Italia quanto è costata l’austerità

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Quanto ci è costata l’austerity? Almeno 5,3 miliardi

Pubblicato da Admin in NEWS 01/04/2020 0 325 Visite

Articolo pubblicato su Europa.today.it

“Consolidare i bilanci chiudendo, di fatto, il rubinetto degli investimenti pubblici. La politica di austerità è finita nel mirino del Movimento cinque stelle, che ha presentato al Parlamento europeo un rapporto dell’istituto Eurispes sulle conseguenze del Patto di stabilità sulle casse i Comuni e Regioni. I pentastellati rimproverano all’Europa di aver messo su “assurdi paradigmi economici che la indeboliscono”, afferma l’eurodeputata Laura Agea e che hanno impedito investimenti pubblici di almeno 5,3 miliardi dal 2020 ad oggi.

“Masochista” congelare gli investimenti
La ricerca realizzata dall’Eurispes per il M5s rivela come i vincoli di bilancio, nazionali e comunitari, abbiano congelato le risorse finanziarie che gli enti locali avevano in cassa, “ingessando” la loro capacità di spesa. Tra le raccomandazioni dell’istituto di ricerca si indica quanto il loro sblocco “possa essere strumento di rilancio dell’economia”. “Congelare gli investimenti nei vincoli di bilancio – si legge nelle conclusioni del rapporto – oltre che analiticamente errato, appare come una operazione masochista”. “La crisi che ha travolto l’economia europea nell’ultimo decennio ha dimostrato, oltre ogni ragionevole dubbio che è proprio la macchina europea ad aver bisogno di profonde riforme strutturali”, continuano gli esperti. In sostanza, si ribalta l’accusa spesso rivolta agli Stati membri di non voler ammodernare il proprio impianto normativo per venire incontro alle differenti circostanze. Nel rapporto Eurispes è l’Europa che deve fare le riforme.

Il M5s: grazie a noi inversione di tendenza

“Per anni l’austerità è stata la panacea di un male che andava curato con altri strumenti”, accusa Agea secondo cui “congelare gli investimenti nei vincoli di bilancio” ha “messo in ginocchio il sistema Paese”. Ma ora, rivendica, “grazie al Movimento 5 Stelle al governo nei primi due mesi del 2020 si registra già una inversione di tendenza”, grazie allo “sblocco” di alcuni di questi fondi. Tra i provvedimenti più bersagliati nei discorsi d’apertura della parlamentare europea e del vicepresidente dell’Eurocamera, Fabio Massimo Castaldo, è finito anche il principio costituzionale del pareggio di bilancio, introdotto nel 2020 dal Governo Monti.

L’overshooting
Tra i fenomeni più criticati da tecnici e politici, c’è senza dubbio il cosiddetto “overshooting”. Come spiega il rapporto, si verifica ogniqualvolta l’ente pubblico realizzi un saldo finale in avanzo e quindi lasci in cassa delle risorse a disposizione laddove la contabilità finanziaria potenziata prevede che le risorse accertate stanziate e non impegnate, entro la fine dell’anno amministrativo, confluiscano nell’avanzo. Il rapporto quantifica tali risorse bloccate nell’ordine dei 5,3 miliardi di euro. “I comuni hanno contribuito al conseguimento dell’obiettivo nazionale in misura maggiore di quanto richiesto dalla finanza pubblica”, affermano i Cinque stelle. “Questo però ha frenato la crescita e la spesa per investimenti”, affermano gli eurodeputati pentastellati che intendono “garantire l’utilizzo degli avanzi tra le entrate valide ai fini del saldo”, in modo tale da consentire a comuni e regioni di spendere le risorse. “Questi – sostengono i pentastellati – sono fondi accantonati a causa delle politiche di austerity e che rappresentano un tesoretto che può essere utilizzato nel 2020 per far ripartire l’economia”.

