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Il mercato si prepara alla benzina Ogm

Una buona notizia, che non può fare altro che scuotere positivamente i listini di Borsa. Sta per fare il suo approdo sul mercato, e quanto prima si spera anche presso i distributori, il carburante ‘sostenibile’. Inoltre, il 9 ottobre a Crescentino (in provincia di Vercelli) sarà inaugurato il primo impianto al mondo riguardante la produzione di bioetanolo di seconda generazione da biomasse non alimentari. Un impianto che ha una capacità produttiva di 60 mila tonnellate annue. Nel contempo, ecco arrivare la prima benzina prodotta partendo da batteri geneticamente modificati.

Il risultato è stato ottenuto dal gruppo coordinato da Sang Yup Lee dell’Istituto avanzato di scienza e tecnologia coreano (Kaist), stando al quale è il primo passo verso la benzina sostenibile. La benzina è stata ottenuta cambiando geneticamente uno dei microrganismi più studiati nei laboratori di tutto il mondo, il batterio Escherichia coli, che in passato ha già dimostrato di poter produrre gasolio grazie all’ingegneria genetica.

Fino ad oggi, grazie al lavoro dell’ingegneria genetica sono stati ottenuti ceppi di E. coli capaci di produrre alcani a catena lunga, realizzati da 13-17 atomi di carbonio, adatti a sostituire il diesel. Ma è la prima volta che il batterio riesce a produrre alcani a catena corta, adatti per la benzina.

I ricercatori hanno modificato geneticamente il batterio in modo da progettare su misura il suo metabolismo per produrre alcani a catena corta. Con questa tecnica si riescono a produrre 0,58 grammi di benzina per litro di brodo di coltura. Non è una quantità elevata, come evidenzia Sang Yup Lee, ma è un buon inizio per cominciare a produrre benzina in modo sostenibile per l’ambiente.

Tag: benzina

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OGM: più che lo Slow poté il Fast Food

In questi giorni ho letto una sequenza incredibile di sciocchezze sugli OGM. Le solite.

Ho letto sciocchezze sul sito di Beppe Grillo, preoccupato che “non cresceranno più patate, piselli e pomodori autoctoni”. Si dà il caso che l’unico OGM coltivabile nella UE sia il mais Bt, che riduce l’uso di insetticidi e aumenta le rese, e forse Grillo non sa che il mais non si incrocia con patate piselli e pomodori. A dire il vero questa idea balzana che una coltura OGM possa “contaminare” le colture di tipo diverso che gli stanno intorno è molto diffusa. Quando mi capita di parlare di OGM a degli agricoltori (ogni tanto mi invitano a parlare) si stupiscono anche loro di come un sacco di gente pontifichi sui giornali di agricoltura senza saperne un accidente.

Ho letto stupidaggini sul Corriere della Sera del 23 Gennaio a pagina 27, dove tra gli OGM esistenti cosa ti vanno a mettere? I mitologici Fragola-Pesce e il Merluzzo-Pomodoro. Entrambi inesistenti come abbiamo già raccontato.

Coldiretti dice “in Italia esistono 195 specialità alimentari. Questo è il cuore della nostra identità e del nostro valore aggiunto sui mercati di tutto il mondo. Perché dobbiamo buttarlo via?”. Discorso bislacco perché:

  1. Non si capisce in che modo ad esempio la cipolla di Tropea o il Castelmagno potrebbero venire danneggiati se nella pianura padana si decidesse di coltivare mais Bt (vedi sopra)
  2. Coldiretti fa finta di non sapere che alcuni prodotti DOP italiani, come il Parmigiano Reggiano, il Grana Padano, il Prosciutto di Parma, quello di San Daniele e probabilmente altri sono prodotti con animali nutriti anche con mais e soia OGM (che non si possono coltivare in Italia ma che importiamo in grande quantità) e non potrebbe essere altrimenti (Fonte Nomisma 2004).

Coldiretti per coerenza dovrebbe avere il coraggio di chiedere che nei disciplinari di produzione di tutti i prodotti DOP si vieti esplicitamente l’utilizzo di mangimi OGM. Altrimenti sono solo chiacchiere e distintivo. Perché non lo fa?

Le sciocchezze dette da esponenti politici, ministri compresi, sugli OGM ho invece smesso di leggerle. C’è un limite al masochismo .

Poiché abbiamo già parlato varie volte di questi aspetti su questo blog, e li ho discussi a lungo anche nel mio libro “OGM tra leggende e realtà”, rimando ai vecchi articoli elencati in fondo al post per chi fosse interessato ad approfondire questi aspetti (e al libro ovviamente, vivamente consigliato anche a Beppe Grillo).

