Italia Eni rinunci all’asset portoghese

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Tag: opzioni binarie azioni

Opzioni binarie e strategia multi time frame: un’accoppiata perfetta

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Opzioni binarie: un rimedio alla crisi?

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Opzioni binarie 60 secondi, i pericoli più frequenti

Se i “pro” sono numerosi, lo sono altrettanto i “contro”. Il trader che si impegna nelle opzioni binarie 60 si espone a dei rischi evidenti.

Milano Finanza

Mengenai Saya

I rating di Citi su dieci asset manager

Written By Unknown on Kamis, 31 Oktober 2020 | 15.11

Le società di asset management hanno registrato nell’ultimo anno una buona performance, con il testa i gestori inglesi che sono saliti in media del 70%. Ma a questi prezzi sono ancora interessanti? Ecco il parere degli esperti della banca d’affari Usa

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1) Aberdeen Asset Management. Il gruppo inglese diversificato a livello internazionale, che capitalizza 8,9 miliardi di dollari, merita un prezzo obiettivo di 4,25 sterline, inferiore del 7% alle quotazioni recenti. Il p/e (prezzo/utile) stimato dell’esercizio 2020 è 14,4 e scende a 13 nel 2020, mentre il rapporto ev/ebitda (valore d’impresa/reddito operativo lordo) è rispettivamente 10,4 e 9,6. Il rendimento del dividendo (dividend yield) è 3,6% nel 2020 e 4% nel 2020. Il rating è hold (mantenere).

2) Ashmore Group. Alla società di gestione con sede a Londra, che capitalizza 4,75 miliardi di dollari, è stato assegnato un target price di 3,90 sterline, inferiore del 6% alle quotazioni recenti. Il p/e (prezzo/utile) stimato dell’esercizio 2020 è 14,6 e passa a 13,8 nel 2020, mentre il rapporto ev/ebitda (valore d’impresa/reddito operativo lordo) è rispettivamente 10,2 e 9,3. Il dividend yield è 3,9% nel 2020 e 4,3% nel 2020. Il rating è hold (mantenere).

3) F&C Asset Managemen. La mid cap inglese, che capitalizza 988 milioni di dollari, ha un prezzo obiettivo di 1,12 sterline, superiore del 6% alle quotazioni recenti. Il p/e (prezzo/utile) stimato dell’esercizio 2020 è 10,9 e scende a 9,9 nel 2020, mentre il rapporto ev/ebitda (valore d’impresa/reddito operativo lordo) è rispettivamente 7,5 e 7,1. Il rendimento del dividendo è 2,9% sia nel 2020 che nel 2020. Il rating è hold (mantenere).

4) Hargreaves Lansdown. Il gestore inglese, che capitalizza 8,86 miliardi di dollari, è correttamente valutato, secondo gli analisti, 7,80 sterline per azione, inferiore del 32% alle quotazioni recenti. Il p/e (prezzo/utile) è molto elevato: 33,8 nel 2020, che 28,3 nel 2020, mentre il rapporto ev/ebitda (valore d’impresa/reddito operativo lordo) passa da 25,3 a 21,5. Il dividend yield è 2,7% nel 2020 e 3,1% nel 2020. Il rating è sell (vendere).

5) Henderson Group. Il gruppo Uk, che capitalizza 3,78 miliardi di dollari, merita un prezzo obiettivo di 1,81 sterline, inferiore del 13% alle quotazioni recenti. Il p/e (prezzo/utile) stimato dell’esercizio 2020 è 14,4 e sale a 15,6 nel 2020, mentre il rapporto ev/ebitda (valore d’impresa/reddito operativo lordo) è rispettivamente 11,5 e 12. Il rendimento della cedola è 3,6% nel 2020 e 3,9% nel 2020. Il rating è hold (mantenere).

6) Jupiter Fund Management. La società inglese di asset management, che capitalizza 2,97 miliardi di dollari, ha un target price di 4,00 sterline, in linea alle quotazioni recenti. Il p/e (prezzo/utile) stimato dell’esercizio 2020 è 15,8 e scende a 14,5 nel 2020, mentre il rapporto ev/ebitda (valore d’impresa/reddito operativo lordo) è rispettivamente 11,9 e 10,8. Il dividend yield è 2,9% nel 2020 e 3,2% nel 2020. Il rating è buy (comprare).

7) Man group. Al gestore con sede a Londra diversificato in tutto il mondo, che capitalizza 2,66 miliardi di dollari, è stato attribuito un prezzo obiettivo di 0,90 sterline, in linea con le quotazioni recenti. Il p/e (prezzo/utile) stimato dell’esercizio 2020 è 15,2 e cala a 10,7 nel 2020, mentre il rapporto ev/ebitda (valore d’impresa/reddito operativo lordo) passa da 5,5 a 5,7. Il rendimento del dividendo è 2,5% nel 2020 e 5,5% nel 2020. Il rating è hold (mantenere).

