Il greggio, l’oro e Wall Street

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Il greggio, l’oro e Wall Street

In questo avvio di settimana ci sono state almeno tre notizie che hanno saputo orientare gli investimenti dei risparmiatori che vogliono guadagnare tanto e in modo rapido con le opzioni binarie. Si tratta della variazione di prezzo di greggio e oro e delle reazioni di Wall Street al summit UE.

Partiamo dal vertice europeo da cui è venuta fuori la strategia che l’UE vuole adottare per uscire definitivamente dalla crisi del debito, riequilibrando gli spread, cioè i differenziali di rendimento dei titoli di stato dei vari paesi rispetto ai bund tedeschi.

Gli indici USA hanno chiuso la prima giornata di contrattazioni con un rialzo abbastanza convincente: il Nasdaq Composit ha fatto segnare un +3% ed ha guadagnato il 2,2% il Dow Jones Industrial Average.

Ma la sessione USA è stata caratterizzata anche dal ribasso dei futures dell’oro che ad agosto dovrebbero essere scambiati a 1.599,65 dollari per oncia, circa lo 0,31% in meno rispetto al momento della scrittura. Sale invece l’Argento che per settembre dovrebbe essere scambiato a 27,523 dollari per oncia, il +0,32%.

Il summit europeo ha influito sulle quotazioni del greggio visto che gli investitori guardano ancora con un margine di scetticismo ai tempi entro cui saranno attivate le riforme previste durante il vertice. I futures del petrolio quindi perdono quota, almeno all’inizio della settimana.

Ad agosto il petrolio sarà scambiato a 83,89 dollari al barile, l’1,25% in meno rispetto alle quotazioni precedenti.

WALL STREET: GOLEADA PER EURO, ORO E GREGGIO

Il taglio ai tassi d’interesse da parte della Federal Reserve, peraltro ampiamente atteso dal mercato, ha permesso ai listini americani di archiviare la sessione in territorio positivo, forse con una dose eccessiva di euforia. Il Dow Jones ha guadagnato l’1.00% a 13930, l’S&P500 l’1.20% a 1549, il Nasdaq (ai massimi di quasi 7 anni) e’ salito dell’1.51% a 2859. Inoltre dopo la decisione della Fed di abbassare il costo del denaro al 4.50%, il mercato finanziario ha registrato una tripletta di record storici (secondo alcuni analisti non esenti da pericoli e rischi): l’euro e’ schizzato sopra $1.45, il petrolio ha sfiorato i $95 al barile, l’oro ha sfondato per la prima volta in 28 anni la barriera degli $800 l’oncia.

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Dopo aver tagliato il tasso interbancario di mezzo punto percentuale nel meeting di settembre, la Banca Centrale americana ha preferito proseguire su una linea di politica monetaria di tipo accomodante per permettere all’economia di assorbire piu’ efficacemente il colpo della crisi del mercato del credito scoppiata nei mesi estivi con i mutui subprime e il conseguente calo del mercato immobiliare.

Con il taglio di 25 punti base il tasso interbancario e’ passato al 4.50%; anche il tasso di sconto e’ stato rivisto dai governatori del Federal Open Market Committee al ribasso nella stessa misura, al 5.00%. I membri del Fomc sono tornati ad enfatizzare l’impatto negativo sull’economia degli Stati Uniti che viene dalla debolezza del comparto immobiliare e per i possibili rischi che gli elevati prezzi energetici e delle commodities possono ancora avere sulla dinamica inflazionistica.

