La bad bank spagnola

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La bad bank alla spagnola rischia di produrre utili

A distanza di 2 anni dal salvataggio, con 1100 agenzie e quasi 5mila dipendenti in meno, Bankia и tornata tra le grandi della Borsa

La bad bank alla spagnola rischia di produrre utili

A distanza di 2 anni dal salvataggio, con 1100 agenzie e quasi 5mila dipendenti in meno, Bankia и tornata tra le grandi della Borsa

Dal nostro corrispondente ANDREA NICASTRO

MADRID – Per come erano agonizzanti le banche spagnole nel 2020, il salvataggio europeo da 41 miliardi non sarebbe bastato a tenerle in vita. Ci voleva qualcosa in piщ di un’iniezione di denaro, bisognava guadagnare tempo, permettere alla banche di sopravvivere in attesa di tempi migliori e contemporaneamente tamponare l’emorragia che le aveva portate al collasso. Per l’intero mercato spagnolo, per la difesa dei risparmi e degli investimenti, era indispensabile, secondo il governo di Madrid, frenare la continua svalutazione dei beni messi a bilancio dagli Istituti finanziari. In quei mesi di spread alle stelle e di dubbi sulla tenuta dell’euro, non si faceva in tempo a svalutare un’immobile posto a garanzia di un’ipoteca che giа quella casa, ufficio, palazzo, area edificabile senza acquirenti, senza mercato, perdeva ancora di prezzo. Erano le tossine che impedivano al sistema di guarire.

Per fermare l’avvitamento che trascinava con sй consumi e aspettative anche fuori dal mercato immobiliare , il governo conservatore di Mariano Rajoy ha inventato, su suggerimento di Bruxelles, la Sociedad de Gestiуn de Activos procedentes de la Reestructuraciуn Bancaria (Sareb). Per gli spagnoli il “banco malo”, per tutti gli altri la “bad bank” piщ grande mai sperimentata in Europa. A tempo di record il Sareb ha assorbito tutte le proprietа immobiliari di cui volevano disfarsi le 8 banche che avevano giа ricevuto aiuti pubblici, la principale delle quali era la famigerata Bankia. Tutti i beni che trascinavano al fallimento, compresi gli strumenti finanziari collegati. Nessuna indagine, nessuna valutazione della convenienza o meno dell’acquisizione. Solo due limiti. Il prezzo a bilancio delle banche da salvare e il prezzo di acquisizione per il Banco Malo. Ogni parcella, ogni contratto doveva essere registrato per un valore contabile superiore a 100mila euro per gli immobili e 250mila per gli strumenti finanziari. Il banco malo ha cosм comprato 200mila attivi tossici.

Liberando banche e casse di risparmio. Il prezzo di acquisto per il Sareb и stato invece stabilito forfettariamente a seconda del genere di proprietа. Gli appartamenti nuovi sono stati pagati il 48% del prezzo a bilancio, i terreni il 21% e i mutui il 55%. Totale dell’assegno: 50 miliardi e 653 milioni. Nello statuto del Sareb c’и la messa sul mercato dei beni entro 15 anni. Terminato il lavoro, anche il Banco Malo dovrebbe scomparire. L’idea и quella di riuscire a recuperare i denari investiti. Magari senza guadagnarci, ma almeno senza perderci e, soprattutto, ottenendo l’obbiettivo strategico di non affossare il mercato con una corsa al ribasso dei prezzi. Il primo anno di vita и stato positivo. Invece di aspettare di avere una struttura decentrata capace di vendere gli immobili, il Sareb ha affidato il compito di mediare alle stesse banche da cui venivano gli asset. Una scelta opposta a quella della Bad Bank irlandese (Nama) che perт ha impiegato 18 mesi a vendere il suo primo box. In Spagna il Banco Malo ha invece cominciato a smerciare subito i suoi pezzi migliori e nel 2020 ha incassato 2,5 miliardi per 7mila asset venduti.

Nessun riflesso negativo sul mercato immobiliare che sostanzialmente non si muove dal fondo toccato nel 2020. Ad acquistare soprattutto fondi stranieri visto che di capitali disponibili in Spagna non ce ne sono proprio. Gli organici del Sareb sono passati in un anno da 4 a 190. Lмidea и che la struttura rimanga leggera. Ma chi c’и dietro il Sareb? Chi ha frugato nel proprio portafogli per cavare, almeno in teoria, le castagne dal fuoco a tutti gli altri? Il 45% delle azioni, ma con “golden share” и del Fondo de Reestructuraciуn Ordenada Bancaria (Frob) di proprietа dello Stato. Il resto sono di 27 privati chiamati obtorto collo a partecipare alla scommessa nazionale. Sono le banche sane che non hanno mai avuto bisogno di aiuti e che hanno digerito la bolla immobiliare con le loro stesse forze e le compagnie assicurative. L’unico assente и stato il gigante internazionale Bbva. La banca di Francisco Gonzalez rifiutт nel 2020 di pagare l’obolo chiesto dal governo per fondare il deposito tossico e nel dicembre scorso ha pagato il prezzo di quella insubordinazione.

