Opzioni binarie e broker, un binomio solido

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Opzioni binarie e broker, un binomio solido

La scelta della migliore piattaforma è fondamentale.

Per fare del trading online si ha bisogno di una piattaforma di trading, e per ottenere una piattaforma occorre affidarsi ad un broker.

I broker sono agenti intermediari che ci consentono di effettuare gli ordini sui mercati azionari e sulle valute internazionali. Ne esistono tanti, ed è per questo che è fondamentale sceglierne uno in base a particolari criteri.

I criteri sono affidabilità, sicurezza e facilità di utilizzo. E’ bene informarsi su internet, dove per stare sicuri di scegliere un servizio affidabile sarà bene dare uno sguardo ad ogni guida in grado di segnalare tutti gli aspetti da considerare per un’oculata selezione, così da tenerci al riparo da raggiri di qualunque genere ed elevate commissioni che di certo non danno una mano ai profitti che stiamo cercando.

Nel momento della scelta, se è nostra intenzione concentrarci nello specifico sulle opzioni binarie, dovremmo considerare anche altri aspetti, quali la possibilità di aprire un conto demo, la percentuale di profitto sugli ordini e i possibili rimborsi in caso di perdita. Anche in questo caso, maggiori dettagli verranno forniti tramite chiari esempi nei punti seguenti. Aprire un account non è complicato: basta una carta di credito (anche PostePay), un importo iniziale anche minimo (intorno ai 100 euro) e solitamente l’invio di un documento d’identità scannerizzato al broker.

Se non si possiedono sufficienti competenze all’inizio della nostra esperienza di trader, è sempre consigliabile scegliere un broker che offra la possibilità di usufruire di un conto demo gratis, ossia un’interfaccia che ci permetta di effettuare delle operazioni con importi virtuali. Potremo quindi acquisire familiarità con le varie tipologie di opzioni binarie senza dover subire delle perdite reali.

Opzioni binarie: sono un gioco d’azzardo?

Una visione che prende in considerazione solo uno degli aspetti di questa forma di investimento, puntando il dito in maniera riduzionistica sul momento conclusivo di un processo

Per molti, le opzioni binarie sono un gioco d’azzardo. Questa è una forte imputazione che si muove al trading online: essere troppo simile a una scommessa d’azzardo, e il sistema delle opzioni binarie (dove le possibilità sono ridotte a due soli finali) sembra confermare questa visione.

Una visione che prende in considerazione solo uno degli aspetti di questa forma di investimento, puntando il dito in maniera riduzionistica sul momento conclusivo di un processo che, soprattutto con l’esperienza e l’accortezza, è davvero lungo e si basa sullo studio e l’elaborazione di diverse strategie.

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In realtà, le opzioni binarie sono dei veri e propri strumenti finanziari, per giunta oggetto di controlli seri e rigorosi, con alla base potenzialità di guadagno, ma anche di perdita.

La differenza dunque la fa la singola persona, la sua esperienza e la strategia che decide di mettere in pratica. Nel campo del trading binario, questo vuol dire poter contare su un insieme definito di asset e segnali da cui trarre indicazioni per il commercio, diminuendo al minimo il fattore della casualità. Il successo di ogni strategia è causato da due variabili, ovvero la percentuale di scambi positivi e il valore di soldi vinti in rapporto all’importo investito: moltiplicando questi dati si riesce a scoprire se la strategia scelta aiuta a ottimizzare il proprio investimento.

Facciamo un esempio pratico:

Immaginiamo il lancio di una monetina. Si vince nel 50% dei casi di scommessa su “testa o croce” per un importo pari al doppio di quanto investito. Ebbene, in termini di strategia significa che alla fine ci ritroveremo con la stessa quota di denaro che avevamo in partenza, perché dopo 100 scommesse 50% (la percentuale di vittorie) moltiplicato 2 (l’importo vinto) fa 100%. La strategia giusta è quella che modifica la condizione di partenza, consentendoci di aumentare le probabilità di puntare su un investimento vincente e aumentare le nostre somme.

Buyback e Wall Street, un solido binomio

Prima o poi doveva accadere: dopo 43 sedute consecutive dove gli indici di Wall Street hanno registrato variazioni inferiori all’1%, lo scorso venerdì è arrivato un crollo del 2,45%. Il colpo è arrivato forte e inaspettato, dopo che per tutta l’estate i mercati statunitensi si erano mantenuti solidi e calmi nonostante i timori provocati dalla Brexit.