8) Schroders Plc. Il gruppo internazionale di asset management, che capitalizza 11,89 miliardi di dollari, merita un prezzo obiettivo di 26,88 sterline, in linea alle quotazioni recenti. Il p/e (prezzo/utile) stimato dell’esercizio 2020 è 19,6, che scende a 15,2 nel 2020, mentre il rapporto ev/ebitda (valore d’impresa/reddito operativo lordo) è rispettivamente 13,7 e 11,5. Il dividend yield è 1,8% nel 2020 e 2,5% nel 2020. Il rating è buy (compare).

9) Schroders Plc Nv. Al titolo è stato assegnato un target di 21,20 sterline, inferiore del 4% alle quotazioni recenti. Il p/e (prezzo/utile) stimato dell’esercizio 2020 è 15,8 e scende a 12,5 nel 2020, mentre il rapporto ev/ebitda (valore d’impresa/reddito operativo lordo) è rispettivamente 12,7 e 10,4. Il rendimento del dividendo è 2,1% nel 2020 e 3,1% nel 2020. Il rating è buy (comprare).

10) GAM Holding. Il gestore elvetico, che capitalizza 3,35 miliardi di dollari, ha un prezzo obiettivo di 17,15 franchi svizzeri, inferiore del 4% alle quotazioni recenti. Il p/e (prezzo/utile) stimato dell’esercizio 2020 è 14,5 e scende a 12,9 nel 2020, mentre il rapporto ev/ebitda (valore d’impresa/reddito operativo lordo) è rispettivamente 9,8 e 8,5. Il dividend yield è 3,5% nel 2020 e 3,9% nel 2020. Il rating è hold (mantenere).

Conti in rosso per Sony

Di Roberta Castellarin

La conglomerata giapponese Sony annuncia una perdita di 15,6 miliardi di yen (160 milioni di dollari) nel primo semestre e annuncia un taglio del 40% delle sue stime sui profitti di fine anno. Nello stesso periodo di un anno fa il rosso era stato di 40,1 miliardi di yen.

Per la fine dell’esercizio attuale Sony riduce da 50 a 30 miliardi di yen le previsioni sugli utili. Nel primo semestre gli utili operativi ammontano a 51,1 miliardi di yen, in rialzo del 40%, mentre le vendite crescono dell’11,8% a 3.490 miliardi di yen.

Credit Suisse, dieci titoli per agganciare la ripresa

Written By Unknown on Rabu, 30 Oktober 2020 | 15.12

Di Ester Corvi

Gli esperti del Credit Suisse ne sono convinti: i segnali di ripresa economica sono destinati a rafforzarsi nei prossimi mesi, migliorando a loro volta il sentiment degli operatori, che saranno più propensi a investire nei listini europei. Ecco dieci titoli che hanno tutti numeri per battere il mercato.

1)Amec L’operatore Uk che offre servizi di consulenza, engineering e project management nel settore petrolifero, gas e carbone, in un anno ha reso sul listino di Londra il 17%. Ha un p/e (prezzo/utile) è 12,4, mentre il p/b (prezzo/valore di libro) è 3,2. Il rendimento stimato per l’esercizio 2020 del free cash flow è 6% e del dividendo è 3,4%.

2)Randstad Holding Il gruppo olandese, specializzato nel lavoro interinale, negli ultimi 12 mesi ha realizzato un ritorno totale dell’81,5%. Il p/e (prezzo/utile) è 17,1, mentre il p/b (prezzo/valore di libro) è tre. Il rendimento stimato per l’esercizio 2020 del free cash flow è 3,7% e del dividendo è 2,4%.

3)SAP La multinazionale tedesca del software ha registrato in un anno un total return del 5,7%. Il p/e (prezzo/utile) è 15,8, mentre il p/b (prezzo/valore di libro) è 4,8. Il rendimento stimato per l’esercizio 2020 del free cash flow è 5,2% e del dividendo è 1,6%.

4)Tieto Oyl Il gruppo di IT (Information Technology) sul listino di Helsinki ha reso negli ultimi 12 mesi il 13,6%. Il p/e (prezzo/utile) è 10,4, mentre il p/b (prezzo/valore di libro) è 2. Il rendimento stimato per l’esercizio 2020 del free cash flow è 8,5% e il dividend yield è 5,3%.

