La Fed prevede rallentamento degli asset

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La Fed prevede rallentamento degli asset

L’istituto che ha sede a Washington vede inoltre significativi rischi per l’economia, inclusi i rischi di bilancio.
Photo Credits | Getty Images

Per l’economia Usa solo rallentamento, ma con implicazioni sulle asset class

Il modello di Schroders basato sull’output gap non punta a una recessione americana ma a un rallentamento prolungato, a condizione che la Fed risponda con prontezza. Le implicazioni per le varie asset class

Per la prima volta negli ultimi due anni il modello utilizzato dagli economisti di Schroders basato sull’output gap, vale a dire il differenziale tra la crescita attuale del Pil e il suo potenziale, negli Stati Uniti sta segnalando un cambiamento nel ciclo, suggerendo che l’economia si sta muovendo da un periodo di espansione a uno di rallentamento in una sequenza di quattro fasi ai cui estremi si collocano i periodi di recessione e ripresa. L’ultimo periodo di rallentamento risale a oltre 10 anni fa, quando si stava preparando la crisi finanziaria globale, quindi quello attuale dovrebbe essere visto come un segnale d’allarme per i policymaker Usa perché all’orizzonte potrebbe esserci una recessione.

IL RALLENTAMENTO NON È PER FORZA L’ANTICAMERA DELLA RECESSIONE

Quindi è in arrivo un periodo di recessione? La risposta di Martin Arnold, Economist di Schroders, è che la fase di rallentamento dell’economia americana sarà prolungata, ma non porterà a una recessione, anche se la valutazione dei rischi connessi allo scenario base messo a punto dalla storica grande casa d’investimento londinese indica che la recessione è comunque una possibilità, soprattutto se i policymaker non rispondono alla minaccia. L’esperto utilizza il modello sull’output gap di Schroders, che stima la differenza tra l’output attuale dell’economia, vale a dire il Pil, e il suo potenziale, utilizzando disoccupazione e utilizzo della capacità come variabili. Sin dalla sua creazione nel 1978, il modello di Schroders ha suggerito un rallentamento dell’economia Usa solo sei volte, e di queste solo quattro sono state seguite da una di recessione, mentre le restanti due hanno preceduto un ritorno all’espansione. Questo è successo in particolare all’inizio degli anni ’90, quando il rallentamento ha rappresentato un falso segnale, e alla fine del 1998, quando si è trattato di un rallentamento arrivato a metà – e non alla fine – del ciclo.

RESTA IL RISCHIO, SOPRATTUTTO SE LA FED NON RISPONDE PRONTAMENTE

L’Economist di Schroders ritiene che la crescita negli Stati Uniti sia stata sostenuta dalle politiche accomodanti della Banca centrale e si aspetta che un rallentamento della crescita porterà la Fed a tagliare i tassi nel 2020 per supportare l’attività economica. Per questo prevede che la fase di rallentamento sarà prolungata e non porterà a una recessione, ma avverte che la valutazione dei rischi connessi allo scenario base di Schroders indica che la recessione è comunque una possibilità, soprattutto se i policymaker non risponderanno prontamente alla minaccia.

Azionario Usa, utili verso un rallentamento

Azionario Usa, utili verso un rallentamento

IMPLICAZIONI IMPORTANTI SULLE PERFORMANCE DELLE DIVERSE ASSET CLASS

Cosa potrebbe significare un rallentamento per le performance degli asset finanziari? Se si escludono le recessioni, le fasi di rallentamento del ciclo economico hanno storicamente comunque avuto implicazioni notevoli per le perfomance delle varie asset class. Anche se, l’avvertimento è d’obbligo, naturalmente, le performance passate non rappresentano una guida per quelle future, e potrebbero non ripetersi. Ad illustrazione della sua analisi l’Economist di Schroders propone un grafico, riprodotto qui sotto, che mostra le perfomance medie Usa per azionario, Titoli di Stato, bond High Yield, Investment Grade e Commodity nelle varie fasi del ciclo, da febbraio 1978. Come si vede l’asset class maggiormente penalizzata dai rallentamenti è quella delle azioni in compagnia dei bond high yield, mentre sempre in media le obbligazioni investment grade sostanzialmente tengono e i prezzi delle commodity salgono.

