Italia la corruzione riduce la competitività – Opzioni Binarie

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Italia: la corruzione riduce la competitività

In apparenza, la notizia relativa al posizionamento dell’Italia nella lista dei paesi più corrotti del mondo, non dovrebbe tangere l’attività finanziaria, invece, come effetto, ha quello di diminuire la fiducia degli investitori nel nostro paese. Il paragone è molto semplice.

L’indagine di partenza. Il punto di partenza è un’indagine sulla corruzione percepita. L’Italia, in questa speciale classifica, sarebbe al sessantanovesimo posto, praticamente ex equo con il Ghana e la Macedonia.

Il nostro paese, dunque, non è in buona compagnia e questo potrebbe presto portare ad una riduzione degli investimenti. Il fatto è che se c’è corruzione sono sempre meno gli investimenti che arriveranno dall’estero.

Un quadro preoccupante che ha messo sul chi va là anche il ministro della Giustizia, la quale, collaborazione con Patroni Griffi (PA) e con la Cancellieri (Interno), ha pubblicato il libro bianco sulla corruzione interna.

Peccato che nel documento non siano indicati dei parametri di valutazione, utili a sapere se la situazione è destinata a peggiorare o migliorare nel breve periodo.

Per esempio, secondo il Corruption Perception Index, il CPI, l’Italia è a 3.9 punti, mentre la media definita dall’Ocse è del 6.9. La scala di riferimento è quella decimale. Il livello 10 è quello che indica l’assenza di corruzione.

Stando a questo rapporto, chi investe in opzioni binarie può avere un’idea per interpretare i flussi d’investimenti esteri nel nostro Paese.

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Tag: italia

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Categoria: Osservatorio Lavoro

Lavoro Mc Donald’s, l’azienda guarda alle questioni europee

MCDONALD’S ha avvertito che l’Europa deve affrontare un futuro di crescita stentata, a meno che i datori di lavoro non riescano a fare di più per portare gruppi di giovani. E i lavoratori anziani nel mercato del lavoro dovranno necessariamente raggiungere la pensione, scrive Brian Groom.

David Fairhurst , Chief People Officer presso McDonald Europe, ha detto che la catena di fast-food, che impiega 425.000 persone in 38 mercati europei , era già in grado di sentire gli effetti di ciò che egli chiama “scogliera della forza lavoro”.

Il sig. Fairhurst ha detto che la carenza di lavoratori potrebbe presto avere un impatto sulla crescita economica, nonostante il tasso di disoccupazione dell’Unione Europea ( UE ), sia al 10,8%

“La forza lavoro si riduce ad entrambe le estremità dello spettro. Non ci sono abbastanza giovani che entrano nel mercato del lavoro e troppe persone anziane non hanno l’opportunità di andare in pensione”.

Il sig. Fairhurst ha detto che la carenza di lavoratori potrebbe presto avere un impatto sulla crescita economica, nonostante il tasso di disoccupazione dell’Unione Europea ( UE ), sia al 10,8 % della forza lavoro e un tasso di disoccupazione giovanile al di sopra del 23 % .

Una relazione della Commissione europea ha detto che il tasso di crescita dell’UE pre- recessione è del 2,25 %. Questo, in un anno, ha costituito l’1 % di crescita dell’occupazione e incrementato la produttività di un dato superiore all’1 % .

Come avverrà, ad esempio, il prossimo anno in Olanda e nel 2020 in Germania, mentre la crescita della forza lavoro del Regno Unito sarà esponenziale fino al 2023

Ma ha detto che la crescita dell’occupazione dell’1% potrebbe essere più sostenuta rispetto al 2020. Dopo il 2021, la forza lavoro europea è destinata a ridursi di circa lo 0,5 %. Il sig. Fairhurst ha detto, inoltre, che la ” forza lavoro” sarebbe prima in alcuni paesi. Come avverrà, ad esempio, il prossimo anno in Olanda e nel 2020 in Germania, mentre la crescita della forza lavoro del Regno Unito sarà esponenziale fino al 2023. ( Ma ) se i datori di lavoro possono consentire la partecipazione di più persone in età lavorativa , la forza lavoro può essere spinta all’indietro di almeno un decennio”.

I datori di lavoro, soprattutto in Italia, dovranno offrire più tirocini, tutoraggi, visite e incontri nelle scuole e nelle università per sostituire il calo dei posti di lavoro tradizionali entry- level per i giovani in molti settori.

Renzi: “Gli italiani non lavorano più”

Renzi: «Adesso, sicuramente, è il momento della vera sfida per dare lavoro alla gente. Gli italiani non stanno più lavorando»

All’interno del disegno di legge denominato “multiscopo” – sono presenti tutte le misure per ricostituire gli ammortizzatori sociali e anche le opere per il lavoro e le politiche attive, fino ad arrivare alla facilitazione di metodi e osservanze, al riorganizzo delle forme di contratto che verrà discusso all’interno delle Camere solo in data odierna. Quando ci saranno, all’ordine del giorno, sia il salario minimo sia l’assegno universale per la mancanza di lavoro. L’annuncio giunge proprio dal premier Matteo Renzi che, attraverso un’intervista al Corriere della Sera reclama il buon senso generale della strategia del Governo, fondata, in primis, sul decreto legge Poletti che trasforma non poco i contratti a termine: «Adesso, sicuramente, è il momento della vera sfida per dare lavoro alla gente. Gli italiani non stanno più lavorando».

Occorre dare priorità al mercato del lavoro per tirare a sé i migliori investitori stranieri

Per farla breve, il pacchetto di deleghe accettato dal Governo offre il desiderio di sconvolgere il mercato del lavoro schivando battaglie concettuali strettamente collegate all’articolo 18, ma appoggiandosi ad aspetti più materiali (come, ad esempio, i servizi per il lavoro) e anche la facilitazione dei procedimenti di conciliazione, con tutti i tempi di lavoro che ne conseguono e anche le varie esigenze di tutte le famiglie italiane. Occorre rimuovere ogni alibi alle aziende per quanto concerne le offerte di lavoro.

Renzi: «Si può utilizzare anche la leva fiscale», chiarisce il premier, «e guarderemo se ci sono le possibilità»

Per valicare i ritardi della nostra struttura di avviamento al lavoro e delle leggi sul lavoro in generale «si può utilizzare anche la leva fiscale», chiarisce il premier, «e guarderemo se ci sono le possibilità», ma principalmente «bisogna apportare una modifica alle regole più generiche, come faremo attraverso il ben noto disegno di legge delega». L’impegno consiste soltanto nel creare tutte le condizioni per favorire il ritorno di molti investitori esteri. Infatti, rimarca Renzi, «Sono davvero innumerevoli le attese attorno al nostro governo: che sta conducendo gli interessi al livello più basso degli ultimi anni; e che sta accompagnando capitali verso una vera e propria soglia di investimento, ma anche ad affacciarsi sul nostro mercato italiano. Questo può essere possibile grazie quasi esclusivamente alla determinazione con cui abbiamo voluto incominciare dai cambiamenti della politica e del mondo del lavoro».