5)WPP Il colosso inglese della pubblicità in un anno ha realizzato un ritorno totale del 72,7%. Il p/e (prezzo/utile) è 14,9, mentre il p/b (prezzo/valore di libro) è 2,5. Il rendimento stimato per l’esercizio 2020 del free cash flow è 6,2% e del dividendo è 2,5%.

6)Publicis Groupe Il gruppo pubblicitario ha reso sul listino di Parigi il 51,6% in un anno. Il p/e (prezzo/utile) è 15,5, mentre il p/b (prezzo/valore di libro) è 2,6. Il rendimento stimato per l’esercizio 2020 del free cash flow è 6,4% e del dividendo è 1,8%.

7)IAG Il colosso del trasporto aereo, che comprende British Airways e la compagnia low cost Vueling, negli ultimi 12 mesi sul listino di Londra ha più che raddoppiato la quotazione. Il p/e (prezzo/utile) è 13,8, mentre il p/b (prezzo/valore di libro) è 1,8. Il rendimento stimato per l’esercizio 2020 del free cash flow è negativo (-2,8%) e del dividendo è nullo.

8)Alfa Laval In un anno il titolo ha registrato un total return del 30%. Il p/e (prezzo/utile) è 18,6, mentre il p/b (prezzo/valore di libro) è 4,3. Il rendimento stimato per l’esercizio 2020 del free cash flow è 5,8% e del dividendo è 2,3%.

9) Atos Il gruppo tecnologico negli ultimi 12 mesi ha garantito sul listino di Parigi un ritorno totale del 17,5%. Il p/e (prezzo/utile) del titolo è 12,5, mentre il p/b (prezzo/valore di libro) è 2,2. Il rendimento stimato per l’esercizio 2020 del free cash flow è 6,9% e della cedola è 1,1%.

10) Assa Abloy La società, specializzata in chiusure di sicurezza, in un anno ha reso a Stoccolma il 43,6%. Il titolo ha un p/e (prezzo/utile) di 18,6, mentre il p/b (prezzo/valore di libro) è 4,2. Il rendimento stimato per l’esercizio 2020 del free cash flow è 3,5% e del dividendo è 1,8%.

Balza l’utile grazie a East Africa, Eni avvierà programma di buy back

Di Francesca Gerosa

La cessione di Eni East Africa fa balzare l’utile di Eni. Il colosso oil ha chiuso il terzo trimestre con un utile netto pari a 3,9 miliardi di euro, in aumento dagli 1,53 miliardi rispetto allo stesso periodo del 2020 (+61,9%). Merito della plusvalenza al netto dei relativi oneri fiscali di 3 miliardi registrata sulla cessione del 28,57% di Eni East Africa, titolare del 70% dei diritti minerari dell’Area 4 di scoperta in Mozambico, alla compagnia cinese China National Petroleum Corporation.

L’utile operativo adjusted è sceso del 15,7% a 3,44 miliardi, depurando il trimestre di confronto del contributo Snam alle continuing operations. Ben oltre le attese degli analisti (990 milioni) l’utile netto adjusted a 1,17 miliardi. Il dato risulta però in calo del 29,4% anno su anno a causa del peggioramento della performance operativa, dei minori risultati delle partecipazioni industriali e dell’aumento di circa 10 punti percentuali del tax rate consolidato (63,4%) di riflesso al contributo proporzionalmente più elevato del settore Exploration & Production, soggetto a maggiori aliquote fiscali.

Inoltre l’incasso netto della dismissione in Mozambico e il flusso di cassa netto da attività operativa di 3.036 milioni hanno coperto gli investimenti del periodo (3.053 milioni) e il pagamento dell’acconto dividendo 2020 di Eni di 1.993 milioni, determinando rispetto al 30 giugno 2020 una riduzione di 1.346 milioni dell’indebitamento finanziario netto consolidato che al 30 settembre si è attestato a 15.146 milioni. Il debito è migliorato meno del previsto visto che gli analisti se lo aspettavano a 14,5 miliardi.

E’ inoltre risultata in calo del 3,8% a 1,653 milioni di boe al giorno, ma pressoché in linea con le attese (1,627 milioni di boe al giorno), la produzione a causa degli impatti rilevanti degli eventi di forza maggiore in Nigeria e in Libia (circa 50 mila boe al giorno). Anche le vendite di gas pari a 18,35 miliardi di metri cubi hanno registrato una flessione di 1,13 miliardi di metri cubi (-5,8%) a causa principalmente dell’utilizzo della flessibilità ottenuta dalla rinegoziazione dei contratti di approvvigionamento longterm, in un quadro di perdurante debolezza della domanda, pressione competitiva ed eccesso di offerta.