Questa volta vi racconto una storia che in pochi in italia conoscono. Vi parlerò di patate

La patata

La patata è una coltura importante per il sistema alimentare globale, che può essere attaccata in modo distruttivo da numerose pesti (virus, funghi e insetti).

Nel mondo anglosassone tutti ricordano ancora la Great Irish potato famine, una terribile carestia che colpì l’Irlanda tra 1845 e il 1849. Un terzo della popolazione dell’epoca dipendeva completamente dalla coltivazione delle patate per ottenere il cibo quotidiano. Un fungo, la peronospora della patata (Phytophthora infestans) improvvisamente si diffuse in tutta l’Irlanda distruggendo un terzo del raccolto di patate del 1845 e l’intero raccolto dell’anno successivo. La carestia e la conseguente fame diffusa furono la causa di malattie e morti, che qualcuno stima in un milione su poco più di otto milioni di abitanti. Per sfuggire alla fame circa un milione di persone emigrò, specialmente verso gli Stati Uniti, il Canada, l’Australia e l’Inghilterra. Alcuni studiosi stimano che tra morti ed emigrazione in quegli anni difficili la popolazione irlandese sia diminuita del 20-25%.

Visti i precedenti storici non stupirà sapere che le coltivazioni di patate, oggi, sono spesso sottoposte a trattamenti con insetticidi, funghicidi e altri prodotti. In Italia (fonte Istat, 2005) il 27% della superficie coltivata a patata è sottoposta a difesa fitosanitaria. Il clima influenza molto la necessità di utilizzare prodotti chimici per difendere il raccolto. Negli USA la superficie coltivata a patate è di circa mezzo milione di ettari, di cui l’80% viene trattata con pesticidi, specialmente contro insetti, virus e funghi.

Nel corso degli decenni gli agronomi hanno cercato di introdurre dei caratteri di resistenza alle pesti principali attraverso le tradizionali tecniche di incrocio. Tuttavia il progresso in questo campo è molto lento: durante un incrocio oltre ai caratteri che si vogliono trasmettere si possono trasferire anche caratteristiche indesiderate che si debbono poi eliminare con ulteriori incroci. Possono servire anche 15 anni dal primo incrocio fino all’ottenimento di una nuova varietà di interesse commerciale. L’ingegneria genetica offre una soluzione più veloce, permettendo il trasferimento solo dei geni di interesse.

La patata OGM resistente alla dorifora

Tra gli insetti maggiormente distruttivi per l’ortaggio più amato dai bambini (a patto che sia fritto e salato; l’ortaggio, non l’insetto) c’è la dorifora, Leptinotarsa decemlineata, che uccide la pianta divorandone le foglie.

Negli Stati Uniti oltre l’80% degli insetticidi usati dai coltivatori di patate serve proprio per proteggerle dai virus e dalla dorifora. Quest’ultima in particolare è difficile da combattere, anche perché in passato ha sviluppato resistenze ai pesticidi sintetici: è necessario usare diversi insetticidi in combinazione, o introdurne di nuovi, per evitare che l’insetto diventi di nuovo resistente. Si è stimato che senza l’utilizzo dei pesticidi l’attuale produzione USA di patate diminuirebbe del 57%.

Vent’anni fa gli scienziati della Monsanto sono riusciti a inserire nel DNA della patata un gene del Bacillus thuringiensis che codifica la proteina chiamata CryIIIA, che è tossica per alcuni insetti tra cui la dorifora, mentre è del tutto innocua per i mammiferi. Questo batterio viene ampiamente utilizzato in agricoltura biologica come pesticida e gli OGM che sfruttano i geni provenienti da questi batteri si chiamano OGM di tipo Bt. Durante le prove di campo le patate OGM sono arrivate intatte sino al raccolto dei tuberi, senza richiedere l’uso di alcun pesticida.

Nel 1995 la divisione NatureMark della Monsanto immette sul mercato la patata Bt resistente alla dorifora, con il nome commerciale NewLeaf. Negli anni successivi Monsanto ha aggiunto alle sue patate Bt anche il gene per la resistenza al virus dell’accartocciamento delle foglie (patata NewLeaf Plus) e quello contro il virus Y (patata NewLeaf Y ).

Il nuovo prodotto diventa subito un successo presso gli agricoltori americani perché la tecnologia insetticida era dentro il seme, e quindi si potevano evitare i costosi trattamenti insetticidi e, allo stesso tempo, liberare nell’ambiente meno pesticidi. Anche la qualità dei tuberi migliorava, grazie all’eliminazione dei problemi dovuti ai virus. Le patate modificate da Monsanto erano delle varietà Russet burbank, Superior, Shepody e Atlantic, ma nulla vieta di inserire le stesse caratteristiche in altre varietà. Spesso si sente dire, erroneamente, che l’introduzione degli OGM ridurrebbe la «biodiversità». Questo esempio dovrebbe aver chiarito che questo non è affatto automatico, almeno se si parla di «biodiversità» di varietà coltivate.