Lavoro, con le nuove regolamentazioni, i dipendenti avranno ancora meno diritti

L’Italia è uno dei paesi europei in cui la regolamentazione del lavoro favorisce soprattutto i datori di lavoro

In Italia il sistema cooperativo è una delle forze principali, insieme a Confindustria, per quanto concerne la parola dei datori di lavoro. Un insieme che spinge per una maggiore deregolamentazione dei posti di lavoro. L’Italia è uno dei paesi europei in cui la regolamentazione del lavoro favorisce soprattutto i datori di lavoro; e questo, veramente, lo sappiamo tutti quanti. Questo è il risultato di un processo iniziato circa 20 anni fa e che viene portato avanti dal Partito Democratico.

I datori di lavoro sono in grado di licenziare i lavoratori per qualsiasi motivo o, anche SENZA motivo

Il sistema di regolamentazione dei posti di lavoro in Italia è, ora, selvaggiamente liberalizzato. Alcuni tipi di contratti, come, ad esempio, i contratti a progetto, non favoriscono in alcun modo il lavoratore: nessuna assistenza sanitaria o congedo per maternità, le vacanze non pagate, senza sicurezza sul lavoro (I datori di lavoro sono in grado di licenziare i lavoratori per qualsiasi motivo o, anche SENZA motivo) e nessuna spiegazione chiara di ciò che un lavoratore, alla fine, sta svolgendo, dal momento che vengono classificati soltanto come “freelance”, con la conseguente mancanza di protezione legale. Per Poletti, Confindustria e Legacoop, però, questo non è ancora sufficiente.

I contratti a breve termine, dove, fino ad ora, i lavoratori avevano conservato un po’ di tutela giuridica, almeno contro il licenziamento senza motivo; adesso non sarà più così

La nuova legge estende questa mancanza di protezione a un altro tipo di contratto: I contratti a breve termine, dove, fino ad ora, i lavoratori avevano conservato un po’ di tutela giuridica, almeno contro il licenziamento senza motivo. Lo Statuto italiano dei diritti dei lavoratori – in termini di diritto e di tutela, ha raggiunto la sua più importante vittoria nel 1969 attraverso le lotte operaie, la protezione dei lavoratori, contro l’essere licenziati senza motivo, dando loro diritti sindacali, dando loro la sicurezza e la ricchezza che hanno fatto dell’Italia un paese ricco per decenni. Addirittura sospeso per un numero esageratamente crescente di lavoratori. Ciò è particolarmente vero per l’articolo 18 , l’articolo più importante , che prevede che i datori di lavoro non debbano licenziare qualcuno senza una buona ragione (come rubare, frode, comportamento criminale, violenza, etc ) e, se questo non accade, un giudice può ordinare la reintegrazione del lavoratore.

Continuano le proteste dei lavoratori di IKEA

Fino a 150 facchini, i lavoratori della logistica, studenti e attivisti si sono presentati davanti al negozio generale dell’IKEA per Bologna per bloccarne l’ingresso. L’ultimo di una serie di picchetti che, dalla fine di ottobre, ha reso precaria la forza lavoro presente all’interno del marchio svedese in varie città del nord Italia. L’azione diretta, che è stata effettuata dai lavoratori con la partecipazione del rango e del sindacato del Cobas, assieme agli studenti bolognesi e ai lavoratori collettivi, mirava a costringere IKEA a far fermare lo sfruttamento dei lavoratori, creando orari di lavoro rispettabili, condividendo il carico di lavoro in più, pagando gli stipendi dovuti, garantendo il diritto di organizzare e ripristinare i facchini che sono stati sospesi dalle loro attività, e minacciati di licenziamento.

La determinazione dei lavoratori, ha resistito i colpi e, circondati dagli ufficiali, ha indotto il negozio a una chiusura anticipata per il giorno

Poliziotti in tenuta antisommossa, si trovavano in fila davanti al negozio e hanno cercato di disperdere i manifestanti con i manganelli – in accordo con la direzione. Ma la determinazione dei lavoratori, ha resistito i colpi e, circondati dagli ufficiali, ha indotto il negozio a una chiusura anticipata per il giorno.

La protesta è stata coperta in tempo reale su Twitter, dove appariva l’hashtag # ikeainlotta, dopo una precedente # spazioalcambiamento, originariamente utilizzato da IKEA stessa per scopi di marketing. L’azienda è stata inondata di messaggi di protesta da parte dei lavoratori e dei consumatori. Il picchettaggio è una pratica condivisa anche dagli studenti, che lo hanno realizzato nella recente giornata di mobilitazione nazionale del 6 dicembre contro i tagli all’istruzione quando, ancora una volta a Bologna, ancora una volta, la Facoltà di Lettere e Filosofia nella centralissima Via Zamboni è stato temporaneamente chiusa.

Una lotta comune che interessa i lavoratori della logistica e che, recentemente, ha anche goduto di un’altra vittoria nella vicina Lippo di Calderara

L’esito della giornata è stato importante, al fine di raggiungere il primo blocco di successi per quanto concerne l’outlet IKEA nel nord Italia – mentre altri picchetti sono stati utilizzati per bloccare i magazzini dell’azienda in varie sedi nella stessa area. Una lotta comune che interessa i lavoratori della logistica e che, recentemente, ha anche goduto di un’altra vittoria nella vicina Lippo di Calderara – un piccolo sobborgo bolognese industriale in cui i lavoratori Geodis, dopo due giorni di agitazione, hanno garantito le migliori condizioni di lavoro, riconoscendo gli stipendi non pagati. La mobilitazione proseguirà nel fine settimana, con un nuovo picchetto previsto a Piacenza e a San Giuliano.

Riforma del lavoro, Renzi punta agli ammortizzatori sociali

Nel corso della conferenza stampa avvenuta lo scorso 12 marzo, quella, in pratica, dove si potevano vedere le slide su di un grande megaschermo, i tanto celebrati pesciolini dell’acquario e anche gli 80 euro in più presenti in busta paga dal mese di maggio. Ovviamente parliamo dei redditi medio-bassi del 2020. Il premier Matteo Renzi ha accennato che il Consiglio dei ministri voglia presentare al Parlamento una radicale riforma degli ammortizzatori sociali.
Tutte le variazioni dei dettagli del mercato del lavoro sono celate nell’ultima pagina della scheda della legge delega. Un particolare riferimento va dato al capitolo “Mandato in materia di conciliazione per quanto concerne i tempi di lavoro con tutte le necessità genitoriali” si legge: “Sopprimere la riduzione per il coniuge a carico e avviare il tax credit, come incoraggiamento al lavoro femminile. Tutte le donne che lavorano, autonome e non, con figli minorenni e che sono poste al di sotto di una specifico inizio di reddito familiare”. L’idea dell’esecutivo è di scoraggiare la presenza in casa delle donne e appoggiare la loro nomina da parte delle aziende che beneficerebbero di una serie di importanti privilegi fiscali.

