Il PIL e le statistiche che contano

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Il PIL e le statistiche che contano

Nelle opzioni binarie le statistiche sono tutto, molti probabilmente non hanno ancora compreso tale aspetto, ma noi ci teniamo a sottolinearlo in ogni articolo, perchè per operare al meglio, in un settore come questo, sarà opportuno muoversi sempre nel modo giusto, utilizzando tutto quello che ci viene messo a disposizione.

Prendiamo ad esempio le statistiche relative ad eventuali variazioni occupazionali; anch’esse risultano essere molto interessanti al giorno d’oggi, in particolar modo per i tantissimi operatori del settore, questo perchè se ci pensiamo bene, la cosiddetta forza lavoro di una regione è strettamente legata a quella che è la capacità di spesa dei consumatori, così come anche la realtà economica in cui versa un determinato paese.

Se si registra un valido aumento della domanda, di conseguenza vi sarà anche una rapida creazione di posti di lavoro, motivo per cui, potrete ben capire che tra gli indicatori economici sarà proprio l’occupazione a fornirci delle valide risposte, che sicuramente dovremo prendere sul serio.

Possiamo farlo rientrare nella vasta cerchia degli indicatori di ritardo, ma nonostante questo, la sua importanza non si può assolutamente discutere!

Il PIL come valido elemento per statistiche

Il PIL non è altro che il prodotto interno lordo ed a tal proposito, eventuali statistiche ad esso legate, risultano essere ancora leggermente complicate in Europa; se vogliamo essere più precisi, tale valore rappresenta l’unione di tutti i beni, così come anche dei servizi che vengono prodotti da un determinato paese.

Solitamente anche sotto questo punto di vista, le statistiche giocano un ruolo importante, infatti, osservando il tutto attentamente, se la cifra reale sarà superiore a quella frutto di svariate previsioni, allora vorrà dire che per la valuta in questione vi saranno solo buone notizie; solitamente, il PIL dell’Unione Europea viene rilasciato ogni trimestre, ma nella realtà dei fatti, il tutto sarà annunciato ben 45 giorni dopo la fine del trimestre precedente.

Non dimentichiamoci nemmeno del PIL Flash, in grado di offrire valide statistiche e conosciuto da tutti come se si trattasse di una prima stima, che potrà pur sempre fare la differenza ed indirizzarci nel modo giusto.

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Ad oggi abbiamo dunque un gran bel numero di strumenti che nelle opzioni binarie potranno fornirci delle valide statistiche; ecco perchè noi consigliamo pur sempre di utilizzarli, di perderci magari ore in più, che saranno sicuramente ben spese e riusciranno in un secondo momento a fornirvi delle valide risposte in un’attività che vi vedrà crescere nel tempo, ma sempre e solo nel modo giusto, limitando eventuali perdite ed errori grossolani.

Economia

› CORONAVIRUS

Coronavirus, come si contano i nuovi contagi? Ecco perché sono diversi dai casi attivi in più

Come si contano i contagi del coronavirus? La domanda è meno banale di quanto potrebbe apparire. Tutti i giorni alle 18 la Protezione civile dà i numeri degli ammalati, di coloro che sono stati ricoverati in terapia intensiva, dei deceduti, dei guariti e altri ancora, rendendo disponibile anche la suddivisione dei dati su base regionale. Si è discusso molto sul fatto che l’incidenza dei morti (letalità “apparente” o “grezza”, ovvero rapporto tra decessi e casi totali registrati) sia in Italia molto più alta che altrove e sono state indicate una serie di possibili cause: possibile attribuzione all’epidemia anche dei deceduti per altre malattie, sottostima dei contagiati effettivi dovuta al basso numero di tamponi effettuati, struttura demografica con molti anziani inseriti in reti sociali/familiari etc.) Probabilmente c’è del vero in buona parte di queste argomentazioni.

Coronavirus, Locatelli (Css): «Inevitabile proroga ​delle.

Coronavirus Italia, bollettino: 63.927 casi (+3.780), 6.077 morti.

Coronavirus, Borrelli: «Ora misure massime, dopo c’è.

Coronavirus, Brusaferro (Iss): “Virus sopravvive da qualche ora a.

Codogno, nuovi casi dopo la riapertura

Soffermiamoci però su un altro aspetto, che invece può essere charito con molta più facilità: è il concetto di “nuovi contagiati” o “nuovi casi”. La Protezione civile indica due grandezze tra le quali si rischia di fare confusione. Il primo è il numero di casi attivi, ovvero le persone effettivamente malate in un dato giorno (ieri erano 66.414). Il secondo è il numero totale dei casi registrati dall’inizio dell’epidemia (ieri 86.498). La differenza è data dal numero complessivo di morti e di guariti: entrambe questa categorie contengono persone che sono state malate e ora non lo sono più. Aggiungendo a 66.414 i 9.134 purtroppo morti e i 10.950 tornati negativi al virus otteniamo appunto 86.498.

Ognuna di queste due cifre ha naturalmente una variazione giornaliera: la prima è la variazione “netta” dei casi attivi, mentre la seconda esprime effettivamente il numero dei nuovi contagiati. Ad esempio sempre nella giornata di ieri i casi attivi sono aumentati di 4.401 unità ma sarebbe sbagliato dire che questi sono i nuovi casi: fenomeno rappresentato correttamente, invece, dalla variazione dei casi complessivi (5.909). Anche in questo caso la differenza è data dai morti e dai guariti in più registrati nella giornata (5.909-919-589=4.401).