Così i 600 ettari di patata OGM seminati nel 1995 crebbero rapidamente fino a 20 000 ettari nel 1998. La crescita in realtà avrebbe potuto essere più rapida, ma fu frenata dalla limitata disponibilità di semi: dopo aver generato una pianta OGM in laboratorio, infatti, per commercializzarla se ne devono moltiplicare i semi in modo tradizionale e, a parte un caso riportato in quattro articoli di letteratura (ma non peer reviewed) avvenuto circa 2000 anni fa in Palestina con dei pani e dei pesci , non sono noti casi recenti di miracoli moltiplicativi di alimenti, e sicuramente neanche la potente Monsanto ne detiene il brevetto. Insomma, nonostante l’aiuto delle biotecnologie, la produzione di semi commerciali in modo tradizionale richiede tempo, a volte anni.

Dal successo al ritiro dal mercato

Improvvisamente però il vento cambiò e le vendite delle piante di patata OGM calarono rapidamente. Nel 2001 Monsanto ritirò i semi delle NewLeaf dal mercato e si concentrò sulla promozione delle colture resistenti al suo erbicida Roundup, molto più profittevoli. Che cosa era successo?

Ci fu una combinazione di vari fattori. In primo luogo in quegli stessi anni la Bayer aveva introdotto un nuovo efficace insetticida ad ampio spettro, l’imidacloprid, un composto chimico della classe dei neonicotinoidi (che recentemente sono venuti alla ribalta in Italia sulle pagine dei giornali perché accusati di contribuire a una misteriosa morìa di api in varie parti del mondo).

Per il coltivatore sostituire un insetticida con un altro non comporta un cambiamento delle pratiche agricole abituali. La coltivazione di un OGM di tipo Bt implica invece attività addizionali, per esempio la creazione di piccole «zone rifugio» non-Bt ove lasciar libero sfogo agli insetti per evitare l’insorgere del fenomeno della resistenza. Ciò nonostante l’adozione iniziale delle patate transgeniche fu buona, segno che gli agricoltori ne traevano un vantaggio economico, ma nel 1998 le coltivazioni Bt rappresentavano ancora soltanto il 4% della superficie totale seminata a patate negli USA.

La maggior parte della produzione di patate non finisce in negozi e supermercati, ma è acquistata dall’industria alimentare che la trasforma per lo più in patatine tagliate e surgelate, che sono poi vendute ai ristoranti e alle catene di ristorazione dei cosiddetti fast food. Grandissimi acquirenti di patate trasformate sono ovviamente McDonald’s e Burger King, ma anche la Procter and Gamble per il marchio Pringles e la PepsiCo Inc. che produce le patatine Frito-Lay.

Fino a quel momento nella catena distributiva, dal campo al piatto, le patate OGM (una piccola minoranza, come abbiamo visto) erano mescolate con le altre, distinguendo solo in base alla varietà.

Ma le cose cambiarono radicalmente nel 1999, quando il dibattito sugli OGM raggiunse le prime pagine dei giornali. I consumatori iniziarono a essere sospettosi nei confronti degli alimenti geneticamente modificati, e le catene di fast food sentirono l’esigenza commerciale di poter soddisfare la richiesta di potenziali clienti di consumare patate OGM-free; perciò imposero ai distributori di «segregare» le patate OGM in una catena commerciale separata e parallela. Questo non era possibile visto che le patate GM venivano mescolate con le altre, e «segregarle» in una catena commerciale separata e parallela avrebbe significato imporre dei costi maggiori per le patate GM. Curiosamente questo è quello che in alcuni paesi succede ora, ad esempio per la soia o per il mais, dove però a dover essere «segregati» sono i prodotti non GM, che quindi anche per questo hanno un costo superiore. Nel 1998 tuttavia solo il 4% delle patate USA era transgenico e quindi sarebbero state loro a dover essere separate dalla normale catena commerciale.