Enzo De Fusco: “Occorre cancellare questo bonus che stringe una platea larghissima per favorire pochissime persone”

Parole che pesano non poco sulle donne e su tutte le famiglie monoreddito. Senza dimenticare neanche gli italiani in difficoltà con il proprio lavoro. Come, ad esempio, tutti i lavoratori in cassa integrazione a zero ore, poichè presenta come surrogato di una riduzione che funziona ottimamente per quanto concerne gli incentivi del lavoro femminile.
“Cancellare questo bonus che stringe una platea larghissima per favorire pochissime persone”. Enzo De Fusco, esperto coordinatore per la Fondazione Studi Consulenti del Lavoro. Questa non rappresenta la soluzione per consentire alle donne di scegliere fra avere dei figli oppure scegliere di lavorare. “Ancora, poi, non si deve sminuire che, nel corso di questi mesi di crisi nera, possa essere ingrandito anche il numero degli uomini che fanno parte della categoria del “coniuge a carico”, poiché non hanno più un lavoro”.
Sono pensati come tali, difatti, marito o moglie che siano in possesso di un reddito inferiore a 2.840,51 euro lordi. Uno situazione che permette all’altro coniuge di ricercare una diminuzione massima di 800 euro all’anno, ovvero, i redditi fino a 15mila euro. In seguito, coloro che guadagnano tra 15mila e 40mila euro, invece, il bonus sala tra i 690 e i 720 euro, fino a sparire per coloro che dichiarano più di 80mila euro.

Istruzione: Renzi deve ristabilire una categoria che fa rima con lavoro precario

Il settore dell’istruzione, e la lotta che sta portando a termine, ha ricevuto un notevole impulso nella giornata di Giovedì, dopo che l’Italia ha sostenuto le sue disposizioni spianando la strada a una più giovane e più stabile forza lavoro degli insegnanti. I membri della commissione di bilancio della Camera hanno approvato all’unanimità una risoluzione che consente a circa 4.000 insegnanti di entrare in pensione dopo essere stati bloccato da una riforma del lavoro controversa e che ha richiesto loro di rimanere in servizio per, almeno, cinque anni in più prima di raggiungere la pensione.

Il governo deve riferire, ora, in che modo ha intenzione di finanziare la misura prima di presentare il bilancio 2020

“In questo modo sarà possibile rettificare un errore che ha condotto 4.000 giovani, ampiamente preparati, a vivere soltanto di contratti temporanei; rinnovando, in tal modo, il settore”, questo è quanto ha detto il comitato guidato dal vicepresidente Barbara Saltamartini del Nuovo Centro Destra. Il governo deve riferire, ora, in che modo ha intenzione di finanziare la misura prima di presentare il bilancio 2020. Anche nella giornata odierna, l’assemblea della Camera ha approvato una mozione presentata dal centro-sinistra. Il Partito Democratico del Premier Matteo Renzi, infatti, mira a stabilizzare il settore dell’istruzione , integrando tutti gli insegnanti qualificati e temporanei nel mondo del lavoro permanente. Renzi ha detto che l’istruzione sarà la chiave per il rilancio del paese. L’Italia fa fatica a recuperare il tempo perduto dopo essere uscita dalla sua peggiore recessione dal dopoguerra. All’inizio di questo mese, il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, ha confermato che il governo avrebbe speso ingenti somme nel suo primo anno. E tutto questo al fine di riparare le molte scuole fatiscenti del paese. L’energetico premier toscano si è impegnato, inoltre, a visitare una scuola diversa ogni settimana.

Lavoro precario, anche l’istruzione ha i suoi demoni

Appare superfluo affermare che anche l’istruzione, come tutte le categorie professionali, soffre maledettamente il problema del lavoro precario. Ci troviamo davanti a dati imbarazzanti che, ormai, portano a chiedersi se, davvero, esiste il lavoro definitivo in Italia. Insegnanti, esperti e navigati, costretti a vivere da troppo tempo nel precariato alla ricerca di una cattedra. Ma qualcuno ha idea di quale sia il lavoro che, dopo anni e anni di studi, ti permette anche di lavorare con una certa stabilità? Magari, senza chiedere troppo, entro un anno dal conseguimento del titolo di studio?

Emigrare in Germania, la vita si fa sempre più dura per chi cerca lavoro

Da questo momento in poi, le porte della Germania, per molti emigranti in cerca di fortuna, se non sono chiuse, poco ci manca. Tra le idee poste in essere dal governo tedesco, infatti, c’è la
raccomandazione in merito alla proposta di espellere tutti coloro che, trasferendosi in Germania, sottraggono benefici o, in ogni modo, limitano l’assegno per i figli di cittadini dell’Unione che sono contribuenti registrati in Germania.

Ma le preoccupazioni in merito a questo problema, sono già state sollevate in passato e la possibilità di andare ovunque si voglia in cerca di una vita migliore dovrebbe essere un diritto comunitario. In virtù di questo, la proposta di instaurare leggi specifiche per chi arriva in Germania non potrebbe essere attuate. Tra il dire e il fare, però, c’è di mezzo il mare. Dato che, queste proposte, infatti, fanno abbondantemente intendere che la Germania non ha più intenzione di accogliere stranieri.

Tim Aker: “Abbiamo visto da parte dell’UE, una leggerezza eccessiva nei confronti del diritto di soggiorno”

Le preoccupazioni per l’immigrazione e il turismo sociale sono state al centro di due dibattiti UE tra il leader Lib Dem Nick Clegg e quello del Ukip, Nigel Farage – con il primo scontro in atto nella giornata di domani.

Il responsabile del UKIP dell’unità Politica Tim Aker: “Abbiamo visto da parte dell’UE, una leggerezza eccessiva nei confronti del diritto di soggiorno.”

“L’unico modo che può consentirci di ammettere altre persone in questo paese è quello di non offrire benefici di prestazioni assistenziali”. In altre parole: venite in Germania e verrete abbandonati a voi stessi.

L’Observer ha riferito che, l’anno scorso, i sindaci di 16 città tedesche fecero un appello pubblico per aiutare a far fronte agli emigranti provenienti dall’Europa dell’Est , in particolare i rom dalla Romania e dalla Bulgaria, che sono accusati di mettere a dura prova i regimi locali.

Il ministro dell’Interno Thomas de Maiziere ha detto che l’attenzione dovrebbe essere su coloro che sfruttano gli immigrati non qualificati.

“Dobbiamo guardare alle persone e alle strutture in cui si trovano gli emigranti e il modo in cui vengono sfruttati per i loro interessi meschini”, ha detto al Rheinischer Post.
Per tutti coloro che intendono emigrare in Germania, dunque, il consiglio è di fare tutte le valutazioni del caso; e domandarvi se, davvero, state andando in una nazione che intende accogliervi. Appare evidente che, da parte della Germania, l’idea principale sia cominciare a guardare un po’ il proprio orticello.