Per convincersi che il secondo sia il numero giusto basta pensare ad un caso semplice quanto ipotetico. Supponiamo che in uno dei primi giorni della malattia ci siano 10 malati, senza né deceduti né guariti; il giorno successivo ne vengono trovati malati altri 10 ma purtroppo 4 muoiono e 4 invece tornano in salute. I casi attivi saranno aumentati solo di 2 unità, da 10 a 12 (=10+10-4-4) ma le persone contagiate sono sempre 10 in più. A ritroso sottraendo da questi 10 gli 8 che per ragioni opposte non sono più malati, si ottiene la variazione netta di 2 casi attivi.

Facciamo un altro esempio. Ipotizziamo che tra un po’ in Italia si arrivi a 100 mila casi complessivi registrati. E immaginiamo che il giorno dopo guariscano 5.000 persone, 500 siano invece trovate positive e non ci sia – prendiamolo come un augurio – nessun morto. La variazione dei casi attivi sarà negativa (4.500 in meno, cioè 5.000-500) e dunque si scenderà a 95.500. Ma non si potrà certo dire che non ci sono stati nuovi casi: sono appunto quei 500 trovati positivi.

Un’ultima avvertenza: quando parliamo di contagiati, ci riferiamo alle persone risultate positive al tampone in un certo giorno. Ovviamente la stragrande maggioranza di loro si è ammalata in precedenza ed anche il tampone di solito non è stato fatto in giornata. Ma questa sfasatura temporale è inevitabile e dunque dobbiamo accontentarci di definire “nuovi contagiati” i “nuovi rilevati positivi”, anche se si tratta di un’approsimazione.

Ultimo aggiornamento: 28 Marzo, 10:05 © RIPRODUZIONE RISERVATA

IL CASO/ I dati che contano più del Pil

Il Pil viene utilizzato come indicatore dello stato di salute dell’economia. Ma forse ci sono altri elementi che andrebbero considerati in politica economica, spiega GIANFRANCO FABI

L’Italia è, insieme al Giappone, il Paese in cui si vive più a lungo e in cui la speranza di vita è costantemente cresciuta negli ultimi decenni. Ma non si tratta solo di un dato cronologico: la vita degli anziani di oggi è diversa da quella degli anziani di solo cinquant’anni fa. Si parla ormai di longevità, intendendo la capacità e la volontà di continuare a partecipare, se non direttamente al mondo del lavoro, comunque alle iniziative della società civile.

In questa dinamica un elemento essenziale è sicuramente quello della salute e quindi dell’efficienza della spesa sanitaria e assistenziale. Con l’esigenza di cambiare le tradizionali prospettive con cui si guardano e si giudicano dimensioni economiche come quella della spesa pubblica.

Negli ultimi anni, almeno dall’inizio del terzo millennio, la preoccupazione di fondo per l’economia, quella italiana in particolare, è stata quella della crescita. Una crescita che per effetto congiunto di vari elementi si è progressivamente spenta creando disagio sociale, disoccupazione, allargamento delle disuguaglianze. Gli elementi di fondo che hanno determinato questa realtà sono stati in ugual modo esterni e interni. Esterni per gli effetti soprattutto della crisi finanziaria globale del 2008/2009 e per la crescita pressione competitiva delle economia emergenti. Interni per l’immobilismo della politica incapace di trovare alternativa a una spesa pubblica bloccata non solo e non tanto dai vincoli europei, ma soprattutto dall’aver creato un debito pubblico sempre più difficile da gestire.

Ben difficilmente si potrà comunque tornare a livello quantitativo ai ritmi di crescita del secolo scorso. Sono molti i fattori strutturali che sono cambiati: in modo particolare, come detto, l’invecchiamento della popolazione collegato a un sempre più basso ricambio demografico e la crescente automazione industriale che di fatto limita la possibilità di creare nuova occupazione nei settori tradizionali.

È forse il momento, anche per quanto resta della politica economica, di cercare nuove prospettive, più vicine ai bisogni reali della popolazione. Ecco l’interesse per un libro come quello di Leonardo Becchetti e Lorenzo Semplici, “Salute e felicità” (Ed. Il Mulino, pagg. 180, euro 18), un libro che prende le mosse dalle ampie discussioni che si sono fatte negli ultimi anni per introdurre anche elementi qualitativi nelle valutazioni delle dinamiche economiche. In pratica per superare la tradizionale visione del Pil (Prodotto interno lordo) come indicatore principale dello stato di salute dell’economia. “Occorre considerare – scrivono Becchetti e Semplici – il reddito relativo, la propria posizione nella società, i ‘beni relazionali’, il livello percepito di sicurezza e di salute fisica e mentale, le capacità di ognuno e la possibilità di realizzarle liberamente”.

Con la necessità di migliorare l’attenzione verso politiche che riguardino da vicino la fascia di popolazione virtualmente “anziana”, ma ancora economicamente e socialmente attiva nella prospettiva di una longevità che non è solo uno slogan. Ecco l’importanza della spesa per la salute anche per favorire un sentimento di sicurezza e di coesione sociale. Ecco la possibilità di impegno in campo come il volontariato, l’educazione, le iniziative sportive, la solidarietà.

È un impegno che può partire anche dal basso e che richiede più iniziativa e passione che non risorse economiche. Un impegno per il quale si possono muovere anche le nuove amministrazioni comunali se vogliono dare un segnale di attenzione ai grandi cambiamenti sociali.

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