Le vendite in Italia hanno però evidenziato un leggero aumento (+2,9% a 6,13 miliardi di metri cubi nel trimestre) grazie ai maggiori volumi spot che hanno compensato il continuo deterioramento del settore termoelettrico. Come previsto, il margine di raffinazione nell’area del Mediterraneo ha registrato una sostanziale flessione a 2,14 dollari al barile (-73,1% rispetto al terzo trimestre 2020, -39,9% sui nove mesi) a causa dei fattori di debolezza strutturale del settore penalizzato da eccesso di capacità, calo della domanda di raffinati ed elevato costo della carica petrolifera.

Le vendite di prodotti petroliferi nel mercato rete Italia pari a 1,71 milioni di tonnellate hanno evidenziato una flessione del 23,7% per effetto del calo dei consumi nazionali e della forte pressione competitiva. La quota di mercato nel terzo trimestre 2020 è così al 27,2% rispetto al 34,5% del terzo trimestre 2020. Mentre le vendite rete nel resto d’Europa sono risultate in lieve crescita grazie ai maggiori volumi commercializzati in particolare in Germania (+2,5% a 0,83 milioni di tonnellate). I risultati del terzo trimestre sono stati anche penalizzati dell’apprezzamento dell’euro rispetto al dollaro (+5,9% nel trimestre).

“Questi risultati consolidano la nostra redditività in un trimestre che ha risentito ancora delle difficili condizioni dei mercati europei del mid e downstream, delle riduzioni straordinarie delle produzioni in Nigeria e Libia e dell’apprezzamento dell’euro. Considerata la natura temporanea di questi fattori e la solidità del nostro business, avvieremo il programma di buy back”, ha annunciato l’ad di Eni, Paolo Scaroni, ricordando che nel terzo trimestre il gruppo ha ottenuto importanti successi esplorativi, compiuto eccellenti progressi nello sviluppo con nuovi start-up e monetizzato parte della sua partecipazione in Mozambico.

Per quanto riguarda l’intero esercizio, il management prevede un livello di spesa per gli investimenti sostanzialmente in linea rispetto al 2020 (12,76 miliardi di euro l’ammontare degli investimenti tecnici e 0,57 miliardi quello degli investimenti finanziari del consuntivo 2020 esclusi gli investimenti di Snam).

I principali temi del 2020 sono lo sviluppo delle riserve di idrocarburi in Africa sub-sahariana, Africa settentrionale, Norvegia, Stati Uniti, Iraq, Kazhakstan, Venezuela, i progetti esplorativi in Africa sub-Sahariana, Norvegia, Egitto, Stati Uniti e temi emergenti/nuove aree, e iniziative di ottimizzazione e crescita selettiva negli altri settori con l’avvio dei lavori Green Refinery presso Venezia e i progetti elastomeri e bio-plastiche nella chimica.

Il leverage a fine anno, assumendo un prezzo del brent medio annuo di 108 dollari al barile, è previsto sostanzialmente in linea al livello di fine 2020 per effetto della gestione industriale e di portafoglio. Per quanto riguarda la produzione di idrocarburi, il livello produttivo su base annua è previsto in calo rispetto al consuntivo 2020 a causa dell’impatto dei fattori geopolitici, in particolare in Nigeria e in Libia. Le precedenti indicazioni parlavano di un risultato stabile.

Proseguirà lo sviluppo dei grandi progetti in portafoglio, tra cui quelli in Kazakhstan, Algeria e Angola, e l’entrata a regime dei campi avviati nel 2020, in particolare in Egitto, il cui contributo tuttavia non è tale da assorbire i citati eventi di forza maggiore, il declino delle produzioni mature e i disinvestimenti del 2020. Sul fronte delle vendite del gas, sono previste in flessione rispetto al 2020 (95,32 miliardi di metri cubi il dato consuntivo 2020) per effetto della cessione di Galp e dell’utilizzo della flessibilità ottenuta dalla rinegoziazione dei contratti di approvvigionamento long-term.

Anche le vendite di prodotti petroliferi rete in Italia e resto d’Europa sono previste in calo rispetto al 2020 (10,87 milioni di tonnellate il dato consuntivo 2020) a causa della contrazione della domanda nazionale di carburanti e della pressione competitiva, scontando inoltre l’effetto della campagna commerciale “riparti con Eni” dell’estate 2020. La riduzione prevista in Italia sarà comunque parzialmente compensata dall’incremento delle vendite atteso nel resto d’Europa.

“I risultati sono sopra le attese”, commentano a caldo gli nalaisti di Intermonte, osservando tuttavia le indicazioni non brillanti a causa del taglio delle stime su estrazione e produzione e la debole la generazione di cassa. “Il quadro generale è comunque quello di risultati positivi. Confermiamo la nostra raccomandazione neutral su Eni con un target price a 18 euro”.

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