Ripresa del lavoro, in Europa ci sono segnali dal settore manifatturiero

La relazione segue la previsione della Banca Centrale Europea di Mario Draghi che ha mostrato una ripresa nascente

La crescita del lavoro nel settore manifatturiero e nei servizi della zona euro è rimasta vicino al dato di marzo del 2020. La Francia è migliorata, fornendo ulteriori prove che la ripresa della regione è ottima. Entrambe le industrie hanno basato le loro indagini sugli acquisti.
L’indice è stato superiore a 50, che indica espansione. La relazione segue la previsione della Banca centrale europea di Mario Draghi che ha mostrato una ripresa nascente dalla crisi del debito sovrano e in grado di guadagnare gradualmente forza . I rischi per questo scenario comprendono l’aumento del 6,2 per cento dell’euro nei confronti del dollaro nel corso dell’anno passato e segnali di rallentamento della crescita in Cina.

Nella Cina di oggi, un altro sondaggio ha mostrato una fabbricazione indebolita per il quinto mese consecutivo

“La ripresa in corso completa il miglior trimestre della zona euro a partire dal secondo trimestre del 2020”, lo ha dichiarato Chris Williamson , capo economista di Markit. Nella Cina di oggi, un altro sondaggio ha mostrato una fabbricazione indebolita per il quinto mese consecutivo, approfondendo il discorso riguardante la nazione, che mancherà il suo obiettivo di crescita del 7,5% per quest’anno . L’indice dei responsabili degli acquisti da HSBC Holdings Plc e Market è sceso al 48,1.

La relazione PMI evidenzia anche i rischi di caduta dei prezzi nella regione dell’euro; una minaccia che ha spinto Draghi a mantenere i tassi di interesse al minimo storico o anche inferiori “per un periodo di tempo prolungato”.

Nella Cina di oggi, un altro sondaggio ha mostrato una fabbricazione indebolita per il quinto mese consecutivo

“Con i prezzi praticati dai produttori e fornitori di servizi , anche se rientrassero nel mese di marzo, resta un argomento per ulteriore stimolo , soprattutto se il tasso di crescita dell’attività si raffreddasse nel mese di aprile “, ha detto Williamson di Markit. In Francia, la produzione è tornata a crescere per la prima volta in due anni, con un indice di attività della fabbrica salito a 51,9 nel mese di marzo da 49,7 . La produzione in Germania è scivolata a 53,8 da 54,8 del mese di febbraio. La Banca Centrale dovrebbe mantenere il suo tasso di riferimento allo 0,25% per il quinto mese di aprile.

Stipendio mensile degli uomini divorziati, i problemi ti riducono alla fame

«Nel momento in cui arrivano da noi la situazione è già terribile. La tragedia è consumata». Pierangelo Clerico, il responsabile spezzino dell’associazione Papà separati Liguria , ha mostrato il dramma dei mariti divorziati. Un problema iniziato lo scorso anno, sono già 30 gli iscritti in Spezia.

Il mantenimento dei figli e l’assegno per la vecchia consorte, quando ci sono i requisiti è possibile mettere in difficoltà anche coloro che hanno un buono stipendio

«Il 30% di loro non può permettersi i pagamenti mensili ordinati dal giudice per i figli e per le ex mogli. Un aumento enorme in questi ultimi anni», rimarca Clerico. Il mantenimento dei figli e l’assegno per la vecchia consorte, quando ci sono i requisiti, appunto, è possibile mettere in seria difficoltà anche coloro che hanno un buono stipendio.
«Poi c’è la ferocia della crisi che cancella posti di lavoro. In questo momento ci sono i problemi. Per coloro che non hanno l’opportunità di pagare gli assegni arrivano le denunce».
«In Liguria sono 375 ma tutti coloro che passano anche solo per domandare sono 1.500. La maggior parte ha problemi con il mantenimento. Appena due anni fa, il dato era del 10% », dichiara Mauro Lami, il presidente regionale che accetta anche le donne.

Anche molte donne partecipano alla battaglia per l’uguaglianza nell’affido

«Ci sono donne – afferma Lami – che partecipano alla battaglia per l’uguaglianza nell’affido. La legge già impone quello condiviso ma, di fatto, i tribunali utilizzano ancora il congiunto che prevede la gestione da parte di un solo genitore del 98% della vita di un figlio».
«Con il divorzio, il padre esce di scena poichè il figlio, nel 90% dei casi viene completamente affidato alla madre al pari della casa. In questo modo, il padre, deve trovarne un’altra in affitto. E pagarne due. Con uno stipendio minimo di 1.200 euro sono guai», afferma. Ma cosa avviene nel momento in cui c’è una separazione e la paga non basta? «Solitamente si finisce in mezzo a una strada. Questo è il caso di un ex imprenditore che ha chiuso per problemi economici e adesso lavora per poco più di 600 euro. In questo caso, l’assegno di mantenimento è di circa 500 euro. A questo punto occorre volgere la propria attenzione al giudice per ottenere un adeguamento ma se non si paga, è possibile incappare in una sanzione penale. Troppe persone, a causa di questo, finiscono alla Caritas».

Decreto lavoro di Renzi, alla Camusso proprio non va giù

“Il problema più grave è che il lavoro in Italia è davvero inesistente, siamo diretti con forza verso la povertà non è solo un chiaro sintomo di tutte le diseguaglianze generali

“Il governo Renzi ha iniziato bene per quanto concerne i redditi ma, senza ombra di dubbio, ha esordito in maniera veramente pessima per quanto riguarda le regole del lavoro”. Il decreto inerente il mondo del lavoro del governo Renzi non piace neanche un po’ a Susanna Camusso. La leader della Cgil, interceduta attraverso il Forum di Confcommercio a Cernobbio, ha rilasciato importanti dichiarazioni per quanto riguarda i motivi della sua contrarietà a tutte le nuove norme sui contratti a termine e anche quelli di apprendistato: “Il problema più grave è che il lavoro in Italia è davvero inesistente, siamo diretti con forza verso la povertà non è solo un chiaro sintomo di tutte le diseguaglianze generali, ma è anche il vergognoso frutto di una presenza di lavoro indigente e dell’assenza di lavoro. La politica del lavoro in grado di cambiare è da ricercare nelle risorse disponibili. E poi, quest’ultime, dovranno essere messe a disposizione della ricerca di lavoro”.

Camusso: “Non lo approviamo e lo urliamo con grande chiarezza”

La creazione di nuovi posti di lavoro, secondo la Camusso, non verrà mai da “un decreto lavoro che viene creato sui contratti a termine e sull’apprendistato”: “Non lo approviamo e lo urliamo con grande chiarezza. Non è possibile investire in formazione, ma ancora sulla precarietà. E’, al contrario,un intervento pratico la misura sui contratti di solidarietà”, ha unito la Camusso, precorrendo la strada in cui “ci confronteremo con i parlamentari per ottenere la modifica del decreto“.