Nel 1999 McDonald’s, a seguito delle reazioni negative dei consumatori verso gli OGM, impone ai suoi fornitori di non utilizzare più le patate NewLeaf. In seguito a questa decisione immediatamente anche Burger King, la Procter and Gamble e la PepsiCo adottano lo stesso comportamento. Il «segnale di mercato» viaggiò velocemente lungo la catena commerciale: i trasformatori chiesero agli agricoltori di poter separare le patate GM, cosa che abbiamo visto non era possibile fare a costo zero. Così gli agricoltori abbandonarono la patata NewLeaf, la cui coltivazione crollò a 4000 ettari nel 2000. Monsanto allora decise di ritirare i semi dal mercato per rivolgere i suoi sforzi commerciali altrove, specialmente verso la soia e il mais.

Il potere del consumatore

Questa vicenda illustra bene il fatto che alla «battaglia degli OGM» partecipano molti soggetti economici con interessi diversi, e che il successo commerciale di un OGM può essere condizionato da un movimento d’opinione più che dalle multinazionali biotech come Monsanto.

Le patate NewLeaf avevano indubbi vantaggi per gli agricoltori statunitensi: garantivano un prodotto di qualità, rese migliori e un risparmio sugli insetticidi. Anche l’ambiente ne avrebbe guadagnato: uno studio del 2002 ha stimato che se le coltivazioni di patate in Idaho, Oregon e nello Stato di Washington avessero adottato in massa la nuova patata Bt, si sarebbero usate ben 650 000 tonnellate di pesticidi in meno!

Mica bruscolini, come si dice. Tuttavia, di quali di questi vantaggi poteva godere McDonald’s? Nessuno. Rischiava invece di «rovinarsi l’immagine» vendendo patate OGM a consumatori abituali attenti ai possibili rischi sulla salute sventolati dai media. Lo so: sono sicuro che leggendo la frase precedente qualche lettore sarà scoppiato in una risata. L’idea che un «consumatore abituale di patatine fritte e alimenti da Fast Food» possa porsi dei problemi salutistici nei confronti degli OGM sembra paradossale. E sicuramente lo è. Ma così va il mondo guidato dai princìpi del marketing e del branding.

Così Monsanto dovette chinare il capo e mise in ibernazione la sua divisione NatureMark, in attesa di tempi migliori. Certo, peccato per quella mezza milionata di tonnellate di pestidici riversata nell’ambiente ogni anno negli USA e molto di più nel mondo. L’imidacloprid e la Bayer ringraziano. Fossi stato in loro avrei almeno mandato una scatola di cioccolatini di ringraziamento a McDonald’s. O almeno un sacchetto di patatine.

Le patate OGM resistenti ai virus e agli insetti comunque esistono ancora, e a quanto pare sono rispuntate recentemente in Russia. Nel 2002 scienziati russi del centro di bioingegneria dell’Accademia delle Scienze annunciavano la patata Elizabeth, prodotta trasferendo la tecnologia Bt delle patata NewLeaf di Monsanto ad una varietà russa. Nel 2006 venne approvata per la produzione e il consumo. È notizia recente che ora la patata OGM russa è già sul mercato.

Chissà che prima o poi non rispuntino patate Bt in altri paesi del mondo.

Bibliografia

The potato story, W. K. Kaniewski e P. E. Thomas, AgBioforum 7(1-2): 41-46. 2004

Articoli precedenti sugli OGM:

373 commenti RSS

@ [email protected]
Tempo fa sulle Scienze è uscito un articolo (se non ricordo male) del perchè i ricercatori nei confronti televisivi perdono sempre con gli avversari. Il motivo è semplice è più facile far passare il messaggio OGM=cancro anche senza uno straccio di prova che spiegare cos’è un OGM, come funziona e quali benefici apporta all’uomo ed all’ambiente.

Imho centra moltissimo il tipo di media.
In tv passano solo i messaggi brevi ed eclatanti. Se già il dibattito passasse in forma scritta, su un forum ad esempio, ci sarebbe un ribaltamento dei risultati.

ocp! [cit. dal film “robocop”]
oltre un certo limite è inutile argomentare; mi chiedo: se non abbiamo basi di conoscenza e di ragionamento comuni, quante possibilità abbiamo di intenderci su argomenti complessi ed emotivamente coinvolgenti?
a mio avviso, fra il poco e il nulla: e continuare su questa falsariga credo sia come cercare di discutere con franco battaglia; non che sia veramente dannoso (una persona intelligente possiede sempre sufficienti anticorpi) ma, in un mondo in cui il tempo ha un valore vieppiù crescente, è semplicemente inutile.

Bacillus l’innocuità si riferisce all”impatto sull’ambiente che è già degradato oltre misura anche l’effetto serra non ha mai ucciso nessuno , almeno finora

Sergio, allora facci un esempio con-cre-to di un disastro ambientale causato in modo specifico da una pianta GM.