Come si comportano le asset class americane nelle diverse fasi del ciclo economico

** Il presente articolo è stato redatto da FinanciaLounge. Una parte dei contenuti e dei dati sono stati gentilmente concessi da Schroders –>

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Torna l’appetito per gli asset di rischio. Merito di Fed e Bce

Secondo Aviva, una recessione profonda è improbabile. Ciò aprirà una finestra di opportunità verso una performance positiva per gli asset di rischio

Stanno per tornare alla ribalta gli asset di rischio. Ne sono convinti gli esperti di Aviva Investors, che nell’outlook sul secondo trimestre 2020 ne danno il merito a Bce e Fed. Il reset della politica monetaria indicato dalle banche centrali, infatti, dovrebbe contribuire ad allungare il ciclo economico e a sostenere questo tipo di asset.

“Il rallentamento economico che ha dominato lo scenario degli investimenti lo scorso anno – spiegano – è continuato nel 2020; nonostante vi siano ancora segnali d’incertezza la fase peggiore è superata. La previsione di crescita globale nel 2020 è stata rivista al ribasso da quasi il 4% a meno del 3,5% e l’Europa rappresenta il principale fattore a cui si deve questa riduzione. Ciò è bastato alle banche centrali di tutto il mondo per indicare una pausa nei cicli di aumento dei tassi di interesse attuali e previsti. Il cambiamento di posizione è stato facilitato dalla mancanza di inflazione”.

Aviva Investors non si aspetta che la Banca centrale europea inizi a normalizzare la politica monetaria almeno fino al 2020, mentre la Federal Reserve terrà fermi i tassi per un periodo prolungato. “I mercati hanno fatto un passo ulteriore – si legge nel report -, anticipando oggi riduzioni dei tassi per i prossimi anni e, di fatto, prezzando un significativo rischio recessivo. Tali timori legati ad una recessione sembrano tuttavia superati. La crescita è rallentata, ma dovrebbe presto stabilizzarsi e riprendere leggermente nella seconda metà dell’anno. Nel frattempo, l’irrigidimento dei mercati del lavoro ha portato a un’inflazione salariale leggermente più elevata. Sebbene l’effetto sui prezzi al consumo sia stato finora limitato, si prevede che si concretizzerà in modo più evidente nel corso tempo”.

Michael Grady, head of investment strategy and chief economist di Aviva Investors

“L’approccio maggiormente accomodante adottato dalle banche centrali sta compensando l’impatto di una crescita più lenta. Poiché riteniamo improbabile una recessione profonda, si viene a creare una finestra di opportunità verso una performance positiva per gli asset di rischio. In questo momento preferiamo sovrappesare l’azionario, con una preferenza per gli Stati Uniti. Con una bilancia dei rischi che indica come molto più probabile la continuazione di una crescita modesta, piuttosto che una sua rapida ri-accelerazione, ci posizioniamo su una duration neutrale, sovrappesiamo gli Stati Uniti e sottopesiamo l’Europa”, ha commentato Michael Grady, head of investment strategy and chief economist di Aviva Investors.

Infine, le ultime view di Aviva Investors relative all’asset allocation: “Rimaniamo moderatamente positivi sull’azionario e ci aspettiamo guadagni in linea con una crescita degli utili più lenta ma resiliente, aiutata da dividendi e riacquisti. In linea generale, sovrappesiamo l’azionario Usa e, in misura minore, quello di Regno Unito, Giappone e mercati emergenti. Sottopesiamo invece Europa, Asia e Pacifico. L’allocation dei titoli di Stato è neutrale, underweight su Europa e Giappone, compensata dall’overweight di Stati Uniti e Australia. Gli spread del credito hanno registrato un’ottima performance dall’inizio dell’anno in Europa e negli Stati Uniti, recuperando la maggior parte dell’allargamento registrato nel quarto trimestre del 2020, sia per l’Investment Grade (Ig) che per l’High Yield (Hy). Tuttavia, i livelli degli spread rimangono al di sopra della media degli ultimi due anni. Sovrappesiamo l’Ig statunitense ed europeo, oltre all’Hy Usa, ma sottopesiamo molto l’Ig di Regno Unito, Europa e Asia. Siamo lievemente overweight sul debito dei mercati emergenti, con una preferenza per le valute forti”.

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