“Ci troviamo davanti a 5 o 6 anni di attesa per poterlo portare a termine”. ”Finiamola con il populismo – ha risposto Bonanni – Occorre riprendersi l’alleanza tra impiegati e imprese”

Ancora da Cernobbio, poi, il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, ha rilasciato la sua risposta al presidente di Confindustria Giorgio Squinzi che, nella giornata di ieri, ha minacciato di spostare dalla zona di Milano a quella del Canton Ticino il quartier generale di Mapei (ditta che produce importanti materiali chimici destinati all’edilizia amministrata da Squinzi, ndr), “ci troviamo davanti a 5 o 6 anni di attesa per poterlo portare a termine”. ”Finiamola con il populismo – ha risposto Bonanni – Occorre riprendersi l’alleanza tra impiegati e imprese. Il populismo ci sta portando alla rovina. Sono davvero troppi i populisti che stanno scavando la fossa a tutte le nostre aziende”.

Obiettivo lavoro, Renzi appare utopistico anche in Europa

Angela Merkel: “Matteo Renzi affronta la sua prima prova elettorale con il voto per il Parlamento europeo a maggio, ed è nell’interesse della Germania fare in modo che vada tutto per il meglio”

Dopo aver incontrato il signor Renzi il 17 marzo, l’alta sacerdotessa dell’austerità, la tedesca Angela Merkel, ha accennato una certa preoccupazione. Le parole, però, riferivano diversamente: “Vedo il bicchiere mezzo pieno , non mezzo vuoto”, ha detto la signora Merkel. “E il governo italiano sta lavorando per tornare al top in Europa. Matteo Renzi affronta la sua prima prova elettorale con il voto per il Parlamento europeo a maggio, ed è nell’interesse della Germania fare in modo che vada tutto per il meglio”. Sarà veramente così?

Beppe Grillo, sembra sempre più intenzionato ad abbandonare l’euro

Le principali minacce per il Partito Democratico provengono dal Movimento Cinque Stelle, il cui leader, Beppe Grillo, sembra sempre più intenzionato ad abbandonare l’euro. Senza dimenticare Forza Italia, guidata da Silvio Berlusconi che, pur critico per le politiche di austerità, non potrà presentare la sua campagna , perché la corte suprema ha già confermato la sua condanna per frode fiscale e l’allontanamento per due anni dai pubblici uffici. Anche in virtù di questo, molte persone, compreso il cancelliere tedesco, stanno riservando il giudizio finale su Renzi e sui suoi progetti incredibilmente ambiziosi. Egli, prima di volare a Berlino, ha dichiarato che voleva l’Italia, non la Germania, a guidare l’Europa nei prossimi 20 anni.

Cottarelli ha affermato detto che potrebbe trovare dai 3 a 5 miliardi di euro entro la fine dell’anno

Ovviamente, queste di Renzi, al momento, sono solo parole. Sembra certamente più deciso rispetto a qualsiasi recente primo ministro italiano; anche nell’utilizzare tagli di spesa e non aumenti delle tasse per far quadrare i conti pubblici. Egli ha nominato un ex funzionario del Fondo Monetario Internazionale, Carlo Cottarelli commissario per la spending review. Questa settimana, il signor Cottarelli ha affermato detto che potrebbe trovare dai 3 ai 5 miliardi di euro entro la fine dell’anno. Il sig. Renzi ha anche lodevolmente ignorato la regola non scritta che i governi italiani non possono fare nulla per cambiare il mercato del lavoro senza consultazioni tortuose con i sindacati e i datori di lavoro. Sorprendentemente , la sua decisione di rompere con questa tradizione corporativista non ha causato quasi alcun problema. Quasi come se l’argomento lavoro, nel nostro paese, portasse solo all’attesa e alla rassegnazione.

Nuovo decreto sul lavoro, molte le componenti interessanti

Il decreto annuncia inoltre che i contratti a termine saranno in grado di avvolgere fino ad un massimo del 20% dell’organico

Al centro di tutte le lamentele vi è l’allungo della flessibilità inserito sia nei contratti a termine che nell’apprendistato. La riforma Poletti ha ripulito via molti limiti che il suo precursore, il ministro Fornero, aveva introdotto per trattenere la precarietà. Uno dei più importanti paletti cascati è quello dell’acausalità (sarebbe a dire la possibilità confessata al datore di lavoro di non precisare le giustificazioni che lo conducono a fissare una fine del rapporto). In pratica una stiamo parlando di una «mano libera» sulle mansioni concesse per i primi 12 mesi, Da questo momento in poi sarà consentita per tutti e tre gli anni in questione. Ma non soltanto: se la durata del contratto a termine rimarrà, ancora, fissata a 36 mesi (in seguito occorre andare a quello a tempo indeterminato), ora fra un contratto e l’altro non ci sarà più l’obbligo di una pausa di dieci o, come spesso è accaduto, di venti giorni. Valutando un massimo di otto rimandi – il modello Fornero ne consentiva una sola – i rinnovi possono susseguirsi senza nessuna problematica. Il decreto annuncia inoltre che – se i contratti collettivi non dispongono del tetto previsto – i contratti a termine saranno in grado di avvolgere fino ad un massimo del 20% dell’organico (In ogni caso anche le ditte con meno di 5 dipendenti possono stipulare il medesimo contratto).

Svanisce anche il vincolo, per il datore di lavoro, di salvaguardare all’apprendista di secondo livello una formazione di tipo strettamente “trasversale”

Per quanto concerne, invece, gli apprendisti, confrontati con la legge Fornero, svanisce il divieto di non assumerne di nuovi se, ancora, non è stato confermato, almeno, il 30% della precedente “tornata”. Capitombola anche il vincolo, per il datore di lavoro, di salvaguardare all’apprendista di secondo livello una formazione di tipo strettamente “trasversale”, sarebbe a dire la garanzia della frequenza di corsi regionali, se questi esistono, o di programmarglieli ad hoc. Questa “scuola”, prima forzata a scapito di multe carissime in termini di contributi versati, adesso sarà esclusivamente di tipo discrezionale. “Elasticità — ha affermato Paolo Pennesi, segretario generale del ministero del Lavoro — che consentiranno alle ditte di avviare nuove assunzioni con una sicurezza maggiore e perfino una minore burocrazia”. Non ci rimane che capire se, quanto detto, possa realmente essere applicato. In Italia tutto è possibile.

Mondo del lavoro, sono tutti in attesa di conoscere la “nuova regolamentazione”

Le nuove regole sul mondo del lavoro attirano sempre maggiore attenzione. Renzi ha difeso la sua nuova Jobs Act, volta a frenare il tasso di disoccupazione record

I 10 miliardi di tagli delle imposte sul lavoro saranno finanziati esclusivamente attraverso significativi tagli di spesa che il governo sta ancora definendo in modo approfondito. Soprattutto per quanto concerne in termini su dove tagliare, ma non dell’impatto sul risparmio, ha aggiunto Renzi. A quanto pare, le nuove regole sul mondo del lavoro attirano sempre maggiore attenzione. Renzi ha difeso la sua nuova Jobs Act, volta a frenare il tasso di disoccupazione record, in particolare il 42 % registrato tra i giovani, che ha definito “atroce” e “inaccettabile”. Egli ha anche promesso di rinnovare la lotta contro la criminalità e la corruzione che, a suo avviso, sono “questioni economiche” che pesano sulla situazione in Italia e sui mercati mondiali.

