovish” (parole da colomba) non sottolineando i rischi di una possibile accelerazione dell’inflazione (evidenziati nelle ultime cifre del CPI) e confermando invece come i tassi d’interesse rimarranno su livelli bassi ancora per un prolungato periodo di tempo. I mercati azionari hanno beneficiato di tali dichiarazioni mostrando nuovi record, il dollaro, invece, ne ha inevitabilmente risentito perdendo un po’ di forza (dollar index sceso fino a 80,25). Riviste al ribasso le stime sul PIL 2020 (da +2,8%/+3% al range +2,1%/+2,3), ribaditi invece i target 2020 e 2020.

Le parole della Yellen ci hanno suggerito di mantenere invariate le nostre aspettative sul prossimo rialzo del costo del denaro nel paese a stelle e strisce nel secondo/terzo trimestre 2020 spiega il report di Ig. Altro elemento interessante è stato il voto unanime. Anche i nuovi membri del Board (Stanley Fischer, Lael Brainard e Loretta Mester) si sono allineati (almeno per il momento) alle politiche della Yellen. Avremo più indicazioni su tale meeting alla pubblicazione dei verbali nelle prossime settimane

Sul fronte valutario intanto continua la crisi del peso argentino sulla scia dei forti rischi di un default del paese guidato da Cristina Fernandez de Kirchner. Il cambio ufficiale tra dollaro statunitense e peso argentino si attesta a 8,13 in rialzo rispetto alle precedenti sessioni. Il deprezzamento della valuta di Buenos Aires lo si osserva più nettamente guardando alle quotazioni sul mercato parallelo. Il dolar blue viene, infatti, scambiato a 12,50 pesos argentinos tornando vicino ai valori record di gennaio. Abbiamo forti dubbi che l’esecutivo della Kirchner possa arrivare a fine mandato. Crediamo che un nuovo governo potrebbe creare più ottimismo sui mercati e ridare uno slancio alle attività economiche del paese.

Forex: dollaro USA segna nuovi minimi contro lo yen, colpa di borse e petrolio

5 Aprile 2020 – 13:27

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Forex, dollaro-yen registra nuovi minimi in 17 mesi. Cambio spinto giù dalle borse asiatiche e dal petrolio. Ma per la Bank of Japan USD/JPY è su livelli critici.

Il dollaro americano registra nuovi minimi contro lo yen dallo scorso ottobre 2020, gli investitori percepiscono un aumento dei rischi che porta giù le borse asiatiche e il prezzo del petrolio, mentre l’incertezza della Fed non aiuta le sorti della valuta americana.

Neanche tre settimane fa il cambio dollaro-yen era sceso al di sotto di quota 111.000, portando ad un intervento diretto la Bank of Japan. Per la banca centrale del Giappone infatti quota 110 rappresenta un livello critico al quale non vorrebbe vedere aggirarsi dollaro-yen.

Oggi USD/JPY è crollato segnando nuovi minimi a 110.300.

Forex, dollaro-yen: nuovi minimi a causa di borse asiatiche, petrolio e Fed

Il cambio dollaro-yen ha raggiunto durante la giornata di oggi livelli minimi che non toccava dall’ottobre 2020. Vediamo i motivi dietro al crollo odierno.

I mercati asiatici hanno chiuso l’ultima sessione con importanti flessioni, che hanno apprezzato la valuta nipponica e danneggiato ancora di più il loro settore export.

L’indice MSCI, che non comprende il Giappone, è sceso del -1,3% mentre il Nikkei ha chiuso l’ultima sessione in calo del -2,4%, in uno scenario che lo vede ribassista già da diverse settimane. Chiude positiva invece la Cina, con un +0,50% del China A50 e un +1,54% dell’indice di Shangai.

All’apprezzamento dello yen, causato da questa ultima giornata al ribasso delle borse, si aggiunge l’andamento negativo del petrolio, che con il suo incedere verso quota $34 svaluta il dollaro contro le altre valute, soprattutto quelle meno legate al prezzo dell’oro nero.

Infine il clima di incertezza che si respira negli Stati Uniti, con le politiche incerte che la Federal Reserve sta portando avanti e con la questione relativa ai tassi di interesse, rappresentano una debolezza ulteriore per il dollaro, che viene da una settimana di deprezzamento generale.

Forex, dollaro-yen: livello critico raggiunto, la BoJ interverrà di nuovo?

Lo scorso 17 marzo la Bank of Japan intervenne sul mercato valutario per riportare verso l’alto la quotazione dello yen contro il dollaro.

Il raggiungimento che ci fu di quota 110, in particolare il minimo fu segnato a 110.650, portò la banca centrale giapponese ad un intervento, ritenendo troppo calda la zona nella quale il cambio dollaro-yen stesse scambiando.

La politica dei tassi negativi infruttuosa e le difficoltà economiche che sta vivendo il Giappone non possono di certo risolversi con un apprezzamento della valuta locale.

Vediamo la formazione a triangolo, con rottura del minimo, che si è formata dallo scorso 17 marzo:

Nel grafico H4 riportato si prende in considerazione proprio la risalita dallo scorso minimo e la seguente ripresa del trend ribassista, che ha da poco violato il supporto evidenziato in verde.

La forma a triangolo discendente segnalava una possibile rottura al ribasso e quindi l’entrata nella zona critica, che la Bank of Japan di certo non si augurava di rivedere così presto.

L’RSI è già nella fascia di ipervenduto e il prezzo rivede continuamente al ribasso la banda inferiore di Bollinger. In un’ottica di lungo periodo, che torni a guardare nel 2020, un prossimo livello obiettivo potrebbe essere a 110.100, ormai non troppo lontano.

Il trend, che ha preso anche le distanze dalla media mobile a 200 periodi, sembra insomma avere una progressione decisa al ribasso.
Bisognerà vedere se la BoJ riterrà opportuno intervenire di nuovo o sperare in una ripresa naturale al rialzo, prima che i problemi per il Giappone aumentino.

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