@Franco Cifatte
io da vari decenni mangio le mele (con buccia torsolo e semi: scarto solo il picciolo) dopo averle sommariamente lavate con acqua corrente: ti prego, chiedi al tuo medico se sono destinato a morire tra i tormenti!

@bacillus
wow, i nostri “rapporti” stanno davvero evolvendo

@ Franco
” le asciuga e… aahhmm”
mi aspettavo a che scrivessi, “le asciuga e . zapp, le pela”

bacillus, se metti l’apparecchio poi ( a fine cura) non ti si ferma più la buccia tra i denti. Esperimentato.
eh mi vuoi dire che non ci sono nutrienti nel buccia o sottobuccia, o che riesci a togliere uno straterello sottile contente solo fibra e composti cerosi?
Ho trovato innumerevoli articoli che dicono che vi sono vitamine e “antiossidanti” in maggiore concentrazione nella buccia. (anche se mi rendo conto che la buccia è in percentuale più piccola del “non buccia”), quindi sta a te dimostrare il contrario, ma allora la questione diviene: come sbucciare una mela?

@grish: io veramente ho zero fonti sull’utilità del bicarbonato se non il retro della scatola dove consigliano di usarlo per lavare frutta e verdura (si. un pò di parte come pubblicazione lo ammetto). Peraltro ho anche zero fonti sull’utilità del dentifricio per lavarsi i denti, insomma non è che per ogni cosa che faccio nella vita metto in piedi uno studio randomizzato doppio cieco per sapere se serve (mea culpa). Al massimo se ho qualche timore do un occhiata su pubmed. Su molte cose ammetto l’ignoranza e seguo il gregge (senza però sostenere di stare facendo la cosa giusta) però mi interessa sapere se il gregge sta facendo una stupidaggine collettiva. E spesso su questo blog Dario studia, verifica e ci racconta se ci stiamo tramandando delle sciocchezze. Spesso facendo lui stesso un esperimento, UNICO E SOLO modo per discernere il vero dalle baggianate.

@bacillus: grazie della spiega. Per me non stai dicendo cose ovvie, sull’argomento sono molto ignorante e quindi mi aspetto abbastanza che riescano a fregarmi. Anzi siccome sono ignorante sono praticamente certo che mi freghino.

@dario: dunque bicarbonato serve a niente. Peccato, costa poco e avevo capito dove trovarlo al supermercato. non è che mi aspettavo chissà che batteri su un broccolo ma qualche residuo di un trattamento magari sì. dunque niente, il bicarbonato serve a nulla. Peccato.

Bacillus, come ho già scritto non ci sono garanzie nel medio e lungo termine per questo si parla di Principio di Precauzione, sei ci fossero stati disastri il discorso sarebbe già chiuso.

L’intervista segnalata da Davide è un concentrato di minchiate (passatemi il francesismo).
Che ne dite se ognuno di noi inserisce un bel commento relativo alla disinformazione sul sito del corriere? Basta registrarsi!

facciamogli direttamente intervistare Dario

@sergio
Nel medio periodo, ho motivo di pensare che ci siamo già, e niente è successo. Nel lungo periodo, già, che si fa? Nessuno è in grado di predire il futuro, ma è pur vero che è possibile individuare degli scenari possibili e formulare, con metodo, una stima delle probabilità che si verifichino. Nessuno scienziato (serio) ti dirà che non ci saranno rischi, ma potrà dirti che le probabilità che si verifichino sono bassissime. Ma questo vale per ogni ambito in cui si vuole interpretare gli sviluppi di scenari futuri. E’ per questo che il principio di precauzione in ambito scientifico ha poco senso.
Allora, sergio, prova a fare il salto di qualità, abbandona concetti semplicistici come il PdP e prova ad adottare strumenti un po’ più razionali come il principio di sostanziale equivalenza e l’analisi rischi-benefici. Dài, so che puoi farcela.

@Massimo
Hai visto? Io sono sempre fiducioso.

@grish
Eddai! Mi hai tirato fuori una di quelle manie dei tempi moderni che mi fanno andare in bestia! Tutti con i denti perfetti, allineati, quasi innaturali. No, no!
La buccia della mela particolarmente nutritiva? Può darsi (senz’altro ci sono più polifenoli), ma non è lì che troverai la salvezza. Accanto alla frutta mettici tonnellate di verdura fresca ed avrai raggiunto la quadratura del cerchio (mmm, che buona la verdura biologica dell’orto di mio suocero!)

@ Massimo Ferrario, non è il “mio” medico. Non resisterei con uno come quello lì. E’ una brava persona, ma non ha alcun senso dello humour.
Una volta gli ho detto che io le mele le amo solo per il Calvados; c’è mancato poco che mi togliesse per sempre il saluto. No, no; non è il “mio” medico!