Tutte le riforme e i programmi di aggiustamento pubblico “devono essere fatti, in primo luogo, a beneficio dell’Italia stessa, e non in seguito alle pressioni dell’Europa”

Tuttavia, il premier ha chiesto che l’UE venisse riformato “Occorre un numero maggiore di politiche orientate alla crescita del conto e non solo della mera burocrazia”. Questi sono problemi che mirano a recuperare la competitività perduta e la fiducia perduta dei cittadini. Tutte le riforme e i programmi di aggiustamento pubblico “devono essere fatti, in primo luogo, a beneficio dell’Italia stessa, e non in seguito alle pressioni dell’Europa”, ha affermato, sollecitando un cambiamento di approccio e di relazioni con l’UE. Parlando delle prossime elezioni europee, Renzi ha messo in guardia contro il rischio di una diffusione del sentimento anti- europeo, che potrebbe innescare la caduta dell’Europa.

Italia, sempre per quanto concerne gli investimenti nel settore del lavoro, si concentrerà anche sulla promozione degli investimenti ICT e nell’agenda digitale

Italia, sempre per quanto concerne gli investimenti nel settore del lavoro, si concentrerà anche sulla promozione degli investimenti ICT e nell’agenda digitale, oltre che nel contenimento dei costi energetici e in tutte le questioni climatiche per aumentare la competitività e realizzare un “Industriale Rinascimento”, ha detto Renzi.

La svolta nel mondo del lavoro non può più attendere

Ancora una volta, come sempre, si stano facendo troppe chiacchiere e pochi fatti. Evidentemente i politicanti da quattro soldi sono ancora convinti che, in Italia, ci sia il tempo di aspettare i loro comodi contorti. La verità è una sola: la cecità sugli occhi della gente non potrà durare in eterno, quando tutti si toglieranno le bende cosa accadrà?

Il lavoro non si trova? Diventiamo tutti home workers

Il futuro del lavoro? È da ricercare negli home workers

L’Italia è sempre molto lenta per quanto concerne il lavoro a casa. Essere un home workers, però, comporta una scelta precisa; stiamo parlando, neanche a dirlo, della possibilità di permettere la spesso difficoltosa coabitazione tra famiglia e lavoro. Simbolica, in questo senso, è la storia di Federica Goria, la 35enne ideatrice di una azienda che compie vendite promozionali brevi tramite il web. Il nome della stessa è Cra Cra Kids. La donna è una consulente informatica “a tempo indeterminato” e nel, corso del 2009, la stessa ha rinunciato al posto fisso per essere vicina alla piccola figlia. Poi, attraverso l’aiuto, morale ed economico, di numerosi amici e parenti, ha preso la decisione di mettere in piedi la sua piccola ditta. Così facendo, ha potuto realizzare il suo sogno: diventare imprenditrice e poter essere mamma a tempo pieno.

Nei principali capoluoghi di provincia, gli home workers, solitamente, prolificano con maggiore frequenza

«Sicuramente la cosa che più manca sono le chiacchiere davanti la macchina del caffè». La ditta, in pratica, si trova a casa tua e, in virtù di questo «non è facile far comprendere agli altri che stai lavorando». E per quanto riguarda tutti i clienti virtuali? «Ho conosciuto moltissime mamme digital. Assorbo molto anche io – ride – sia come venditrice che nel mio ruolo di madre».

Scontato dire che i prezzi sono tra i più competitivi del settore proprio perchè i costi di gestione dell’ufficio sono praticamente azzerati

Nelle zone più abitate, gli home workers, nella maggior parte dei casi, prolificano con maggiore frequenza. Un numero spropositato di post-it avvolge i nostri stipi e i nostri armadietti, il divano prende il ruolo importante di postazione per avviare la propria conferenza di lavoro tramite Skype. «Stiro i miei vestiti in ufficio, mangio sempre in ufficio, non stacco praticamente più», confessa Francesco Di Candio, 28 anni, di Pisa che, al pari di Lorenza Soddu, ha dato il via al lavoro di crescita dei design di interni “Factory Design Concept” nel salotto di casa loro. I due creano praticamente qualsiasi cosa: dai gioielli ai ristoranti, passando per le magliette e anche i vari set di matrimoni. Neanche a dirlo i prezzi sono tra i più competitivi del settore proprio perchè i costi di gestione dell’ufficio sono praticamente azzerati. Ormai appare evidente che la soluzione ideale per vivere con dignità è cercare possibilità di lavoro alternativo.

Qualcuno cambi la legge sul lavoro

Ci troveremo davanti a contratti brevissimi senza la minima rete

In Italia, la legge sul lavoro, è una norma va assolutamente modificata; anche con una certa fretta. Si corre il rischio, infatti, di trovarci davanti a un’esplosione di contratti a tempo determinato di durata fin troppo breve, quasi insignificante (una settimana o al massimo un mese ma non di più) davanti a un numero di impiegati che perdono il lavoro senza la minima assicurazione sociale. Per quanto concerne, invece, i contratti di una settimana, anche per quanto riguarda il sistema di sussidi di disoccupazione più generosi e invitanti del mondo, non ci sarà, appunto, nessuna forma di diritto o, ancora, di copertura assicurativa.
Per farla breve, in pratica, stiamo andando incontro al medesimo errore compiuto dalla Spagna, dove, in pratica, un terzo della forza lavoro del paese è rimasta imprigionata nei cosiddetti “contractos temporales” dove, in pratica, chi ha intenzione di trovare lavoro deve affrontare la competizione con milioni di lavoratori che transitano da contratto a contratto. O anche molto peggio, dato ché, per quanto concerne la Spagna, i vari “contractos temporales” hanno una durata minima di appena sei mesi. Magari, in Italia, fossero tutti così. Da noi, infatti, i contratti di lavoro possono essere stipulati anche per un solo giorno. La distanza fra i vari contratti a tempo determinato e tutti gli altri contratti a tempo indeterminato, così facendo, non fa altro che diventare ancora più robusta. Questo può significare soltanto che occorre passare dagli uni agli e, questo procedimento, sarà ancora più complesso e improponibile.

Con il lavoro interinale e il rapporto di apprendistato gli impiegati non possono fare altro che rimanere spiazzati

Per concludere, poi, questo decreto, di fatto, non fa altro che spiazzare il lavoro interinale che garantisce al dipendente una certa serenità e continuità con l’azienda che lo assume. Oltre che, ovviamente, con il datore di lavoro stesso. Viene spiazzato, in questo modo, anche lo stesso contratto di apprendistato che in tanto sostengono di voler valorizzare e rendere migliore. Dunque, alla fine, siamo veramente sicuri che sia proprio questo l’intento del nostro beneamato governo?
Se è questo l’obiettivo che si vuole raggiungere, allora, è bene che venga detto nella maniera più esplicita possibile. E se non è così, occorre fare un favore agli italiani, occorre cambiare questa norma prima che passi e finisca di mettere nei guai i lavoratori italiani. I problemi sono già troppi.