Unica tra le banche spagnole, Bbva ha dovuto versare per intero il contributo al Fondo di garanzia interbancaria dei depositi (Fgd in Spagna) mentre tutti gli altri hanno ottenuto sconti che, a seconda delle quote tenute nel Banco Malo, hanno raggiunto anche il 90%. Chi invece ha senza dubbio guadagnato dalla nascita del Banco Malo и stata Bankia, il colosso madrileno creato da un’unione di istituti di credito regionali controllati dal Partido Pupular e poi sprofondato nell’abisso del fallimento per un’esposizione folle alla speculazione immobiliare. A distanza di quasi 2 anni dal salvataggio, con 1100 agenzie e quasi 5mila dipendenti in meno, Bankia и tornata tra le grandi della Borsa di Madrid (Ibex 35) nel dicembre 2020. Il valore delle azioni и lontano dai massimo di 4 anni fa. Allora valeva 39 euro, poi ha sfiorato lo zero, cento azioni sono diventate una, e oggi un’azione passa di mano appena per 1,2 euro. Bankia perт ha avuto il tempo di vendere asset non strategici realizzando plus valenze di quasi mezzo miliardo. In fondo tutto merito del Banco Malo che gli ha permesso di restare in piedi e disfarsi dell’argenteria ancora di valore a prezzi ottimali. Le probabilitа che Bankia resti in piedi e possa persino tornare a produrre utili sono ormai concrete. Quando riuscirа a restituire i 22 miliardi ricevuto dall’Europa attraverso lo Stato, и tutta un’altra storia.

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Finanza & Mercati La via spagnola per gli Npl, serve la bad bank anche per l’Italia

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L’Analisi | In primo piano

La via spagnola per gli Npl, serve la bad bank anche per l’Italia

  • –di Isabella Bufacchi

La bad bank avvia un circolo virtuoso, fa bene a banche, credito, mercati e crescita. Cosм la spagnola Sareb. Dai Npls in pancia alle banche italiane parte un circolo vizioso.

La Spagna nel 2020 ha le ossa rotte e per uscire dalla Grande Crisi bancaria chiede aiuto all’Esm, il fondo salva-Stati. Il Memorandum of Understanding firmato a luglio di quell’anno, tra condizionalitа e lesa sovranitа, impone alle Spagna la creazione di una bad bank. Nasce cosм Sareb, ente privato posseduto al 55% da banche spagnole (14) ed estere (2) e compagnie di assicurazione (10) e al 45% dal fondo pubblico Frob. Alla Sareb vengono trasferiti 200mila crediti in sofferenza per un valore di 50,7 miliardi, ceduti da quattro banche nazionalizzate e quattro banche ricapitalizzate dallo Stato. Per acquistare i Npls, la Sareb emette bond garantiti dallo Stato. I salvataggi bancari per contro vengono finanziati dalla linea di credito messa a disposizione dall’Esm allo Stato fino a 100 miliardi e utilizzata per 41,333 (due tiraggi, da 39,4 e 1,8 miliardi), linea da rimborsarsi entro il 2027 (finora Madrid ha restituito all’Esm 6,6 miliardi). Anche Sareb dovrа gestire, recuperare e vendere gli asset entro il 2027 e rimborsare cosм i suoi bond.

Il “pacchetto” spagnolo non fa per l’Italia, che non ha le ossa rotte ed и uscita dalla Grande Crisi con le sue gambe. Il sistema bancario italiano и solido – Montepaschi и solvente, in bonis – e lo Stato italiano non ha bisogno di chiedere aiuto esterno per ricapitalizzare le banche e coprire il buco che si creerebbe con la cessione e deconsolidamento di grandi, medi o piccoli portafogli di sofferenze. Non da ultimo, il contesto regolamentare и cambiato dal 2020, anno di nascita di Sareb: il primo gennaio 2020 и entrata in vigore la direttiva Brrd sul bail-in per la risoluzione e risanamento delle banche (non piщ totalmente a carico dei contribuenti) e dal 2020 la Commissione e la DG comp hanno ristretto al minimo in una “Comunicazione” le modalitа eccezionali degli aiuti di stato in ambito bancario.

Dal modello spagnolo, perт, l’Italia puт far sua la bad bank, che и contemplata ed ammessa nel regime della Brrd purchи accompagnata da formule di burden sharing con perdite spalmate su azionisti e sottoscrittori di obbligazioni subordinate.

La bad bank и una soluzione di grande respiro, per non dire di sistema, perchи elimina l’ereditа negativa di un passato che puт compromettere il futuro. Per questo, la portata dell’impatto della bad bank va ben oltre la gestione al rallentatore di un maxi-portafoglio di sofferenze, non svendute. И un segnale forte ai mercati, un’iniezione di fiducia per far scattare un circolo virtuoso.