Come al solito, in materia di OGM non mi trovo d’accordo con te. Ometti di dire che la Monsanto aveva la possibilità di controllare geneticamente le patate dei contadini che avevano acquistato la varietà New Leaf, per verificare la loro provenienza, imponendo di fatto un monopolio. Potresti leggere “La botanica del desiderio”, che ne parla ampiamente, come della carestia in Irlanda. E dei posti originari della patata, sulle Ande, dove è la varietà a permettere la pressoché totale assenza di parassiti.
Continuo a non capire perché vuoi gettare fumo negli occhi sugli OGM, non parlando mai del reale rischio che i coltivatori diventino dei dipendenti di aziende che producono fitofarmaci con annessa genetica privata, di fatto impossibilitati a liberarsi dal loro giogo.

@davide: cosa intendi per “controllare geneticamente le patate”?

davide, il tuo discorso e’ privo di senso a mio parere. TU puoi decidere, se ti conviene, comprare patate dalla cattiva monsanto, ogni anno, oppure continuare con le tue, no? Prova un po’ a smontare questo semplice ragionamento uscendo dalle frasi fatte.

@davide: ma perchè non fare scegliere ai contadini cosa vogliono fare? Perchè ci deve essere sempre qualcuno che pensa per le masse cosa è meglio per loro?

Perchè no OGM-BIO, cioe’ culture OGM biologiche certificate? Al momento i certificatori non le certificano (da quel che ne so io), ma sarebbe bello che ci fosse un esperimento a proposito. Qualche gruppo di agricoltori italiani che portassero sul mercato dei prodotti OGM Biologici certificati da un qualche certificatore che accettasse la sfida. L’importante che sulle etichette, ci fosse trasparenza e scritto che si tratta di OGM-BIO. Seil prezzo e la qualita’ fossero buone, non credo che verrebbero disdegnate dai consumatori classici. e nemmeno da consumatori aituali di biologico (con quel che costa. ).

Io penso siamo tutti d’accordo che una nuova specie vada provata per un pò per vedere quali effetti possa genereare direttamete in chi la mangia o nell’ambiente. A poco serve il confronto con le asettiche patate andine, poco saporite e grandi come un cecio.
Ora il divieto totale agli OGM a consumo diretto (non saprei come dire, visto che consumiamo proteina animale di organismi nutriti a con specie modificate) non porta a nessuno sviluppo.
La domanda è se seriamente possiamo stabilire e far rispettare un limite tra le specie che hanno ragionevolmente passato il test e quelle che no. La risposta che mi aspetto è “ovviamente sì”, ma mi piacerebbe sapere, ( non è così facile farsi un’idea o opinione nel mare magnum di informazioni ) del come e del dove questo controllo viene oggi fatto.


bacillus, “tempi moderni”: mica allineati, ordinati in maniera funzionale.

Mi spiace Bacillus ma i tuoi argomenti non reggono. Mi chiedi di abbandonare il PDP in vista del rapporto costi/benefici ma questo non si applica quando in gioco ci sono salute sicurezza e ambiente, allo stato nessuna quantificazione e nemmeno definizione dei pericoli, se ci sono, è possibile. Nemmeno i benefici di questi fagioli magici sono chiari , le loro rese non sembrano mirabolanti, i rischi della salute non fugati e la convenienza economica contestata da molti, per non parlare del groviglio di interessii e passioni politiche che coinvolgono anche gli sperimentatori/valutatori. Le incertezze sono su tutti i termini del problema e questo obbliga alla precauzione che non blocca certo la ricerca ma attende che essa sia almeno in grado di fornire valutazioni quantitative sui rischi di questi organismi prima di immetterli nell’ambiente.

AlessandroVI: sarebbe sensatissimo, ma la definizione attuale di agricoltura biologica lo esclude a priori.

SERGIO: ma guarda che il PDP (che comunque non e’ un principio scientifico) NON si declina come invece maldestramente fanno in molti “sino a quando non siamo al 100% sicuri non si fa nulla”. Il principio legislativo e’ molto diverso e servono, per invocarlo, *giustificate motivazioni scientifiche*, e non si puo’ applicarlo in generale. In altre parole non basta dire “potrebbe succedere che”, ma si deve poter verificare che questa possibilita’ sia reale. Questo e’ il motivo per cui la Corte Europea ha annullato la richiesta di una regione dell’Austria di diventare OGM-free appellandosi al PDP. Non e’ possibile fare una cosa del genere.

