Italia cresce la fiducia dei consumatori

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Cresce ancora la fiducia dei consumatori italiani

Nel terzo trimestre l’indicatore elaborato da Nielsen ha guadagnato altri 2 punti, salendo a quota 71. Si riduce il gap rispetto a Spagna e Francia che faticano, mentre mantengono le distanze Germania e Gran Bretagna (grafici)

Prosegue lenta ma costante la risalita della fiducia dei consumatori italiani, che nel terzo trimestre di quest’anno ha toccato i 71 punti, contro i 69 della precedente rilevazione relativa al periodo aprile-giugno. Il divario del Belpaese rispetto alle principali economie europee non è più così ampio come in passato, anche perché diversi Paesi hanno tirato il freno a mano nel corso dei tre mesi che vanno da luglio a settembre. La Spagna, per esempio, ha lasciato per strada tre punti, scendendo a quota 87 e sicuramente le incertezze politiche hanno pesato su questo risultato (gli elettori iberici si sono appena recati alle urne per la quarta volta negli ultimi quattro anni e il risultato che ne è uscito non ha decretato neanche questa volta un chiaro vincitore). Anche la Francia ha mostrato una certa debolezza perdendo un punto a quota 80. Vanno decisamente meglio le cose in Germania (+1 a 104 punti) e in Gran Bretagna (+2 a 96 punti), che sembra aver momentaneamente superato i timori legati alla Brexit, nonostante l’azione politica del nuovo primo ministro Boris Johnson ne abbia accelerato il corso.

“Dai dati emersi dall’ultimo aggiornamento della Consumer Confidence Survey emerge che gli Italiani rimangono positivi circa il prossimo futuro, con il livello di fiducia in crescita di due punti, nonostante il quadro macro-economico sia sostanzialmente stagnante e nel terzo trimestre la crescita del prodotto interno lordo sia stata vicina allo zero (+0,1% secondo i dati Istat) – ha dichiarato Laurent Zeller, presidente e amministratore delegato di Nielsen Italia, la società che effettua la rilevazione – Si accompagna al buon andamento della fiducia anche quello della propensione agli acquisti, confermata da un +1,6% delle vendite del largo consumo a totale negozio (anno progressivo ottobre 2020). Tra le preoccupazioni rimane alta quella per il posto di lavoro, comprensibile considerato il nuovo rialzo del tasso di disoccupazione a settembre. Da evidenziare, comunque, l’aumento dell’apprensione per il riscaldamento climatico, percepita in tutto il mondo ma in modo particolare in Italia”.

In merito alle principali preoccupazioni degli italiani si colloca in testa quella relativa al posto di lavoro (19%, +5 punti percentuali sul trimestre precedente). Tuttavia, l’apprensione per il global warming fa registrare l’impennata più consistente, con un rimbalzo di 7 punti percentuali dal secondo trimestre (arrivando a quota 12%). Rimane alta anche la preoccupazione per l’economia del Paese (12%) nonostante sia in decisa discesa (-5 punti percentuali). Nella classifica si colloca a quota 9% l’attenzione per il proprio stato di salute (invariata rispetto al trimestre precedente), mentre al 6% troviamo la preoccupazione per il fenomeno dell’immigrazione (-1 punto percentuale), a pari livello di quella riguardante la stabilità politica (-1 punto percentuale). Fanalino di coda la preoccupazione per l’aumento del costo delle utenze, in netta discesa (-4 punti percentuali).

Nei tre mesi in esame la propensione agli acquisti dei consumatori italiani è cresciuta di 3 punti percentuali; sono quindi il 28% del totale degli intervistati quanti ritengono sia il momento giusto per fare acquisti, contro il 25% del secondo trimestre 2020. Rimane, invece, stabile la percentuale di quanti ritengono che il Paese sia in recessione (78%), ma scendono di ben 3 punti percentuali coloro che si dichiarano positivi/ottimisti sullo stato delle proprie finanze (31% contro 34% del trimestre precedente). In sensibile calo anche quanti ritengono che si uscirà dalla crisi nei prossimi 12 mesi (-5 punti percentuali, 17% terzo trimestre 2020 contro 22% del secondo). Diversamente, sale al 22% (+4 punti percentuali) la quota del campione che si dichiara fiduciosa nella ripresa del mercato del lavoro.