La riforma del lavoro passerà dal dare maggiori opportunità ai giovani

Facilitazione non può significare esclusivamente precarietà

Facilitare le norme sul lavoro “non vuol dire creare una precarietà maggiore, ma concedere ai giovani di poter lavorare. L’interesse principale deve essere verso di loro prima che agli addetti ai lavori. Siano essi sindacalisti o tutti i consorzi degli imprenditori”. Difatti, ha continuato, “il contratto di apprendistato, che noi modificheremo, avveniva prima del tanto decantato decreto legge. Un vero e proprio incubo burocratico. Modificare il ben noto contratto a termine non vuol dire altra precarietà ma significa permettere ai ragazzi di lavorare“. La controversia sul posto fisso, che il decreto trasformerebbe in un’utopia ancora più grande, non spaventa affatto: “Il posto fisso per tutti i giovani – ha affermato – non c’è più da troppo tempo, in pochi si sono accorti che la disoccupazione giovanile, mentre a Roma dibattevano, è aumentata fino al 42%, è più che duplicata. E allora il quesito non è stato quello di discutere delle norme, ma assicurare la possibilità di assumere per tutti coloro che vogliono offrire questa opportunità”.

I sindacati continuano a chiedere importanti modifiche per l’iter parlamentare

Le parole pronunciate da Renzi arrivano sul finire di una giornata in cui è proseguito il battibecco tra Poletti e la leader della Cgil, Susanna Camusso in merito al Dl appena approvato dal Governo. I toni, però, sembrano decisamente attenuati. Così, in molte interviste, il responsabile del Welfare ammette la ”buona fede” della sindacalista ma ribadisce la bontà del provvedimento e dell’efficienza del decreto, poi, sicuramente, non possiamo essere infallibili e il dibattito in Parlamento dovrà seguire il suo percorso”. E proprio sul percorso parlamentare punta la sindacalista per vedere tutte le modifiche desiderate. Per Camusso, nello specifico, l’installo delle politiche del lavoro deve premere verso la riduzione di tutte le diseguaglianze generate dal precariato mettendo a fuoco anche il dettaglio sulla scuola e per quanto concerne la formazione; elevando, con grande semplicità, l’obbligo scolastico. “Occorre necessariamente portare a termine misure efficienti – afferma – forse occorre conoscere che se si istituisce ogni pochi mesi sulla medesima materia e questo non favorisce minimamente l’efficacia del progetto. Perché visibilmente si indicano incoerenze e moltiplicazioni delle norme stesse”.
Non ci rimane che attendere e comprendere, una volta per tutte, se i sindacati e il governo potranno, una volta e per sempre, trovare il giusto accordo. In ballo c’è il futuro di tutti i lavoratori italiani e, queste scaramucce, possono anche tenersele per se.

Riforma del lavoro, Renzi e Hollande stringono il loro accordo

E’ stato trovato un terreno comune su molte questioni e sull’economia

Il presidente francese François Hollande e il nostro primo ministro nuovo di zecca, Matteo Renzi, , nel corso di questo sabato, hanno presentato un inedito fronte unito. Il tutto è avvenuto nel corso della prima visita di Stato del presidente Renzi nella capitale. E’ stato trovato un terreno comune su molte questioni e sull’economia , in particolare , chiede un’Europa forte per affrontare l’impennata della disoccupazione giovanile.

Alla sua prima visita ufficiale come primo ministro italiano, Matteo Renzi ha supplicato di vedere un’Europa forte capace di stimolare la crescita

Meno burocrazia per le aziende e più regimi di lavoro per i lavoratori . Questi sono solo alcuni dei punti su cui Parigi e Roma hanno aperto gli occhi per migliorare la situazione. Alla sua prima visita ufficiale come primo ministro italiano, Matteo Renzi ha supplicato di vedere un’Europa forte capace di stimolare la crescita e ridurre la disoccupazione elevata che si registra da troppo tempo, ormai, nel Belpaese.

All’inizio di questa settimana, il premier Renzi ha annunciato riforme radicali che comprendono 10 miliardi di euro di imposta per tutti i lavoratori con un reddito minimo

Renzi ha trovato in François Hollande un orecchio pronto che si prepara a introdurre un patto di responsabilità in grado di offrire agevolazioni fiscali a tutte le imprese. Misure simili che, alla fine, sono state adottate anche in Italia. All’inizio di questa settimana, il premier Renzi ha annunciato riforme radicali che comprendono 10 miliardi di euro di imposta per tutti i lavoratori con un reddito minimo e piccolo, oltre che una riduzione della tassa professionale entro la fine del mese di maggio. Egli, tuttavia, ha molto insistito sul fatto che il suo paese non sarà superiore al limite di disavanzo del 3% imposto da Bruxelles. I livelli di debito in Italia sono attualmente in bilico al 133% del prodotto interno lordo, ed è, tuttora, nella lista di controllo dell’UE . François Hollande ha evidenziato la lotta comune ai due leader di sinistra nella protezione del welfare state. Entrambi i paesi hanno permesso l’approvazione di riforme strutturali per aumentare la competitività e alleviare la politica fiscale . Non ci rimane che attendere di vedere le tanto desiderate riforme del mondo del lavoro e, in breve, potremo finalmente tirare le somme. Renzi potrà accordarsi con Hollande e con altri mille capi di Stato ma, alla fine, l’accordo lo deve trovare con gli italiani.

La Camusso va giù duro su Renzi e sulla sua riforma del lavoro

“Affermare: Rimettiamo il lavoro al centro di tutto, non serve davvero a nessuno. Attraverso l’arrivo del decreto Poletti andremo verso la direzione del tutto opposta, e ci sarà molta più precarietà”. Questo è quanto dichiarato in un tweet, da Susanna Camusso. Il segretario generale della Cgil ha criticato moltissimo il pacchetto lavoro del nuovo governo Renzi e tutto il discorso relativo ai contratti a termine e di apprendistato.

Camusso: “La jobact non fa altro che danneggiare il percorso formativo e l’apprendistato”

“L’apprendistato rappresenta la crescita più importante del percorso formativo. Il jobact non fa altro che danneggiarlo. Ai giovani occorre una regolamentazione e maggiori certezze, questo non conduce a nulla più di un ulteriore deregolazione”, continua a twittare la Cgil che rimprovera anche il ben noto contratto unico a tutele crescenti: “La proposta in auge è un contratto a tutele scemanti. Non possono essere supportati 3 anni di prova in un mondo così terribilmente veloce”, ha affermato la rappresentante del sindacato che rimarca come “non si migliora l’economia e l’occupazione, rimuovendo i diritti e le certezze dei lavoratori”.