“sempre detto che il bicarbonato fosse inutile, ora ho le prove .. è tempo di vendetta”. no no è utile. io ci lavo il cane.
Il cane non puzza di cane bagnato, non si gratta (il mio cane è allergico) e toglie lo sporco. inoltre se gli restano dei residui e si lecca (cosa normalissima per un cane), la cosa peggiore che gli possa capitare è quella di sentire salato.

1)A parte il bicarbonato, ritornando all’oggetto della discussione ovvero gli ogm, perchè non potrebbero coesistere colture tradizionali, biologiche ed ogm?
Proporrei una campagna EQUA che spieghi pro e contro di ogni tipo di coltura (e anche il biologico ne ha, eccome. ), in maniera tale che il consumatore possa scegliere ciò che è meglio per lui.

2)Ho visto che qualcuno ha citato la Normativa Europea che parla degli ogm: l’Unione Europea è essenzialmente a favore degli ogm se questi non causano effetti avversi sulla salute umana, animale e vegetale e se non comportano “problemi” di tipo ambientale. Celebre è una sentenza della corte europea che “obbliga” l’Austria ad “accettare” la semina e la crescita di una coltura ogm nel territorio austriaco. Lo stato austriaco non lo voleva perchè secondo lui causava “problemi” all’uomo e all’ambiente: in realtà era una scusa poichè l’ogm in questione era stragarantito, l’Austria era preoccupata solamente per la questione dell’agricoltura tradizionale. una questione economica insomma (ora non sto qui a spiegare tutto. la sentenza ce l’ho a casa con tanto di numero e tutto; controllo stasera e appena posso la posto cosicchè CHIUNQUE possa andare a leggersela).

3)Gli ogm, soprattutto quelli prodotti in Unione Europea o che “hanno fatto domanda” per poter essere seminati e prodotti nell’Unione Europea, sono sottoposti a rigorosissime prove che si basano su un documento della WOrld Health Organization del 2002 (Idem come sopra, il riferimento ce l’ho a casa) in cui ogni OGM viene testato per la sua allergenicità, la sua probabilità di diffondere sequenze geniche nell’ambiente ecc. quale altro alimento viene esaminato così a fondo? non mi pare che la frutta e la verdura normali (e tantomeno quelli biologici) vengano così “tartassati”.

4)Forse non tutti lo sanno, ma le piante per difendersi dalle malattie e dai predatori producono “naturalmente” dei composti che a lungo andare possono essere nocivi per l’uomo. Nei casi più gravi provocano tossicità cronica portando alla genesi di tumori e peggio ancora alla morte.
Esempi di questi sono gli alcaloidi pirolizidinici, composti presenti naturalmente in alcune piante usate tradizionalmente in erboristeria (es: Borrago officinalis) che si accumulano nel fegato provocando avvelenamento. Altri ancora sono le lectine, che attaccano le cellule di rivestimento della parete gastrica, altri ancora sono le proteine di risposta alla patogenesi.
Con l’agricoltura tradizionale non si riescono ad eliminare o ad abbassare la quota di questi antinutrizionali nel cibo, ma facendo degli ogm ad hoc, sì. allora perchè gli ogm sono cattivi?

5)La maggior parte degli ogm non proviene dalle “cattivissime” multinazionali, ma da istituti di ricerca pubblici.

6)Fa tanto fastidio creare un ogm che sia utile alle popolazioni del Terzo Mondo (ce ne sono non è una balla, in molti casi vengono usati), che riescano a crescere con poca acqua, che producano vaccini (banane anticolera), che abbiano un maggior contenuto di nutrienti essenziali (golden rice)? E’ più comodo invece che i paesi più poveri siano sempre “in debito” con i paesi industrializzati?Non si stanno usando le popolazioni più povere come cavie come qualcuno sostiene, le si sta aiutando a rendersi indipendenti ed autosufficienti, ma forse a molti questo non va bene.