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Italia: cresce la fiducia dei consumatori

stipendi al palo, ma migliorano le aspettative per spese future la fiducia degli italiani
ROMA – Retribuzioni ancora al palo a luglio, con il blocco della contrattazione nel pubblico impiego. Mentre risale la fiducia dei consumatori ad agosto e quella delle imprese scende lievemente, lasciando comunque gli indici ai livelli massimi degli ultimi due anni. La fotografia scattata dall’ Istat mette infatti in luce un miglioramento sia dei giudizi che delle aspettative dei consumatori sull’ attuale situazione economica, con una lieve diminuzione anche delle attese di disoccupazione. Più contrastato, invece, il quadro nelle imprese (dove il clima di fiducia sale in quelle del commercio al dettaglio e delle costruzioni e al contrario scende nelle imprese manifatturiere e dei servizi di mercato). Per Confesercenti, sulle imprese italiane «pesa ancora un clima di incertezza» perché «i segnali che arrivano dai mercati, soprattutto da quelli esteri, sono confusi e non permettono di definire uno scenario chiaro e sicuro di ripresa». E, prosegue, «il mutamento dello scenario della domanda internazionale, che appare meno positivo rispetto all’ inizio dell’ anno, influenza soprattutto l’ industria manifatturiera». Da segnalare che sul mercato interno, invece, per le imprese del commercio al dettaglio migliorano le attese sulle vendite future. Oltre al balzo della fiducia dei consumatori, si assiste al miglioramento del clima anche per le imprese del commercio al dettaglio, che vedono crescere le attese sulle vendite future, ma pure del turismo e delle costruzioni. A trainare il miglioramento è il lento ritorno in territorio positivo dei consumi, dovuto al graduale recupero del potere d’ acquisto delle famiglie in un mo mento di bassa inflazione, e che finora ha dato il principale contributo alla ripresa del Pil italiano nel 2020. Intanto, per quanto riguarda gli stipendi, l’ Istituto di statistica certifica una crescita delle retribuzioni contrattuali orarie che si ferma allo 0,1% a luglio rispetto al mese precedente, mentre nel confronto annuo si arriva al +1,2%, comunque sui valori minimi. A pesare è ancora soprattutto il blocco della contrattazione nella Pubblica amministra Anche se i salari restano al palo, aumenta in modo sensibile la fiducia dei consumatori zione (fino a fine 2020). Nel mese scorso si è infatti registrato un incremento tendenziale delle retribuzioni pari all’ 1,7% per i dipendenti del settore privato e una variazione nulla per quelli della Pa. Nel complesso ad essere in attesa del rinnovo del contratto di lavoro sono 4,9 milioni di dipendenti (2,9 milioni nel pubblico impiego): sono 36 i contratti scaduti alla fine di luglio, di cui 15 appartenenti alla Pubblica amministrazione. Da questi dati emerge che «l’ immobilismo è il principale protagonista» del Paese, affermano Federconsumatori e Adusbef commentando le retribuzioni «ferme»: «Non c’ è più tempo per discutere, è ora di agire. Il governo – dicono – deve attuare in tempi brevi misure che consentano al Paese di ripartire». Il Codacons invece, a proposito dell’ indice della fiducia, parla di dato positivo anche se mette in guardia da «abbagli e facili entusiasmi», perché la situazione è ancora di «instabilità».

Cresce la fiducia dei consumatori, cala quella delle imprese manifatturiere

I dati Istat sulla fiducia di consumatori e imprese relativi al mese di luglio offrono andamenti contrastanti: la fiducia dei consumatori infatti torna a crescere portandosi da 109,8 a 113,4 punti. Anche l’indice composito del clima di fiducia delle imprese fa registrare una dinamica positiva, portandosi da 99,3 a 101,2, ma solo grazie al contributo dei comparti costruzioni, servizi e commercio, mentre il manifatturiero scende a quota 100,1, in pratica tornando al livello del 2020 (si veda la linea rossa del grafico sottostante).

Sul manifatturiero pesano le preoccupazioni sugli ordini

Con riferimento alle imprese, dicevamo, l’indice di fiducia registra un miglioramento nelle costruzioni, dove passa da 140,9 a 142,8, nei servizi, dove sale da 98,9 a 100,1, e nel commercio al dettaglio, dove cresce da 105,2 a 109,9.

Nel comparto manifatturiero prosegue invece la lenta, ma costante discesa dell’indice di fiducia, che aveva registrato una lieve ripresa solo a maggio. Il dato attuale, 100,1 punti, è+ il più basso da inizio 2020.

Le dinamiche che compongono l’indice di fiducia del settore manifatturiero non sono però tutte negative: a scendere sono soltanto i giudizi sugli ordini (-17,7 punti), mentre sono in miglioramento le attese sulla produzione (+6,4) e i giudizi sulle scorte (+3,1).