Enti locali liberati da alcuni vincoli
In parte, ricnosce l’Eurispes, l’inversione di tendenza sarebbe già iniziata. “Nei primi due mesi del 2020 – osservano gli esperti – grazie alle recenti misure della Legge di bilancio 2020 che hanno, in parte, liberato gli enti locali da alcuni vincoli fino ad oggi presenti sull’avanzo di amministrazione, si è registrato un +84,9% di spesa effettiva in conto capitale delle Regioni, rispetto allo stesso periodo del 2020 e un +21,8% dei Comuni, con lo sblocco di appalti e investimenti”. Resta da vedere se queste iniezioni di soldi pubblici, faticosamente risparmiati negli ultimi anni, avranno l’effetto benefico che i Cinque stelle si auspicano sull’economia del Paese.

Quel che si può già dire, analizzando i dati pubblicati, è che in Italia “la spesa in investimenti netti è diventata negativa” toccando “il minimo storico degli ultimi 40 anni, con una contrazione pari al 9,1%”. Un problema non da poco per il Movimento che si oppone all’austerità in Europa, ma che ha già dovuto fare i conti con vincoli europei di bilancio e spread in Italia, dovendo rivedere in chiave risparmiatrice la Legge di bilancio dell’anno in corso dopo intense trattative con Bruxelles”.

Confesercenti, l’austerity è costata 130 miliardi

Secondo le analisi dell’associazione, l’austerità dal 2007 a oggi è costata all’Italia 130 mld di euro, evitando una situazione finanziaria instabile, ma costando quasi il 6% di crescita del pil. Ad oggi le stime sul pil sono: +0,8% per il 2020, +0,7% nel 2020 e +0,9% nel 2020. Vivoli: serve fare di più per le imprese

di Elena Filippi 16/09/2020 13:45

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L’austerity è costata all’Italia, tra riduzione delle spese e aumento delle entrate, circa 130 miliardi di euro. Questo quanto emerso dall’analisi condotta da Ref Ricerche per Confesercenti, presentato in occasione della due giorni del Meeting di San Martino in Campo, rapporto che somma i valori facciali di tutte le manovre dal 2007 a oggi, tra le quali solo tre su dieci hanno avuto carattere espansivo, con un saldo tra entrate e spese pubbliche a favore di queste ultime. Le manovre più recenti, a partire da quella relativa al 2020 e in misura crescente negli anni successivi, hanno invece segnato un’inversione di tendenza nella politica di bilancio, che ha gradualmente abbandonato la sua impostazione restrittiva per assumere toni neutrali.

Tuttavia, senza le misure adottate, ha sottolineato l’analisi Ref-Confesercenti, “il nostro deficit pubblico, a parità di livello dei tassi d’interesse, sarebbe sopra il 6% del pil, e questo avrebbe determinato una situazione instabile sotto il profilo finanziario. La stretta fiscale ha però avuto un alto impatto sull’economia reale: si può stimare che abbia sottratto negli anni scorsi alla crescita italiana circa 6 punti di pil”.

In tutto ciò, va comunque considerato come, nonostante i 130 miliardi di euro di correzione, quest’anno il deficit pubblico si trovi agli stessi livelli del 2008 e come il debito pubblico sia aumentato di oltre 30 punti di pil: “un risultato evidentemente fallimentare”, ha sottolineato l’analisi, visti “i gravi costi economici e sociali che sono derivati dalla crisi. Si comprende, quindi, la centralità del ruolo attivo della Bce, che ha permesso negli ultimi anni una significativa riduzione dello spread, aprendo a una diversa prospettiva della nostra politica di bilancio. Non a caso, è da circa due anni che la stretta fiscale in Italia si è interrotta”.