7)C’è chi ha tirato in ballo le allergie. Ok, faccio un semplice esempio che, spero, faccia pensare un po’ chi dice sempre di no per partito preso.
Molti sono allergici alla soia, in particolare, la maggior parte delle persone, ad una proteina della soia chiamata Gly1 (per questo definita allergene primario). Tra le persone affette da questa allergia alimentare (ripeto allergia, non intolleranza: quest’ultima porta al massimo vomito, colite o diarrea, l’allergia se non presa in tempo porta alla morte nel giro di mezz’ora), ci sono molti bambini, anche piccoli, e in molti prodotti per l’infanzia è presente la soia.
Un’azienda produttrice di cibo per bambini aveva iniziato a produrre un alimento per bambini contenente soia geneticamente modificata: era soia a cui era stato tolto il gene codificante la proteina Gly1. Sicuramente, per i bambini allergici alla proteina Gly1 questo sarebbe stato un vantaggio: non avrebbero perso l’opportunità di cibarsi come i loro coetanei (la soia apporta proteine e nutrienti importanti di cui avrebbero dovuto fare a meno) e quindi sarebbe stato da considerare un ogm “buono”. L’inghippo sta che per legge la confezione del prodotto doveva contenere la dicitura “Prodotto contenente ogm”, cosa che l’azienda onestamente ha fatto.
Il risultato? il prodotto è stato ritirato dal mercato perchè non veniva venduto perchè si leggeva la parola “ogm” e quindi nessuno lo comprava. i genitori preferivano privare i loro figli di un alimento meno allergenico di altri (o di rischiare nel caso in cui il loro figlio avesse sviluppato l’allergia alla soia), piuttosto che comprare un alimento ogm.Anche se buono.

La questione della trasferibilità dei geni. Uno studio condotto da uno scienziato italiano ha dimostrato che i geni di resistenza agli antibiotici utilizzati come marcatori per la produzione delle piante transgeniche non apportanto sostanziali differenze nella resistenza agli antibiotici della microflora intestinale. Tradotto: anche se mangiamo una pianta resistente ad un antibiotico le nostre salmonelle che vivono allegre nel nostro intestino non diventano miracolosamente resistenti a quell’antibiotico.
Inoltre, la trasferibilità dei geni è praticamente nulla anche verso le altre piante.
N.B.:le resistenze agli antibiotici come marcatori genetici non vengono più utilizzate da un pacco di anni. ora si usano marcatori di tipo nutrizionale, cioè rendono la pianta in grado di crescere senza un determinato tipo di zucchero, ad esempio. e comunque i geni marcatori si trovano in costrutti costruiti in modo che vengano persi nelle generazioni successive, già in quella dopo.

9)I geni immessi nelle piante solitamente non sono geni di pesce, di cane, o di altro essere vivente: si tratta nella quasi totalità dei casi (circa il 99,9%) di geni vegetali, molte volte sono geni della pianta stessa che vengono overespressi o sottoespressi. quindi, mi dispiace, niente fragola-pesce o pomodoro-cane.

Ma. mi pare d’aver detto tutto. se mi viene in mente dell’altro lo scrivo. sicuramente chi è contro lo resterà sempre e comunque, qualsiasi prova gli si metterà davanti. purtroppo l’ottusità fa parte della natura umana.

Caro Sergio,
nessun scienziato, proprio perche’ tale, potra’ mai dirti: “gli OGM sono assolutamente sicuri”. Anzitutto l’affermazione avra’ come oggetto uno specifico prodotto OGM (e suonera’ quindi: “questa varieta’ di patata OGM e’. “, “questa varieta’ di riso OGM e’. “), inoltre l’affermazione suonera’ cosi’: “abbiamo fatto questo, questo e questo esperimento. In base ai risultati ottenuti la probabilita’ che essi abbiano controindicazioni e’ inferiore a. “.
Questo puo’ apparire poco convincente e certamente non e’ il tipo di discorso che “buca il video”, pero’ rifletti un attimo: hai mai sentito qualcuno affermare che “tutti i prodotti della natura sono assolutamente sicuri”? Credo proprio di no, e d’altra parte, vista l’abbondanza di veleni naturali non potrebbe essere che cosi’. Eppure questo non ti impedisce di acquistare alcuni prodotti per cibartene. E’ una assoluta banalita’ ma questo dimostra che il discorso va fatto
“caso per caso”, sia che si parli di OGM che di altro. Anche il secondo argomento ha un parallelo in ambito non-OGM: e’ evidente che molta cibi consumati abitualmente non hanno controindicazioni. D’altra parte e’ altresi’ evidente che ciononostante molti di essi hanno effetti negativi su molti soggetti (il kiwi contiene molte vitamine, ma se sei un soggetto allergico e’ da bandire assolutamente). Dunque neanche dei cibi non-OGM uno scienziato potrebbe dire che siano sicuri al 100%. Dov’e’ l’inghippo? Probabilmente sta nel fatto che ci si rivolge allo scienziato solo per gli OGM, cosi’ che solo per tali cibi si sente fare il discorso di cui sopra.

Riguardo al pdp: scusa la franchezza, ma mi sembra una “boiata pazzesca” (citando fantozzi). Applicando il pdp io arrivo alla conclusione diametralmente opposta: voglio la patata OGM perche’ contiene meno fitofarmaci residui, i quali in quelle quantita’ probabilmente non fanno male, ma chissa’, meglio usare precauzione, no? Ebbene, come la mettiamo?

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