Delle tre componenti del Manifatturiero aumenta la fiducia nel comparto dei beni di consumo (da 101,6 a 103), mentre si riduce in quelli beni dei intermedi (da 95 a 93,5) e dei beni strumentali (da 105,9 a 104,7). In questi due comparti i giudizi sugli ordini perdono rispettivamente 23,2 e 20 punti.

Clima di fiducia delle imprese manufatturiere totale e per raggruppamenti principali di industrie

Marzo 2020 – luglio 2020, indici destagionalizzati (base 2020=100) e saldi destagionalizzati

2020
mar apr mag giu lug
INDUSTRIA MANIFATTURIERA
INDICI
Clima di fiducia 100,9 100,7 101,9 100,7 100,1
SALDI
Giudizi sugli ordini -11,3 -12,2 -11,9 -14,0 -17,7
Giudizi sulle scorte di prodotti finiti +4,8 +4,3 +3,6 +4,1 +3,1
Attese di produzione +4,0 +3,8 +6,1 +5,4 +6,4
BENI DI CONSUMO
INDICI
Clima di fiducia 101,8 101,4 102,1 101,6 103,0
SALDI
Giudizi sugli ordini -7,8 -8,1 -9,2 -8,6 -8,4
Giudizi sulle scorte di prodotti finiti +3,4 +2,9 +1,1 +1,9 +0,9
Attese di produzione +7,7 +6,4 +7,7 +6,2 +9,2
BENI INTERMEDI
INDICI
Clima di fiducia 95,0 94,3 96,5 95,0 93,5
SALDI
Giudizi sugli ordini -16,6 -16,3 -15,7 -19,1 -23,2
Giudizi sulle scorte di prodotti finiti +6,6 +7,1 +5,3 +5,8 +5,5
Attese di produzione +0,4 -1,3 +2,5 +2,0 +1,7
BENI STRUMENTALI
INDICI
Clima di fiducia 106,4 106,8 107,5 105,9 104,7
SALDI
Giudizi sugli ordini -9,0 -10,7 -10,0 -13,0 -20,0
Giudizi sulle scorte di prodotti finiti (a) +4,1 +3,2 +4,2 +5,0 +3,0
Attese di produzione +3,3 +5,3 +7,6 +6,9 +8,6

La fiducia dei consumatori

Il recupero dell’indice di fiducia dei consumatori è determinato soprattutto dalla componente economica (il rispettivo clima passa da 121,4 a 129,7) e da quella futura (l’indice passa da 112,6 a 117,4).

Anche il clima personale e quello corrente migliorano passando, rispettivamente, da 105,6 a 108,0 e da 107,6 a 111,1.

Indice del clima di fiducia dei consumatori italiani e componenti

Marzo – luglio 2020, indici (base 2020=100) e saldi ponderati destagionalizzati

2020
mar apr mag giu lug
INDICI
CLIMA DI FIDUCIA (a) 111,3 110,6 111,8 109,8 113,4
Clima economico 124,1 122,9 125,9 121,4 129,7
Clima personale (b) 106,8 105,9 107,4 105,6 108,0
Clima corrente (b) 107,8 106,9 109,6 107,6 111,1
Clima futuro 115,9 115,6 115,8 112,6 117,4
COMPONENTI SALDI
Giudizi sulla situazione economica dell’Italia -64,4 -66,4 -56,9 -61,5 -48,1
Attese sulla situazione economica dell’Italia -20,2 -23,5 -23,5 -27,8 -18,2
Attese sulla disoccupazione +26,3 +27,2 +26,4 +35,5 +27,0
Giudizi sulla situazione economica della famiglia -22,1 -22,8 -23,9 -24,6 -19,9
Attese sulla situazione economica della famiglia (b) -7,3 -6,6 -6,7 -8,2 -5,8
Giudizi sul bilancio familiare +14,1 +17,4 +16,1 +15,4 +18,0
Opportunità attuale del risparmio (b) +134,7 +130,4 +135,9 +134,5 +132,8
Possibilità future di risparmio (b) -22,0 -24,5 -22,6 -28,4 -19,0
Opportunità attuale all’acquisto di beni durevoli (b) -51,7 -58,5 -46,5 -56,3 -46,9

(a) Il clima di fiducia è la sintesi dei climi economico e personale o, alternativamente, dei climi corrente e futuro. La destagionalizzazione viene effettuata separatamente per l’indice generale e le sue componenti e questo può generare andamenti congiunturali non sempre coerenti tra i vari indici.

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