И andata cosм con Sareb. La Spagna ha rimosso il problema banche dalle preoccupazioni del mercato: non piщ sottocapitalizzate e oberate dalle sofferenze esplose con lo scoppio della bolla speculative immobiliare. La bad bank ha cancellato lo “stigma” dei Npls, che sul mercato pesa, indipendentemente dal fatto che questo sia giusto o sbagliato.

Le banche italiane sono state colpite e punite in Borsa dopo il dissesto delle quattro a fine 2020 e poi dopo l’entrata in vigore della Brrd. Il mercato sconta il fardello delle sofferenze sulla redditivitа e sulla soliditа patrimoniale delle banche, allinearsi con la vigilanza prudenziale che non a caso ha preso di mira i Npls. Il problema irrisolto delle sofferenze che restano nella pancia delle banche, mina la fiducia dei mercati nella capacitа delle banche stesse di erogare nuovo credito, e il costo della raccolta per gli istituti di credito sale. Si avvita cosм un circolo vizioso, e la crescita del Paese ne soffre.

La Spagna con Sareb e l’Irlanda con Nama sono uscite dalla crisi: i due Paesi hanno creato la bad bank e, non sarа solo per quello ma anche per quello, le loro economie stanno registrando i migliori tassi di crescita in Europa. Un sistema bancario sano e solido и il presupposto per uno sviluppo economico sano e solido. Quando il mercato si convince, a torto o a ragione, che il sistema bancario и malato per colpa delle sofferenze calano fiducia, investimenti, azioni in Borsa e prezzi dei bond.

Il Tesoro potrebbe dare il primo segnale nella direzione di una bad bank all’italiana, dentro la cornice della ricapitalizzazione precauzionale, proprio con il Montepaschi, che ha un enorme portafoglio di Npls che dovrа essere gestito negli anni (15 per esempio, tanti quanti Sareb): il deconsolidamento delle sofferenze darebbe alla banca una marcia in piщ. E forse la Bce sarebbe meno severa nel calcolare il deficit di capitale Cet1 sullo scenario avverso da stress test. La Brrd impone il burden sharing come pre-requisito per creare una bad bank posseduta al 45% dallo Stato che emette bond garantiti dallo Stato, come Sareb: il Monte, in fatto di burden sharing, ha giа dato.

Isabella Bufacchi. Nata a Roma il 17/11/1961 ma poco romana. Ha vissuto tre anni in Canada, Ottawa, dal 1973 al 1976. Nella senior high school Saint Peters a Ottawa è stata stata nominata Winter Carnival Queen: oltre .

Bad bank spagnola

Il governo spagnolo guidato dal premier Rajoy ha approvato la riforma finanziaria. Un maxi provvedimento all’interno del quale spunta l’ipotesi di realizzare una “bad bank”, all’interno della quale confluiranno tutti gli asset immobiliari e quelli problematici delle banche. Cerchiamo di comprendere come funzionerà questo nuovo strumento (nuovo per l’occasione, ma ben sperimentato in tutto il mondo, con esiti non sempre soddisfacenti), e perchè le borse hanno reagito in maniera incerta alla notizia.

La bad bank potrebbe diventare la leva per cercare di ottenere gli aiuti fino a 100 miliardi di euro che Bruxelles potrebbe concedere al settore. Un imponente pacchetto di sostegno che ha ovviamente portato l’attesa ventata di ottimismo alla piazza finanziaria di Madrid, che nelle ore successive all’annuncio ha portato a casa un rialzo di oltre 3 punti percentuali. Peccato che il vento buono si sia esaurito nel breve termine, e che a media distanza il pessimismo si sia tornato a impadronire dei listini iberici.

Lo spread spagnolo non è infatti riuscito a scendere sotto soglia 550 punti base, e i rendimenti dei titoli di stato del Paese (i bonos) si sono mantenuti in aumento al 6,85 per cento. A controbilanciare gli sforzi dell’esecutivo Rajoy sono infatti le dichiarazioni più o meno esplicite di Moody’s (che invece si fa lievemente più ottimista sull’Eurozona): l’agenzia di rating ha minacciato di tagliare il rating sovrano del Paese, mentre Standard & Poor’s potrebbe declassare a junk (spazzatura) il rating della Catalogna, una delle aree territoriali maggiormente in difficoltà all’interno dei confini nazionali, dove le regioni cercano di attingere alle già povere casse statali.

Più soddisfatto e fiducioso è il commissario Ue per gli affari economici e monetari Olli Rehn, che ha definito la riforma come un segnale importante, che indica la determinazione di Madrid a voler “rispettare in pieno gli impegni e le scadenze” precedentemente fissate nel memorandum d’intesa che è alla base degli aiuti internazionali, ricorda Il Sole 24 Ore.

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