Le misure sulla legge delega sul lavoro, non bastano davvero mai

Stando a quando afferma la Camusso, interceduta anche al XV congresso per il sindacato a Palermo, “Tutto quello che abbiamo visto fino a questo momento per quanto concerne il decreto realizzato dal governo Renzi e che le misure sulla legge delega sul lavoro, non bastano davvero mai. Stiamo andando nella direzione opposta a tutto ciò che è stato annunciato”.
“Occorre fare molta più attenzione a tutto ciò che si sta facendo all’interno del mercato del lavoro”. “Tutti coloro che pensano che il tema della crescita all’interno del nostro Paese siano le regole del mercato del lavoro, non fa altro che inseguire una politica che abbiamo visto davvero troppe volte e che non ha condotto a nulla. Non facciamo altro che continuare a insistere nella direzione sbagliata”.

La Camusso attacca con forza Poletti:

“Mi piacerebbe dire al ministro del Welfare che le metamorfosi, spesso, possono essere ancora più rapide. Faccio molta fatica a identificare tutte le dichiarazioni compiute oggi con quelle dei tempi in cui lavoravo alla Legacoop. Da un lato non si fa altro che affermare che il lavoro deve essere sempre al centro di tutto e, dall’altro, si continua a negare la dignità del lavoro stesso. In tutto questo non faccio altro che leggere un segnale di rinuncia”.

Ecco come cambieranno i contratti di lavoro in Italia

Il Contratto di lavoro a termine per via causale

Passeremo dai 12 ai 36 mesi per tutta la durata del primo e duraturo rapporto professionale. In tal senso, il limite massimo è del 20% per quanto concerne l’utilizzo dell’istituto. Sarà possibile prorogare il contratto di lavoro anche oltre il ben noto limite dei tre anni.

Le caratteristiche del Contratto di apprendistato

Sarà patto di prova solo la forma scritta del suddetto contratto, compresa l’eliminazione di tutte le attuali previsioni secondo il quale l’assunzione dei nuovi apprendisti è obbligatoriamente influenzata alla conferma in servizio di apprendisti già presenti. La paga dell’apprendista, per la parte concernente le ore di avvio, pari al 35% della ricompensa del livello contrattuale di assunzione. Cancellare l’obbligo da parte del datore di lavoro di aggiungere la formazione di tipo professionale.

Ci sarà la riforma degli ammortizzatori sociali, via Cig

Mantenendo la Cig ordinaria e straordinaria andremo verso la rimozione della cig in deroga. Check-up dei criteri di permesso e impiego degli ammortizzatori; facilitazione delle procedure burocratiche; ispezione dei limiti di durata; migliore compartecipazione alle spese da parte delle aziende utilizzatrici; diminuzione degli oneri contributivi regolari e la loro modifica; rimodulazione dell’ASpI; crescita della durata dell’ASpI e allargamento ai lavoratori; attuazione di attività favorevoli alla crescita della comunità locale di nascita.

Ecco, adesso, tutte le procedure e gli adempimenti semplificati

Facilitare la giurisprudenza; riunire gli interventi delle pubbliche amministrazioni; incoraggiare le comunicazioni che avvengono per via telematica e cancellazione di tutti i documenti cartacei; rileggere completamente il regime delle sanzioni.

Il riordino dei contratti è un elemento cardine

Occorrerà giungere a un testo completo delle tipologie contrattuali; inserire, semmai, anche casualmente, un compenso orario insignificante, utilizzabile attraverso tutti i rapporti di lavoro subordinati, previo consiglio delle parti sociali; avanzare alla soppressione di tutte le disposizioni che educano le consuete forme contrattuali.

La maternità va rifondata

Andrà introdotta a carattere universale l’importantissima indennità di maternità. Questo al fine di garantire alle madri parasubordinate il diritto all’assistenza nel caso in cui non venisse concesso il versamento di tutti i contributi da parte del datore di lavoro; sopprimere la riduzione per il coniuge a carico e iniziare il tax credit per tutte le donne che lavorano; incoraggiare gli accordi collettivi per incoraggiare la flessibilità dell’orario di lavoro; aiutare il completamento dell’offerta di servizi per quanto concerne la prima infanzia.

Per concludere, dunque, c’è molta carne al fuoco.

Job Act di Renzi, ecco cosa ne pensa la politica

Ecco cosa hanno detto i protagonisti della politica in merito alla Job Act di Renzi.

Susanna Camusso (Cgil)

«Penso che sia molto favorevole la decisione di agire immediatamente sulla diminuzione del tasso per il lavoro subalterno. Il premier sembra aversi ascoltato. Legittimo adoperarsi anche per coloro che, disponendo di un reddito pari a 8 mila euro, solitamente, non puntano su questi accorgimenti per aver fatto rapporto non sul lavoro dipendente ma non solo, anche sugli assimilati e a tutto il lavoro precario»

Luigi Angeletti (Uil)

«Eccellente. Ci sono voluti 4 anni di scioperi e manifestazioni per riuscire a ottenere che i lavoratori ottengano una robusta diminuzione delle tasse. Senz’altro un ribaltamento. Ora guarderemo i dettagli e, naturalmente, ci auguriamo che ci sono anche i pensionati».

Guido Guidesi (Lega Nord)

«Oggi Matteo Renzi si è di fatto dimenticato di essere anche il presidente del Consiglio. Ha solo chiacchierato di presunti disegni di legge, senza denotare minimamente tutte le coperture economiche e manipolando la realtà e ridicolizzando i cittadini italiani. L’unica innovazione chiarita, al momento, è che ingrosserà le tasse sulle rendite finanziare. Sfortunatamente non è cambiato assolutamente niente, se non la sua capacità di dirigere una volgare televendita».

Raffaele Bonanni (Cisl)

«Ci definiamo soddisfatti, è molto tempo che la Cisl persevera sulla diminuzione delle tasse. Particolarmente evidente, per noi, è senza ombra di dubbio, il sollevamento dal 20% al 26% dell’aliquota su tutte le rendite finanziarie».

Pierferdinando Casini (Udc)

«È la giusta svolta, vera e reale, perché rappresenta il primo e più importante provvedimento di diminuzione della pressione fiscale. Era inservibile impedirlo in mille rivi, è stato giusto raccoglierlo sulle famiglie e sui consumi».

Laura Cantini (Pd)

«Giustizia e redistribuzione, sono i cardini del cambiamento iniziato dal governo Renzi. È una manovra, infine, di sinistra. È lo choc che il Paese attendeva con un taglio importante e concreto delle tasse per i redditi medio-bassi, seguito da un sostegno alle ditte attraverso la riduzione dell’Irap ed il pagamento dei debiti della P.A.».

Giorgia Meloni (per Fratelli d’Italia e anche Alleanza Nazionale)

«Matteo Renzi sembra trovarsi esattamente a metà tra il presidente del Consiglio e il più comune venditore di pentole. Misureremo dalla reale particolarità delle pentole se acquistarle o meno. Desideriamo di non comprendere, quando non saremo accontentati, che sono spariti i soldi per essere ripagati»
In conclusione, chi a favore, chi contro, queste sono le “recensioni” di alcuni protagonisti della politica. Ovviamente, la valutazione più importante è la vostra, non la loro.

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