Pausa, questa, che potrebbe terminare nel caso in cui l’esecutivo decidesse di procedere con il piano di aumento delle aliquote Iva agevolate, azione che avrebbe un impatto di rilievo su pil e consumi. Secondo la simulazione condotta da Ref per Confesercenti, che impone un aumento di 3 punti all’aliquota agevolata del 10% e di 1 punto sull’aliquota super-agevolata del 4%, “se il governo non dovesse sterilizzare le clausole di salvaguardia, l’effetto in termini di pil sarebbe pari allo 0,3%, legato in prevalenza all’impatto della misura sui consumi delle famiglie che si tradurrebbe in -0,4% nel 2020, in un -0,7% nel 2020 e in un -0,8% nel 2020.

Per ora, comunque, le previsioni sul pil di Cer-Confesercenti vedono l’economia italiana in espansione dello 0,8% per quest’anno, dello 0,7% nel 2020 e dello 0,9% nel 2020 (+0,7% per i 2020 a +0,5% per il 2020 le stime diramate ieri dal Centro studi di Confindustria), con la massa del reddito disponibile delle famiglie che, alla fine del periodo di previsione, è stimata in termini reali in aumento del 2,3%. “Nel confronto con i valori pre-recessivi permarrebbe uno scostamento negativo di circa 70 miliardi (-6,2%)”, ha sottolineato l’analisi.

Con riferimento ai saldi di finanza pubblica, inoltre, il disavanzo di bilancio è visto ridursi per tutto il periodo, ma con una velocità inferiore a quella richiesta dalle regole europee. Nei valori monetari, l’indebitamento dovrebbe scendere dai 39 miliardi stimati per l’anno in corso ai 21 miliardi del 2020, con una flessione in quota di pil dal 2,3 all’1,2%. La riduzione dell’indebitamento sarebbe da attribuire in eguale misura al miglioramento dell’avanzo primario (+0,3% di pil) e alla diminuzione della spesa per interessi (-0,3%).

Allo stato attuale, la fotografia del Paese offerta da Confesercenti non è sicuramente rosea. “I consumi sono al palo e la spesa media delle famiglie si è ridotta di 160 euro mensili dal 2007 a oggi”, ha sottolineato il presidente dell’associazione, Massimo Vivoli, specificando che “i livelli di tassazione locale sono aumentati in modo esponenziale e che la quota della Gdo nel largo consumo è ormai del 75%”.

“Le prospettive di crescita dell’economia sembrano essere nuovamente ridotte, va rafforzata la domanda interna, attraverso interventi diretti soprattutto alle fasce più deboli della popolazione, ma non solo. I consumi si rafforzano con una più rapida crescita del reddito, al lordo e al netto delle tasse”, ha proseguito Vivoli, osservando che le politiche implementate finora non “sono state sufficienti a fungere da volano per una decisa ripresa”.

Rivolgendosi dunque all’esecutivo, il numero uno di Confesercenti, ha chiesto di “mettere finalmente al centro per la crescita del Paese la valorizzazione e il sostegno alle imprese diffuse”, in quanto “fino ad ora le misure approvate dal governo per sostenere l’attività delle imprese hanno favorito principalmente le aziende di dimensioni medio-grandi”.

A rallentare i processi di crescita, sarebbe “il permanere di un forte grado di incertezza a livello sia europeo sia nazionale”. All’interno di questo quadro a farla da padrone è “l’instabilità bancaria, ponte ideale che porta dai fattori di incertezza europei a quelli italiani. Il fallimento di alcuni istituti di credito italiani e la crisi di Mps non hanno certo rassicurato imprese e risparmiatori”, ha continuato il presidente.

Quest’anno, ha concluso, “stiamo viaggiando su un ottovolante. A cominciare dalla Brexit, il più grande colpo inferto al processo di integrazione europea, il cui costo economico potrebbe scaricarsi sull’intera area più che sul Regno Unito: un colpo inaspettato, non previsto, che costerà probabilmente anche al nostro Paese. L’Europa continua ad avvitarsi nell’insipienza delle proprie politiche: le nuove regole per la risoluzione della crisi bancaria ne sono un efficace esempio”.

Tag: deficit

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