Per Bill Gross, manager di Pimco (il principale fondo obbligazionario del mondo), la Federal Reserve potrebbe optare per una pausa nel meeting di dicembre, ma nella prima parte del 2008 sara’ costretta a portare i tassi a breve (fed funds) in un range compreso tra il 3% e il 3.5% per consentire all’economia statunitense di tornare a crescere. Leggere l’articolo:
TASSI: PIMCO, LA FED DOVRA’ TAGLIARE FINO AL 3,5%

parla di questo articolo nel Forum di WSI

Nell’arco della seduta a Wall Street, prima della comunicazione sui tassi, gli operatori hanno avuto modo di valutare diversi comparti economici grazie al massiccio flusso di aggiornamenti macro. Nel dettaglio, la versione preliminare del Prodotto Interno Lordo ha mostrato un avanzamento del 3.9% nel terzo trimestre, oltre le attese degli economisti (pari a +3.1%) e superiore al trimestre precedente (+3.8%). L’indicatore sull’ADP Employment ha evidenziato un forte recupero del mercato del lavoro nel settore privato. Ha sorpreso gli economisti il calo dell’indice Chicago PMI, sceso al di sotto della soglia di “pericolo” dei 50 punti; migliore del consensus e’ risultato invece il dato sulla spesa per le costruzioni avanzato dello 0.3% contro le attese di un calo dello 0.4%

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Tra le societa’ facenti parte dell’S&P500 che hanno diffuso i risultati fiscali in giornata si sono distinte in positivo Mastercard (MA), Kraft Foods (KFT) e la mineraria Newmont Mining (NEM); la compagnia di assicurazioni Prudential Financial (PRU) riportera’ la trimestrale subito dopo la chiusra delle borse. I titoli tecnologici hanno continuato la corsa al rialzo: il comparto e’ giudicato “immune” dalla crisi del credito e dalla forte crescita delle commodities. In evidenza il colosso Internet Google (GOOG) schizzato ad un nuovo record, oltre la soglia psicologica dei $700. Bene anche Microsoft (MSFT) avanzato di oltre il 3%, buona serie di Buy anche su Apple (AAPL).

Nel comparto energetico, netta reazione del petrolio al breve sell-off di ieri: il greggio anzi e’ salito ad un nuovo massimo storico. I futures con consegna dicembre hanno chiuso la seduta con un rialzo giornaliero di $4.15 a $94.53 al barile. Nella seduta di martedi’ i contratti erano tornati a trattare poco sopra i $90 dopo che Goldman Sachs aveva consigliato ai propri clienti di “realizzare i profitti” sul petrolio.

In riferimento al comparto valutario, il taglio al costo del denaro ha avuto l’effetto di indebolire ulteriormente il biglietto verde, spingendo brevemente l’euro ad un nuovo record sopra 1.45. Nel tardo pomeriggio di mercoledi’ a New York il cambio tra le due valute e’ di 1.4483. Forti acquisti anche sull’oro. I futures con consegna dicembre sono avanzati di $8.20 a $796.00 all’oncia; nelle contrattazioni after-hour hanno superato la barriera degli $800 per la prima volta negli ultimi 28 anni. In ribasso infine i prezzi dei titoli di Stato Usa. Il rendimento sul Treasury a 10 anni e’ schizzato al 4.4750% dal 4.3830% di martedi’.

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​Crollano borse e petrolio, male Wall Street

Lunedì nero per i mercati di tutto il mondo. Ai timori di recessione per la diffusione del coronavirus oltre la Cina in Europa e negli altri continenti, si aggiunge la sfida sulla produzione del petrolio che vede contrapposti Arabia Saudita e Russia.

Il prezzo del greggio è sceso ai minimi che non si toccavano da anni, con una flessione record del 25%. Wall Street ha aperto in calo con il Dow Jones e il Nasdaq in arretramento di oltre il 5%.

In Europa Milano è la peggiore, cede circa 10 punti percentuali mentre Londra, Parigi e Francoforte lasciano sul terreno quasi il 7 percento. La Consob ha dichiarato di aver consentito l’apertura della Borsa italiana perché mancano segnali speculativi e in ciò ha avuto anche l’appoggio del Ministero dell’economia e delle finanze.

A Piazza Affari cedono soprattutto i titoli energetici con Eni e Saipem a – 20%, ma male vanno anche i bancari con Unicredit a -16% e Intesa a – 10%.

Lo spread btp/bund è salito a 205 punti base con il rendimento dei nostri decennali all’1 e 33%. L’euro è in rafforzamento sul dollaro a 1.14 e 15 mentre l’oro sale a 1673 dollari l’oncia.

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