Per rimanere sempre aggiornati sulle ultime novità dei mercati seguite i webinar giornalieri disponibili su Option Web, insieme ai numerosi e professionali corsi e seminari online presenti nella ricca sezione formativa. Attivo dal 2020, grazie alla solidità e affidabilità guadagnate negli anni è oggi il broker di opzioni binarie più quotato d’Europa, garantendo ritorni fino al 90% e bonus fino a 4000 euro, partendo da un deposito minimo di soli 200 euro. OptionWeb opera inoltre su più di 190 asset, garantendo una vasta diversificazione di strumenti finanziari e offrendo ai propri clienti una piattaforma di trading online tra le più prestanti ed efficienti sul mercato, che vanta fino a 6 diverse modalità di trading. Visitate il sito per aprire un conto demo e iniziate anche voi a investire in completa sicurezza col brand leader europeo di opzioni binarie.

Ora la tensione è palpabile tra gli operatori e tutti guardano con apprensione al meeting della Federal Reserve in agenda per il 20 e 21 settembre: nonostante i recenti e non esaltanti dati pubblicati infatti la Fed potrebbe optare comunque per un nuovo rialzo dei tassi di interesse, una possibilità a cui i mercati sono preparati da mesi ma che sta diventando piuttosto una fonte di nervosismo e incertezza.

Incertezza che infatti ha pesato e continua a pesare molto sui mercati di tutto il globo, in particolare sulle classi di investimento più esposte come azioni o bond dei Paesi emergenti e commodities. In questo preoccupante scenario invece Wall Street è riuscita a mantenersi fuori dalla zona di pericolo, risultando finora relativamente immune da grandi flessioni: basti pensare che negli ultimi 3 anni l’indice americano S&P500 ha guadagnato il 26% contro l’11% dell’europeo Stoxx 600 e il 17% del giapponese Nikkei.

Parte del motivo di tanta solidità risiede nel sostegno dei cosidetti buyback alle azioni delle società americane. Con questa espressione si vuole indicare il riacquisto di azioni proprie da parte di una azienda, un’operazione che in genere ha l’effetto di far salire artificiosamente il prezzo di un’azione. Con un buyback quindi si riduce materialmente il numero delle azioni circolanti, e se il valore di mercato dell’azienda resta invariato, inevitabilmente il prezzo dei singoli titoli risalirà. Con meno azioni in circolazione inoltre ci sarà un aumento di un indicatore chiave per determinare i prezzi, ossia l’utile per azione.

In America il fenomeno ha assunto proporzioni enormi, come registrato dagli analisti di Goldman Sachs secondo i quali, tra il 2020 e il 2020, le società quotate statunitensi avrebbero investito circa 1700 miliardi di dollari in liquidità per riacquistare azioni proprie. Se queste società non avessero attuato queste operazioni i flussi di acquisto sul mercato azionario sarebbero stati in quel momento in negativo per oltre 1100 miliardi di dollari, con conseguenze evidenti su un possibile rialzo degli indici.

Se comunque da un lato i buyback sono stati uno dei fattori che hanno maggiormente favorito l’ottima estate di Wall Street, dall’altro il loro utilizzo pare destinato in futuro a un ridimensionamento. Questa constatazione deriva da un semplice dato oggettivo, ovvero che il volume dei buyback si è effettivamente ridotto. Gli analisti di Trim Tabs Investment Research hanno confermato che il controvalore medio registrato nell’ultima stagione delle trimestrali è stato il volume più basso dall’estate del 2020, e in generale a ora nel 2020 ci sono stati buyback azionari per 376,5 miliardi di dollari, in calo del 21% rispetto allo stesso dato dello scorso anno.

Si tratta comunque di numeri che si prestano a diverse letture e interpretazioni: da un lato potrebbero profilare all’orizzonte il tanto atteso rilancio degli investimenti, se le aziende riacquistassero meno azioni e si liberassero di risorse per impieghi migliori, dall’altro il calo dei buyback potrebbe essere invece causato dagli eccessivi prezzi delle azioni, che impedirebbero alle stesse aziende di ricomprarle. Infine in questi ultimi anni molti investitori hanno fatto ricorso al debito per finanziare i buyback, solitamente operando in un contesto di bassi tassi di interesse, ma facilmente nel prossimo futuro questa possibilità diventerà sempre più limitata, in quanto l’imminente stretta sui tassi della Federal Reserve farà inevitabilmente salire anche i tassi del mercato obbligazionario.

In ogni caso le cifre non mentono, e i dati di quest’anno evidenziano un inequivocabile calo dei buyback le cui conseguenze non sono ancora prevedibili
: di certo il mercato azionario americano e mondiale dovrà tuttavia fare a meno di questo pratico strumento di sostegno, specialmente in un momento di grande difficoltà e incertezza come quello attuale. Solo il tempo ci dirà quanto solida saprà essere la risposta di Wall Street, nel frattempo si attendono decisioni della Federal Reserve, prima protagonista sulla scena, e sull’imminente stretta monetaria.

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